La ragazza con la valigia

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(Nella foto: Rough Trade, bellissimo negozio di dischi a Williamsburg, New York.)

Sono tornata da New York* e sto ripartendo di nuovo. Scrivo dal treno, direzione Milano: fino al 29 sono a Book Pride, una fiera organizzate e promossa dall’editoria indipendente (ai Frigoriferi milanesi, ingresso libero). Domani mattina vado a prendere appunti al convegno If Book Then di Bookrepublic e poi volo allo stand di minimum fax alla fiera (siamo a C34) e non mi muovo da lì fino a domenica. Ci vediamo?

* la prima volta a New York merita un post a parte, da scrivere con calma ascoltando un bel disco. Però posso dire subito di aver visto la libreria più bella della mia vita. (Sospiro.)

Libri in viaggio

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(Nella foto: ormai mi sono affezionata al tavolo della mia cucina.)

Parto per qualche giorno e in valigia mi porto Una specie di solitudine di John Cheever (Feltrinelli, traduzione di Adelaide Cioni) e Nel mondo a venire di Ben Lerner (Sellerio, traduzione di Martina Testa). Quando torno vi dico come è andata.

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 (La quarta di copertina di Una specie di solitudine di Cheever)

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(Ben Lerner, iniziato in treno tempo fa, ma non era il momento giusto.)

Cartoline da un festival letterario

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(Nella foto: Nicola Lagioia bello bello in modo assurdo in mostra a Libri come. Ritratto di Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello.)

Andare a sentire gli scrittori è un po’ come andare ai concerti: quando torno a casa i dischi hanno tutto un altro sapore. Gli incontri più belli, poi, sono quelli che mi fanno venire voglia di correre a comprare non solo il libro in promozione in quel momento, ma tutto quello che ha scritto l’autore o l’autrice che ho scelto di andare ad ascoltare.

Di Libri come non dimenticherò l’intelligenza (e la bellezza) di Zadie Smith, la risata di James Ellroy e le domande di Nicola Lagioia a Emmanuel Carrère. E poi il tifo per Nadia Terranova e tutte le lacrime che mi ha fatto (ancora) versare Marco Peano.

Cinque cose che mi piacciono degli incontri con gli scrittori e le scrittrici:

  • quando raccontano i loro libri preferiti e gli autori che li hanno ispirati
  • quando leggono ad alta voce
  • quando mi viene voglia di prendere appunti per non perdere nemmeno una parola
  • quando mi fanno commuovere
  • quando non svelano il finale del libro

Quali festival letterari non devo perdermi assolutamente?

Cinque libri: Andrea Pomella

Questa rubrica funziona così: cinque libri legati da un tema. Il tema e i cinque libri li sceglie l’ospite. Qui tutti gli ospiti. Vuoi partecipare? Scrivimi.

Andrea Pomella scrive e twitta molto bene (e ha una passione sfrenata per i cappotti). C’è un suo pezzo bellissimo su minima&moralia e, se non l’hai mai letto, io ti consiglio di iniziare da qui.

Cinque libri da leggere col cappotto 

di Andrea Pomella

Mi piace il cappotto. È un indumento con una costante: è sempre abbastanza fuori moda, ma mai troppo fuori moda. È l’ideale per i sognatori scrupolosi, per quelli scampati alle bufere ma felici di aver guadagnato un riparo, per i ricchi e per i morti di fame. Il cappotto è anche il protagonista di una famosa foto di Henri Cartier Bresson che ritrae Albert Camus con il bavero alzato e una sigaretta stretta fra le labbra. Ecco, per me il protagonista di quella foto non è Camus; è il cappotto. Perciò, anche se l’inverno sta finendo, quelli che seguono sono cinque consigli di lettura, cinque libri da leggere col cappotto.

  1. Il cappotto, Nikolaj Gogol, Feltrinelli

Un impiegato si compra il cappotto nuovo, lo indossa un solo giorno, glielo rubano, e lui muore di crepacuore. Neanche volendo si può ometterlo da questa lista.

  1. Istruzioni per rendersi infelici, Paul Watzlawick, Feltrinelli

Dove si cita la guida di Dan Greenburg alle madri ebraiche:

“Regalate a vostro figlio Marvin due camice sportive. Quando ne indossa una per la prima volta, guardatelo con aria avvilita e dite: «L’altra non ti piace?»”.

Io possiedo due cappotti, uno nero e uno grigio, quando indosso quello nero, mi guardo allo specchio e mi viene esattamente quella stessa aria avvilita, e mi dico: “Dunque quello grigio non ti piace più?”

Leggete questo libro, se siete degli stremati come me.

  1. Solar, Ian McEwan, Einaudi

McEwan ne ha scritti di migliori, ma qui c’è una scena (e mi rivolgo soprattutto ai lettori maschi) che vi farà desiderare di indossare il più caldo dei cappotti. Succede che il protagonista, Michael Beard, durante un viaggio nei paesi artici, a meno ventisei e con vento forza cinque, decide di orinare all’aperto. La descrizione dell’istantaneo congelamento e della conseguente perdita del pene è terrificante:

“Qualcosa di freddo e di rigido gli si era staccato dall’inguine per scendere lungo la calzamaglia e andare a fermarsi giusto sopra la rotula. Si portò una mano in mezzo alle gambe e non trovò niente. Se la portò al ginocchio e quel coso orrendo, meno di cinque centimetri in tutto, era lì, duro come un sasso. Non sembrava affatto, o non sembrava più, una parte di lui”.

  1. Il cappotto di astrakan, Piero Chiara, Mondadori

Storia di un tale che lascia la vita di provincia sulle rive del lago nativo per avventurarsi a Parigi, dove la somiglianza con il figlio di una affittacamere lo precipita in un’avventura d’altri tempi. L’edizione degli Oscar Mondadori sembra tagliata su misura per la tasca del mio cappotto (quello nero).

  1. Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust, Mondadori (Meridiani, 4 voll.)

Proust scrisse la Recherche steso sul letto, coperto da un imponente strato di coperte, e con un cappotto foderato di lontra sulle gambe. Quel cappotto è anche il protagonista di un libriccino di qualche anno fa, Il cappotto di Proust (Mondadori), in cui la giornalista televisiva Lorenza Foschini raccontava di come fosse arrivata a scovare il prezioso cimelio tra i fondi del Musée Carna-valet. François Mauriac descriveva così il suo incontro con Proust: “Rivedo quella camera sinistra di rue Hamelin, il caminetto nero, quel letto in cui il cappotto serviva da coperta”. Una delle verità meno considerate di questo mondo è che la Recherche non sarebbe mai stata scritta senza l’ausilio di un cappotto.

Caro Domenico Starnone, mi hai strappato il cuore

 

Stamattina sono arrivata in ufficio con una faccia stravolta. Sul tram ho iniziato Lacci di Domenico Starnone e quando sono scesa alla mia fermata mi mancavano solo trenta pagine.

Mi ha scombussolato: battito accelerato, aria che improvvisamente sembra mancare, la sensazione di qualcuno che ti appoggia qualcosa di molto pesante sul petto e spinge, spinge, spinge. È un libro bellissimo e tremendo sul matrimonio, la famiglia, l’attrazione, una storia che ti spoglia e ti ferisce pagina dopo pagina, silenziosamente. Leggerlo essendo sposata da pochi mesi, poi, lo fa sembrare ancora più tremendo.

Ne ho letti pochi di libri così, che li senti addosso anche dopo averli finiti.

Continuerai così per sempre, non sarai mai quello che vuoi ma quello che capita.

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Libri come: appuntamenti da seguire

IMG_20150123_122012(Nella foto: un libro che ho amato moltissimo, uno di quei libri bellissimi proprio perché dolorosi.)

Amo i festival letterari. Non riesco mai a seguire tutti gli incontri che vorrei, ma mi piacciono sempre l’atmosfera, le facce dei lettori, le chiacchiere rilassate.

Dal 12 al 15 sarò all’Auditorium di Roma per Libri come e mi appunto qui tutti gli appuntamenti che seguirò (o che vorrei seguire):

venerdì:

  • alle 20, Officina 1, Spazio Garage: Dubliners 100: raccontare James Joyce e la nuova Gente di Dublino con Vittorio Giacopini, Fabio Pedone, Enrico Terrinoni, Mirko Zilahi de Gyurgyokai
  • alle 20, Officina 3, Spazio Garage: Nicola Lagioia, La ferocia, con Elena Stancanelli
  • alle 21, Teatro Studio Borgna: reading Come Elena Ferrante con Annalena Benini, Leonetta Bentivoglio, Anna Bonaiuto, Sandra Ozzola, Vins Gallico, Nicola Lagioia, Melania Mazzucco, Emanuela Valle. Conduce Paolo Fallai

sabato:

  • alle 16, Officina 1, Spazio Garage: Nadia Terranova, Gli anni al contrario, con Melania Mazzucco
  • alle 17, Officina 2, Spazio Garage: Letizia Muratori, Animali domestici, con Vittorio Giacopini
  • alle 18, Teatro Studio Borgna: Zadie Smith, Come scrivo i miei libri, con Elena Stancanelli
  • alle 19, Sala Petrassi: James Ellroy, Come scrivo i miei noir, con Antonio Monda
  • alle 21, Sala Petrassi: Emmanuel Carrère, Come il Regno, con Nicola Lagioia

domenica:

  • alle 15, Sala Petrassi: Zerocalcare e Gipi, Come un disegno – biglietto: 2 euro
  • alle 16, Officina 1, Spazio Garage: Marco Peano, L’invenzione della madre, con Annalena Benini e Diego De Silva
  • alle 20, Sala Ospiti: Letizia Battaglia, Lezione di fotografia, con Roberto Andò, Tiziana Lo Porto, Pietro Melati
  • alle 21, Sala Petrassi: Tutti a scuola, con Christian RaimoEraldo Affinati, Sonia Boni Manzi, Ascanio Celestini, Marco Lodoli, Franco Lorenzoni, Alessandro Mari, Roberta PassoniMila Spicola, Mario Tagliani

Tra un incontro e l’altro sarò sempre all’Auditorium: ci prendiamo un caffè (o una birra)?

(Se avete altri incontri belli belli in modo assurdo da segnalare, battete un colpo.)

#librintasca

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Stamattina sono uscita con un Roth* in tasca (e ho anche fatto un tweet scemo, ehm).

Tre cose sui #librintasca:

  • mi piacciono i libri che riesco a finire in uno/due viaggi in tram (casa-lavoro = un’ora);
  • vorrei leggere dei “saggi da tasca”: suggerimenti?;
  • un consiglio di lettura: Tennis di John McPhee. Dentro c’è Livelli di gioco, pagine che restano in testa per un bel po’.

 

* propositi libreschi per il 2015: completare la collezione Philip Roth. Se prima mi piaceva e basta, adesso ne sono follemente innamorata.

Di book blogger e di libri già finiti

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(Come si scrive Twitter in giapponese? So che ci tenevate a saperlo.)

Mercoledì 4 marzo vado a Milano per partecipare a un webinar di Blogmeter su I book blogger più influenti in rete: mi hanno invitato a raccontare la comunicazione web di minimum fax e come funziona minima&moralia. Il seminario inizia alle 12 ed è gratuito. Ci si iscrive qui.

Chi mi suggerisce i suoi book blogger preferiti?

[Nel frattempo ho finito Vita dopo vita di Kate Atkinson e Una perfetta felicità di James Salter, due romanzi che non hanno niente in comune se non il fatto di essere entrambi molto molto belli, ma in modo diverso. Vita dopo vita ti fa arrivare d’un fiato all’ultima pagina; Una perfetta felicità va gustato a piccoli sorsi, come un whisky d’annata.]

La felicità è (anche) cinque libri nuovi

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Lotto 49 è una di quelle librerie che ti fanno sentire a casa e ti fanno venire voglia di comprare tutto. Ci sono stata sabato insieme a Nadia (che chiacchierava del suo bellissimo Gli anni al contrario con il gruppo di lettura “Un mondo di cospiratori”) e sono riuscita a esaudire dei desideri che erano in attesa da un po’.

Ho iniziato da Una perfetta felicità. Non ho mai letto James Salter e dopo le prime sessanta pagine mi viene da dire che sembra di sfogliare delle cartoline: scene perfettamente messe a fuoco (o forse in posa?), piene di quei dettagli che ti fanno venire voglia di guardarle ancora, ancora e ancora.

Chissà se lo penserò anche dopo averlo finito.

In realtà ci sono due vite diverse. C’è, come dice Viri, la vita che la gente crede che tu stia vivendo, e c’è l’altra. È quest’altra a causare i guai, quest’altra la vita che desideriamo vedere.

***

Credeva nella grandezza. Ci credeva come se si trattasse di una virtù, come se potesse farla sua. Era sensibile alle vite che sotto la superficie avevano come un masso enorme o un’ombra, una gloria che sarebbe stata scoperta, che un giorno sarebbe emersa.

Tutti i miei sbagli

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(Nella foto: un po’ di Giappone non guasta mai.)

Le 31 cose di libri le ho scritte tutte nella mia testa. Ehm.

Ho provato a scrivere tutti i giorni e non ci sono riuscita, anche se le idee non mi sono mai mancate. Pensavo che mettere 31 cose libresche in fila, giorno dopo giorno, mi aiutasse a riprendere il ritmo. Invece no.

Un po’ come voler correre la maratona subito dopo essermi alzata dal divano.

Eppure questo blog mi manca, mi manca un posto tutto mio dove raccontare le cose che mi piacciono, soprattutto perché passo tutto il giorno a dare voce a un marchio e a volte dimentico un po’ chi sono io.

Cose che sapevo già e che ho ripassato nel 2014: sono bravissima con gli entusiasmi, ma con la costanza per niente.

Migliorerò. Devo migliorare.

Suggerimenti?