Razionalità (cit.)

«Era il solo modo per vedere veramente una persona, qualsiasi persona. Spogliarli, per modo di dire. Ritagliarli via da tutto. Isolarli, appunto. E cercare l’essenza, la composizione autentica, la scritta quasi invisibile in fondo ai medicinali.»

Fruttero & Lucentini, A che punto è la notte

[Ho comprato questo posto perché l’altro non mi piaceva, perché è finito il tempo delle lagne e dei cerchietti, perché sono specializzata nel tagliare i ponti, perché vita nuova blog nuovo, per cambiare tutto e lasciare tutto uguale. Eppure.]

All’inizio mi girava la testa. Tutti quei libri, tutti insieme. Tutto il giorno, tutti i giorni. Il primo mese ho rincorso le nuove uscite, leggendole durante ogni minuto libero, fino a quando gli occhi non si arrendevano, annebbiati. Il primo mese il pensiero di entrare in una libreria mi dava la nausea. Tutti quei libri.

Poi, all’improvviso, la sensazione di essere un goloso di dolci finito a lavorare in una pasticceria è passata. È diventato normale passare dalle bozze di romanzi che usciranno dopo mesi ai libri degli altri. Ho capito di essere guarita quando sono riuscita a leggere tre libri comprati al Salone in uno stesso weekend. Mi sono sentita più viva, dopo.

Lavorare per la casa editrice di cui sono da anni lettrice forte è la cosa più strana di tutte. Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan comprato prima del primo colloquio e portato in borsa come un santino anche durante gli altri due. Io che me la faccio a piedi da Monti a Furio Camillo e mi sento come Silvio Muccino quando corre nei film, solo che io non corro. Io che finisco Jennifer Egan su un pullman che mi porta a casa dei miei e con gli occhi lucidi penso che è un libro che mi racconta anche se non sono mai stata in America e certa musica non l’ho mai sentita nominare. Che sarebbe bellissimo voltarsi indietro e scoprire che gli amici sono tutti qui e tutti hanno realizzato i propri sogni ma invece no, la stanza si è svuotata. Che siamo il risultato di incroci imprevedibili e ripensarmi adolescente e arrogante mi fa provare un’infinita tenerezza e per la prima volta dopo anni anche indulgenza, una parola che non ho usato mai, almeno per me stessa.

Che la cosa più bella di certi libri è il momento in cui li leggi.

[Maria Antonietta – Questa è la mia festa]

2 Commenti

  • Nadia 23 giugno 2012 Rispondi

    Mi piacciono le tue casette nuove, fuori e dentro la Rete. Tutte, e tutte molto tue, amica. Buona giornata e in bocca al lupo al nuovo blog.

  • silvia.moglie 30 marzo 2013 Rispondi

    e ti ritrovo oggi, qui
    signorina lave.
    ti recupero e abbracci

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