(Bozze che si autopubblicano contro la mia volontà mentre batto freneticamente le dita sulla tastiera del telefono una mattina qualunque sul tram numero 2)

Fino a qualche anno fa i post li scrivevo di notte fumando una sigaretta dietro l’altra. Potevo perdere tantissimo tempo anche solo cercando la colonna sonora giusta. Adesso non fumo più e soprattutto non ho più tempo.

Quando ho un momento libero e provo a scrivere, c’è l’editor di WordPress che sembra fissarmi, bianco e minacciosissimo.

Tutte le cose che mi vengono in mente andando a lavoro, tra un feed rss, il libro del momento e le notifiche dei social, improvvisamente spariscono. Forse perché mi sono abituata a pensare/leggere/ascoltare musica mentre sono in movimento e seduta tranquilla non mi riconosco più.

Ho sfilato via le pagine e le ho messe sul comodino

C’è sempre qualcosa di sbagliato nel descrivere la propria tristezza, si rischia di fraintendere le proprie ombre. E poi, abbiamo visto troppo cinema per pensare che certe spiegazioni siano vere. Prima ancora che convincenti.

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Quanto scava l’età di una persona?

Scava per forza. Però vedo gente della mia età che col passare degli anni o si complica o si semplifica la vita. O diventa più barocca o più leggera. Continua

Non ci sono più i titolisti di una volta

«Music is like pie. Everyone likes different types and flavours, but in the end it’s all just still pie. Therefore you look pretty stupid making fun of someone elses pie, because you don,t know how it tastes to them. So everyone please, just chill the shit out and enjoy your pie!»

Un commento su Youtube

Ci sono cose che chiedono di essere fermate da qualche parte e invece no, io vivo e le mastico e non lascio tracce nemmeno quando una vocina nella testa suggerisce prima o poi vorrai un album di ricordi da sfogliare, lo sai.

Libri libri libri libri. A tutte le ore. Libri bellissimi che a volte sembrano materia incandescente sotto le dita, libri che compro e non leggo, libri che vorrei che tutti leggessero. Continua

Razionalità (cit.)

«Era il solo modo per vedere veramente una persona, qualsiasi persona. Spogliarli, per modo di dire. Ritagliarli via da tutto. Isolarli, appunto. E cercare l’essenza, la composizione autentica, la scritta quasi invisibile in fondo ai medicinali.»

Fruttero & Lucentini, A che punto è la notte

[Ho comprato questo posto perché l'altro non mi piaceva, perché è finito il tempo delle lagne e dei cerchietti, perché sono specializzata nel tagliare i ponti, perché vita nuova blog nuovo, per cambiare tutto e lasciare tutto uguale. Eppure.]

All’inizio mi girava la testa. Tutti quei libri, tutti insieme. Tutto il giorno, tutti i giorni. Il primo mese ho rincorso le nuove uscite, leggendole durante ogni minuto libero, fino a quando gli occhi non si arrendevano, annebbiati. Il primo mese il pensiero di entrare in una libreria mi dava la nausea. Tutti quei libri.

Poi, all’improvviso, la sensazione di essere un goloso di dolci finito a lavorare in una pasticceria è passata. È diventato normale passare dalle bozze di romanzi che usciranno dopo mesi ai libri degli altri. Ho capito di essere guarita quando sono riuscita a leggere tre libri comprati al Salone in uno stesso weekend. Mi sono sentita più viva, dopo. Continua