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Facciamo tornare di moda i blog personali

Mi mancano i blog personali, mi mancano tantissimo. Blog che non devono venderti niente, che raccontano solo storie e fatti personali, mescolati agli interessi. Blog capaci di farti affezionare a chi li scrive, post dopo post, anno dopo anno.

Dove sono andati a finire? Esistono ancora?

Faccio parte della generazione Splinder: il primo blog l’ho aperto nel 2003. Raccontavo cose un po’ mie un po’ no, un po’ vere e un po’ la vita che avrei voluto, passata al montaggio, senza tempi morti, con le battute giuste e il Martini senza ghiaccio.

Mi piaceva molto scrivere così, abbinare a ogni post una canzone e una citazione pescata da un libro e fare tardi fumando davanti al pc (nella vita di prima ero una fumatrice molto innamorata del gesto estetico della sigaretta tra le dita, adesso la sola puzza di fumo mi dà la nausea). Mi piaceva incontrare gente conosciuta innanzitutto attraverso le parole, tra cascate di commenti e messaggi privati: ho trovato così amori, amicizie e avventure tragicomiche.

Poi sono passata a un dominio tutto mio (passaggio che mi ha fatto incontrare quello che poi sarebbe diventato mio marito) e a una scrittura diversa, più filtrata, meno da personaggio e forse pure meno divertente. Per me finiva l’era dell’avatar e iniziava quella del nome-e-cognome, mentre nel frattempo ci spostavamo tutti su Facebook e Twitter. E poi il blog l’ho chiuso una volta per tutte.

E poi sono arrivata qui, all’ennesimo spazio che però non sono riuscita ad abitare con costanza, forse perché da subito ho escluso una serie di argomenti che mi avrebbero fatto sentire troppo scoperta e ho provato a parlare di libri con l’imbarazzo però di lavorare in una casa editrice, censurandomi ancora di più.

Quando la mancanza di una scrittura extra social si è fatta più forte, ho inaugurato una newsletter e sono passata dal consigliare link e cose sfiziose al raccontare i fatti miei, rassicurata dal sapere esattamente chi mi leggesse, nello spazio protetto di una casella di posta. Mi è servito a capire tantissime cose di me e tutte le risposte che ho ricevuto, con storie privatissime di persone spesso sconosciute, sono state la cosa più vicina a quel senso di intimità che mi dava avere un blog nel 2003.

E adesso vorrei ricominciare da qui, da qualcosa di personale, arioso, aperto. Senza programmi, scalette, piani editoriali. Solo per vedere come va.

(Non c’è cosa più triste del chiudere con una domanda solo per avere commenti, ma se avete un blog personale o ne leggete, scrivetemelo qui sotto.)

Una canzone:

 

(Foto: John Baker via Unsplash)

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35 Commenti

  • Elena 28 marzo 2018 Rispondi

    Vale! Io come te, uguale. L’altro ieri ho pensato di riprovare con Medium. Ho messo su un post, e nei prossimi giorni ne metto su un altro, su un libro che sto leggendo: vediamo come va!

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Forza Ele! Non ti perdo di vista, eh. :)

  • eddie 28 marzo 2018 Rispondi

    c’è un tempo per tutto, no? (tipo, adesso piove).
    però, se ne è rimasto qualcuno, io leggo volentieri

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Tu meriteresti una medaglia perché non hai mai smesso: EROE!

  • anto molvetti 28 marzo 2018 Rispondi

    È da una settimana circa che ho ripreso ad aggiornare il mio piccolo blog. Sarà la primavera che sprona a ritentare.
    Ho anche un profilo su medium, ma l’opzione di utilizzo gratuita, sebbene lasci spazio alla pubblicazione, rende difficile restare aggiornati sulle attività altrui.

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Viva la primavera che risveglia la voglia di blog. :)

  • Ah, il mio è sempre lì, migrato da splinder fermo da mesi, quasi immobile da mesissimi. grazie per questo post, magari è quello che serve, tipo BOOST, per riprendere a scrivere. Per me, personalmente. Daje bis ;)

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Eddai su eddai! Torniamo tutti insieme belli compatti. :)

  • Giulia 29 marzo 2018 Rispondi

    Io sono della sponda Tiscali Blog, e ho aperto il mio primo blog (personale, non c’è bisogno di specificarlo, lo erano quasi tutti), nel 2003. Ne ho aperti e chiusi 3, sempre anonimamente, per ritornare dopo una lunga pausa e varie vicissitudini con il mio attuale, Trent’Anni e Qualcosa. È nato come blog personale purissimo, ma mi rendo conto che nel tempo è andato cambiando un po’ e ora è un ibrido di vita personale con dettagli più schematici di cose che vivo (sul lavoro, durante miei viaggi, nella mia città d’accoglienza). Spesso mi chiedo perché sia cambiato, cosa c’era che non andava nel flusso di coscienza puro e duro da blog personale. Non mi sono riuscita a dare ancora una risposta, ma è bello che tu abbia sollevato il tema :)

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Ciao Giulia, ho letto un po’ dei tuoi post e secondo me condensano bene quello che intendo per blog personale: più che flusso di coscienza duro e puro, un punto di vista personale sulle cose, dalla città al lavoro, passando per i dubbi e tutto il resto. Sono contenta di averti trovata e ti leggerò assiduamente. :)

  • Laura F 29 marzo 2018 Rispondi

    “Mi mancano i blog personali, mi mancano tantissimo. Blog che non devono venderti niente, che raccontano solo storie e fatti personali, mescolati agli interessi” <3
    Hai individuato il problema, il blog è morto quando abbiamo iniziato ad autocensurarci. E quando le parole sono state sostituite dalle immagini, ovviamente.

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      L’autocensura è una malattia, ma possiamo uscirne (sembro una pubblicità progresso, ehm). Forza Laura, noi ci siamo conosciute proprio grazie al blog. :)

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Esatto, persone. :)
      Grazie, me li leggerò tutti, uno per uno, alla ricerca di nuovi colpi di fulmine (della tua lista ne conosco pochissimi, ma rimedierò).

  • Syl 29 marzo 2018 Rispondi

    Non vedo l’ora di leggerti!

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Grazie, la costanza non è il mio forte, ma non vorrei mollare di nuovo, speriamo bene! :)

  • Federico C. 29 marzo 2018 Rispondi

    Nel leggere “Mi è servito a capire tantissime cose di me e tutte le risposte che ho ricevuto, con storie privatissime di persone spesso sconosciute, sono state la cosa più vicina a quel senso di intimità che mi dava avere un blog nel 2003.” credo di aver trovato la sintesi perfetta del perché ti piaccia fare questo lavoro (o, scavando un pochino di più, del come ti sembri importante trovare dei nuovi modi per farlo quando ne avverti il bisogno).

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Ecco, Fede, è così. Sono contenta che tu abbia visto questa cosa, io sono esattamente così. Grazie. :)

  • Giuseppe Stamegna 29 marzo 2018 Rispondi

    A me non è servito a niente avere un blog, ma è stato bellissimo. Lo sarà ancora?

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      In realtà non è mai servito a niente nemmeno a me, incontri bellissimi a parte. Anzi, il fatto che non serva a niente lo fa rimanere uno spazio di pura libertà. :)

  • leparoleverranno 29 marzo 2018 Rispondi

    Mai smesso di scrivere il mio personalissimo blog, la mia stanza tutta per me ad ingresso libero. Da pochi mesi ho anche una newsletter, senza mailchimp, chi vuole ricevere la mia mail basta me lo faccia sapere. Gli irriducibili della “prima ora”. Bentornata tra noi! Francesca

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Viva chi resiste! Grazie davvero, Francesca. :)

  • rosa_vint 29 marzo 2018 Rispondi

    Di blog personali molto belli ne conosco un po’, spesso però sono dormienti . Il nuovo articolo del blog va cercato e se non ti arriva notifica ti dimentichi di farlo. E’ un peccato perché a volte scopri dei gioielli che magari hanno letto in tre. Io ne ho uno (wordpress25219.wordpress.com) dal gennaio 2017,non lo legge nessuno e allora scelgo a chi far leggere qualcosa di mio e qualche soddisfazione me la prendo. Racconto di quello che conosco di più, la mia vita, scavo pulisco estraggo quello che mi sembra essenziale, è un esercizio che mi fa bene ma spesso me ne dimentico anche io.

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Anche io ne seguo un po’, non tantissimi, ma qualcuno sì e anche purtroppo poco aggiornato. Per non perdermi nulla uso Feedly e mi basta inserire lì tutti gli indirizzi che voglio seguire per tenere insieme tutto, è comodissimo. Mi piace molto questa cosa della scrittura come scavo e come esercizio che fa bene, grazie. :)

  • Chiara M. Coscia 29 marzo 2018 Rispondi

    Mi manca molto quel genere di blog. Ne avevo uno anche io (tra il 2004 e il 2008). Immagine, canzone, scrittura a fiume. Mi ricordo persone, lunghe conversazioni, messaggi privati profondissimi. Forse è fisiologico che con la fine dei vent’anni (cit.) venga anche -a poco a poco- meno il desiderio di stare a cuore aperto e a sentimenti spianati. Forse è generazionale: eravamo molto più votati all’introspezione e molto meno preparati alla monetizzazione. Mi manca, sì, ma mi piace anche la mia pagina Medium in cui scrivo di serie tv. E continuo a non essere in grado di vendere nulla. ❤️ (Grazie per questo post:*)

    • valentina aversano 30 marzo 2018 Rispondi

      Tutto vero, Chiara. Si cresce, si cambia e a volte si ritorna più maturi, forse anche più pronti a divertirsi e basta. Almeno per me è così. Ti leggerò su Medium, grazie a te per esserti affacciata qui. :)

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  • Irene 3 aprile 2018 Rispondi

    Ciao Valentina, sono appena arrivata qui dopo aver letto il post di Chiara Manfrinato e averle scritto un commento confuso e felice che proverò a non replicare qui perché potrei tranquillamente essere bollata come “quella che s’accolla” e ben mi starebbe :) Ti dico solo che il mio blog sta riscoprendo proprio in questi giorni la sua natura personale, e mi piace da matti. In passato mi ha fruttato un po’ di attenzioni da parte delle aziende fashion e beauty, ma il mio lavoro è un altro e non riesco a tenere un ritmo decente per meritarla in modo costante. Quindi sto. Il mio Mix&Match torna a essere quello che è sempre stato, un contenitore di cavoli miei, belli, brutti, curiosi, profumati, colorati, ma per lo più #noad, così mi rimane il tempo per investire sulle attività da cui voglio tirare su due soldi davvero! Forse oggi approfitterò dell’ultimo giorno di vacanza per scrivere un post su questo tema… chissà! Un bacio, Irene.

    • valentina aversano 4 aprile 2018 Rispondi

      Ciao Irene, grazie! L’importante è capire che direzione dare al tuo blog, poi basta iniziare a scrivere di quello a cui tieni veramente e non fermarsi più. :)

  • Michela 3 aprile 2018 Rispondi

    Solo con questo post mi hai permesso di rispondere alla domanda che continuo a pormi ciclicamente: perché continuo a scrivere sul mio blog? Be’, visto che tu fai richiesta di blog personali ci sarà anche qualcun altro a pensarla come te, e allora in caso di crisi sarà questa la mia risposta. (Oltre al fatto che ormai quel posto lo sento così mio e ci sto così bene che sono ancora sicura di non volerci rinunciare.)

    • valentina aversano 4 aprile 2018 Rispondi

      Avere un posto tuo che ti fa sentire bene è una cosa preziosissima. :)

  • Batchiara 15 maggio 2018 Rispondi

    Io ho messo su un blog con le recensioni dei libri che leggo (https://piccolerecinzioni.wordpress.com/), ma in effetti (per me) i blog come li conoscevamo e amavamo sono morti quando abbiamo iniziato a sapere chi c’era dall’altra parte dello schermo e abbiamo tirato su i normali paletti del non voglio dire perché poi chi legge *sa* chi sono, mentre prima non sapeva o quantomeno chi sapeva era una minoranza. Quindi sì sono anche io per l’autocensura.

    Ci penso almeno una volta a settimana, che mi manca quel vomitarsi fuori tipo autoanalisi, ma davvero non so se lo rifarei oggi in quel modo. Però farlo in modo diverso, perché no?

    • valentina aversano 30 maggio 2018 Rispondi

      Come avrai visto, anche io alla fine non riesco a non parlare di libri. Però mi sembra di aver finalmente ritrovato un posto tutto mio, dove scrivere cose personali tutte le volte che mi va, condividendo quello che mi va. Paradossalmente, se ai tempi di Splinder e dell’anonimato tutti i miei post erano almeno un po’ romanzati, adesso scrivo solo cose che voglio davvero scrivere, cose più intime e che voglio davvero ricordare. :)

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