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Cose di libri e di Saloni

Quando vivevo a Torino la odiavo con tutto il cuore: perché non era Roma, perché in quell’agenzia pubblicitaria non ci volevo stare e perché mi sentivo sola, lontanissima. Adesso che ci torno quasi solo per il Salone del Libro mi sembra un posto diverso, dove non sono mai esistita e di cui ricordo poco, forse solo qualche strada. Soprattutto, adesso Torino mi piace.

Quest’anno sono stata al Lingotto solo due giorni e mezzo, pochissimo. Il mio settimo Salone con minimum fax e il nono in assoluto.

Ho rivisto gente che vorrei vedere di più, ho dato e ricevuto tanti abbracci e come al solito mi sono lamentata del mal di piedi. Ho chiacchierato con le nostre autrici e i nostri autori e anche stavolta, tra una merenda improvvisata e una cena, è stato un po’ come far parte di un gruppo vacanze, in una bolla che sospende il tempo e che ti avvicina, facendoti parlare di tutto con tutti.

E poi sì, la cosa che amo di più: spiare le facce delle lettrici e dei lettori allo stand, buttare là un consiglio sbilanciandomi sui titoli preferitissimi e scoprire, anno dopo anno, che i libri bellissimi sono sempre di più e che sceglierne uno o pochi e basta diventa sempre più difficile.

Ho comprato solo libri illustrati/per bambini e ne ho presi tanti, scegliendoli a caso, passeggiando tra gli editori e scoprendo un mondo che conosco poco: è stato rilassante dover scegliere senza seguire nessun criterio in particolare, solo facendomi ispirare da quello che mi colpiva di più. Senza conoscere chi quei libri li fa, senza simpatie/antipatie per l’editore e le sue scelte di catalogo, senza liste pronte.

Vorrei provare più spesso questa sensazione di buttarmi alla cieca, senza sapere già in anticipo cosa mi piacerà e cosa no: è quello che mi manca di più dell’essere lettrice e basta. Vorrei che diventasse di nuovo un’abitudine: scegliere libri facendomi portare dal momento. Farmi scegliere, più che scegliere.

Fino ad ora ho usato due trucchi: non leggere mai la trama, ma conoscere solo la tematica a grandi linee; non leggere mai i libri appena acquistati, ma lasciarli lì a decantare sui ripiani della libreria, in modo da dimenticarmi anche il motivo per cui li ho scelti e per farmi sorprendere meglio. Se so troppo in partenza (e questo per me vale anche per dischi/film/serie tv) subentra un effetto già visto che mi fa venire la nausea (con i libri è ancora più forte perché passo le giornate a lavorarci su e a imbattermi nei libri degli altri editori sui social). In genere appena scopro in giro una cosa che mi colpisce me la appunto su Google Keep, poi quando vado in libreria guardo un po’ le note sul cellulare e un po’ no e vedo che succede.

Provo a conservare uno sguardo da fuori anche stando dentro l’editoria. Non è facile, ma mi ci alleno tutti i giorni. Il giorno in cui la lettura dovesse diventare una cosa meccanica o dovessi dire frasi tipo già con i libri ci lavoro, non posso anche leggerli nel tempo libero, non mi riconoscerei più. Smetterei di funzionare, ecco.

Non voglio proprio sapere come sarei se diventassi così, non voglio saperlo mai.

Una canzone:

Even When The Water’s Cold – !!!

 

(Foto: Mohammad Metri via Unsplash)

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