Non ci sono più i titolisti di una volta

«Music is like pie. Everyone likes different types and flavours, but in the end it’s all just still pie. Therefore you look pretty stupid making fun of someone elses pie, because you don,t know how it tastes to them. So everyone please, just chill the shit out and enjoy your pie!»

Un commento su Youtube

Ci sono cose che chiedono di essere fermate da qualche parte e invece no, io vivo e le mastico e non lascio tracce nemmeno quando una vocina nella testa suggerisce prima o poi vorrai un album di ricordi da sfogliare, lo sai.

Libri libri libri libri. A tutte le ore. Libri bellissimi che a volte sembrano materia incandescente sotto le dita, libri che compro e non leggo, libri che vorrei che tutti leggessero.

Le presentazioni dei libri, le interviste sui libri. Gli autori e la timidezza che nascondo in una tasca perché con un computer è tutto così facile e invece, signora mia, la vita vera è un’altra cosa. E allora andiamo da una radio all’altra, da un taxi all’altro, sorridendo. E io che mi preoccupo come una madre se non mangiano abbastanza, se sono troppo stressati, se hanno caldo o sete. Che voglio che si sentano amati, sempre. Che il loro libro l’ho divorato in bozza e allora se l’ho divorato io devono farlo tutti. Che il loro libro diventa più bello dopo averli conosciuti, perché è come se all’improvviso diventasse leggibile anche quello spazio bianco tra le righe. Che fino ad ora sono stata fortunata e che non tutti gli scrittori sono splendide persone. Anzi.

E nel frattempo sono arrivati i trenta e ho soffiato su candeline infilzate in muffin al cioccolato, alla fine di una serata che mi ha commosso tante volte e che a un certo punto, stesa sull’erba fresca, mi ha fatto pensare che voglio inseguire la leggerezza. Che le cose, se le svuoti delle loro zavorre, le puoi sentire con più intensità. E godere delle persone che hai intorno e ridere e toglierti le scarpe e ballare Battiato e farti le foto sceme e dire ti voglio bene, rivediamoci presto, mi manchi. E dare, dare tantissimo, senza domande. Smetterla con la pretesa che la gente ti capisca sempre e comunque e spiegare, esternare, ribadire. Ringraziare. Non giudicare e poi dare ancora.

Mi sono fatta delle promesse, spegnendo quelle candeline. Non che sia finito il tempo dei desideri, eh. Però.

Adesso mi servono solo delle giornate lunghe quarantotto ore.

[Edward Sharpe and The Magnetic Zeros – Janglin]

3 Commenti

  • rosesandcherubim 9 luglio 2012 Rispondi

    “E dare, dare tantissimo, senza domande. Smetterla con la pretesa che la gente ti capisca sempre e comunque e spiegare, esternare, ribadire. Ringraziare. Non giudicare e poi dare ancora.”
    questa cosa qui è vera e vale anche per me (ci sto ancora lavorando un po’, i miei trenta sono il mese prossimo quindi sono in tempo!) e leggerla, a dirla tutta, mi fa commuovere un po’ perché si fa tanta strada prima di arrivarci, e quando succede, ecco, è bellissimo.
    dimenticavo: sono felicissima per te per il tuo nuovo lavoro :-)

  • Veronica 11 luglio 2012 Rispondi

    Mamma come mi sei mancata.
    Per me sono trenta questo ottobre, inseguendo la leggerezza.
    Un abbraccio forte.

  • valentina aversano 18 luglio 2012 Rispondi

    Un abbraccio strettissimo a entrambe. Prima o poi ci incontreremo dal vivo e ci racconteremo le puntate precedenti. :) (Devo far ingrandire questi commenti perché si rischia la cecità.)

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