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Innamoramenti: Joan Didion

(Nella foto: Joan Didion nell’ultima campagna di Céline)

Tra i miei libri preferiti del 2014 c’è Diglielo da parte mia. Se dovessi fare domani una classifica di preferiti 2015 ci metterei già un altro libro di Joan DidionDemocracy (E/O, traduzione di Rossella Bernascone).

Ho letto Democracy pensando questo è un libro elettrico. Che vuol dire? Magari riuscissi a spiegarlo. Sai quando non puoi smettere di leggere e pagina dopo pagina ti dici quando lo finirò mi mancherà? Così.

E poi i dettagli. Ho una passione per i dettagli.

Democracy inizia così:

La luce dell’alba durante i test nel Pacifico era qualcosa da vedere.
Qualcosa da contemplare.
Qualcosa che ti faceva quasi pensare d’aver visto Dio, disse.
Le disse.
Jack Lovett disse a Inez Victor.
Inez Victor nata Inez Christian.
Disse: il cielo era d’un rosa che nessun pittore avrebbe potuto riprodurre, c’era un esperto della detonazione che ci provava sempre, era un pittore dilettante niente male, però non c’è mai riuscito. Non è mai riuscito a catturarlo, non c’è neanche andato vicino. Il cielo era rosa e l’aria grondava della pioggia notturna, dolce e umida e sapeva di fiori, sapeva di quei fiori che ti puntavi nei capelli quando andavi a Schofield, gardenie, di mattina l’aria profumava di gardenie, anche se non c’erano molti fiori nelle isole esplosive.
Erano solo atolli, per la maggior parte.
Sputi di sabbia, veramente.

E poi a pagina 73 fa così:

Si erano incontrati a Honolulu nell’inverno del 1952. Posso descrivere con precisione come comincia l’inverno a Honolulu: si alza il vento Kona e la stagione cambia. Kona significa sottovento e questo vento si alza dal lato sottovento dell’isola e riempie di fango il banco degli scogli, riempie le spiagge di bucce d’arancia e profilattici e pezzi di polistirolo espanso, strappa i fiori dagli alberi e secca le fronde delle palme. Il mare diventa lattiginoso. Le termiti brucano sui tetti di legno. La temperatura si abbassa di poco, ma solo i turisti fanno il bagno. Al limite del mondo conosciuto c’è solo acqua, acqua come una presenza definita, acqua come la destinazione a cui, un giorno o l’altro arriverà anche l’isola, e si insedia una certa inquietudine. 
Gli uomini come Dwight Christian osservano la nuvola di vapore che si solleva dalla loro piscina e telefonano più sovente a Taipei, Penang, Jedda. Le donne come Ruthie Christian tirano fuori le pellicce che tramandano di madre in figlia senza averle mai indossate, la custodia ancora intatta, e fantasticano di viaggi sul continente. È durante quei giorni e quelle notti quando la pioggia incessante oscura l’orizzonte e il mare si alza sulla North Shore che l’assoluto isolamento del luogo si fa più profondo, e fu in una notte così, nel 1952, che Jack Lovett vide per la prima volta Inez Christian, e notò nella vena dei suoi prevedibili desideri e delle sue vanità adolescenziali, un’eccentricità, una riservatezza, una solitudine emotiva pari alla sua.
Adesso capisco. 

Più della storia d’amore di Inez e Jack, dell’America degli anni Settanta e della politica sempre sul punto di esplodere, Democracy racconta il tentativo di ricostruire le vite degli altri. È un romanzo pieno di vuoti, attese e bugie.

Mi hanno insegnato a non fidarmi delle versioni altrui, ma dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo. 
Sezioniamo gli avvenimenti.
Teniamo conto dei pregiudizi.
Calcoliamo le tendenze, le predisposizioni, le circostanze particolari che cambiano lo spettro in cui ogni osservatore vedrà una data situazione.
Consideriamo qual è l’effetto del filtro sull’obiettivo.

Voglio altri libri di Joan Didion. Nel frattempo, cucinerò le sue ricette.

1 Commento

  • micheleorti 26 giugno 2015 Rispondi

    “Diglielo da parte mia” lo sto leggendo anch’io, ed è colpo di fulmine ;)

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