Processed with VSCOcam with c1 preset

Colpi di fulmine quando meno te l’aspetti: Ben Lerner

Motivi per cui aspettavo l’uscita di Nel mondo a venire di Ben Lerner (Sellerio):

  • la traduzione di Martina Testa
  • le classifiche letterarie americane di fine anno che lo citavano compatte come un libro da leggere assolutamente (sono sensibile alle classifiche letterarie americane, che ci posso fare)

Cose che mi sono detta mentre leggevo Nel mondo a venire senza riuscire ad andare avanti più di tanto:

  • vado prima a New York e poi lo leggo, così entro meglio nell’atmosfera
  • sono in viaggio verso New York, meglio leggerlo al ritorno
  • sono appena tornata da New York, non posso leggere adesso un libro che parla di New York

Poi stamattina sono arrivata a pagina 135 e improvvisamente è cambiato tutto:

Se ci fosse stato un modo per dirlo senza che sembrasse una boiata pretenziosa da radical chic, le avrei voluto dire che scoprire di non essere identici a se stessi anche nel modo più destabilizzante e doloroso contiene comunque la scintilla, per quanto rifratta, del mondo a venire, in cui tutto sarà come ora ma un po’ diverso perché il passato resterà citabile in tutti i suoi momenti, compresi quelli che dalla prospettiva del nostro attuale presente sono esistiti ma senza succedere davvero.

Ero in metro e ho sentito un clic. Sono entrata nel libro e da lì in poi mi sono rilassata e ho iniziato a divertirmi. Dopo l’ufficio sono tornata a casa in tram solo per avere po’ di calma per finirlo.

Nel mondo a venire è un romanzo sul tempo, sulle cose che succedono e che forse non sono mai successe, sui ricordi, sulle storie degli altri, sulla scrittura e gli scrittori, su New York, sul guardarsi vivere. Ben Lerner racconta benissimo le ansie, i tic degli intellettuali e i rapporti sgarrupati e lo fa con intelligenza, divertendosi.

Mi è piaciuto così tanto che mi sa che mi sono un po’ innamorata. (Sospiro.)

Anche se sapevo che non sarebbe durato, mentre tornavo a Brooklyn da casa di Alena attraversando il Manhattan Bridge, tutto ciò su cui si posavano i miei occhi sembrava irrecuperabile nel miglior senso della parola: impossibile da riprodurre e riproporre, dotato di un’esistenza assoluta e conclusa in se stessa, totale. Era ancora pieno pomeriggio, ma sembrava l’ora d’oro, quel momento della giornata in cui la luce appare insita nelle cose illuminate. Ogni volta che attraversavo a piedi il Manhattan Bridge, nel ricordo ero convinto di aver attraversato il ponte di Brooklyn. È perché dal primo si vede il secondo, e il secondo è più bello. Mi voltai a guardare la punta di Manhattan dietro le mie spalle e vidi l’acciaio scintillante e increspato del nuovo grattacielo disegnato da Frank Gehry, lo vidi come un’onda verticale; abbassai lo sguardo verso il fiume e vidi passare lentamente una piccola barca; le screpolature create dalla scia della superficie dell’acqua si fondevano con le nuvole che vi erano riflesse e per un attimo l’imbarcazione mi sembrò un aereo. Ma quando arrivai a Brooklyn per incontrarmi con Alex, già cominciavo a ricordare quell’attraversamento in maniera imprecisa e in terza persona, come se in qualche modo mi fossi guardato passare sotto i cavi eolici del ponte di Brooklyn.

2 Commenti

  • Sara 8 maggio 2015 Rispondi

    Ieri, presa da un raptus di instabilità letteraria, ho iniziato a leggerlo.
    Qualcosa ha fatto click nel mio cuore e nel mio cervello, ha cambiato la percezione di ciò che avevo intorno. Al momento sono rimasta folgorata, ma ti farò sapere quando arriverò alla fine.

  • milly 14 maggio 2015 Rispondi

    Ciao Valentina, questo libro mi sembra intrigante.
    Sono qui perchè volevo consigliarti/vi un libro che ho comprato per caso lo scorso venerdì entre facevo spesa al supermercato, nel reparto libri, io sono convinta che sono i libri che scelgono noi, mi cade lo sguardo su questo, magari l’hai gia letto e non ti dico niente di che. “Il magico potere del riordino” di Marie kondo, una scrittrice giapponese, ma ti dico ti prende a livello di testa già dalle prime pagine una adrenalina che non sapevo di avere in pratica ho duttato nel giiro di 3 gg. sacchi di vestini e libri dalle medie e altre cianfrusaglie inutili. Mi sento rinata. Lo consiglio migliora la vita, fa spazio alla casa e alla mente.

    Salutoni
    Milly

Lascia un commento