Qualcosa di (veramente) personale

All’inizio c’è un test. No, non è vero, all’inizio c’è un momento in cui ci diciamo siamo pronti, dai, proviamoci. E ci proviamo. E ce ne sono tanti, di test, comprati in blocco su Amazon, in farmacie sempre diverse, portati in vacanza, fatti dopo notti insonni e dita incrociate e stavolta è quella giusta, me lo sento.

E passa un anno.

C’è il medico che ci dice provate per tre mesi con questi ovuli e poi tornate, quello che alle ennesime analisi ci guarda e sospira chi lo sa, forse è solo sfiga, quello che prendete questi integratori e poi lasciate fare alle vacanze, quello che bisogna togliere il latte e il glutine, quello che ci pensate troppo, non bisogna pensarci troppo, quello che ora ripetiamo questi esami e intanto eccovi una lista di altre indagini da approfondire, quello che non bisogna farlo sempre agli stessi orari.

Poi chiunque, chiunque mi dice non hai abbastanza pazienza, mentre tutt’intorno sembrano restare incinte anche le sedie. Tutte tranne me.

E si moltiplicano i consigli non richiesti di santuari da visitare e luminari da interpellare, mentre in sottofondo c’è sempre qualcuno con la storia di una cugina di quinto grado che ce l’ha fatta proprio quando non ci stava pensando per niente.

E arrivano i pianti di sconforto, di confusione, di frustrazione, perché non smettere di sperarci è come prendere ogni mese uno schiaffo fortissimo.

E passa un altro anno.

 

3 gennaio, il medico ha detto 3 gennaio.

A Natale crollo sul divano subito dopo i pranzi e le cene; a Capodanno in montagna mi sento strana, ma faccio finta di niente mentre vado ogni cinque minuti a cercare conferma dei sintomi sui forum femminili. Bevo tutto il vin brulè che mi capita a tiro, cammino due ore in salita nella neve e rido prendendo tutti i dossi possibili con lo slittino, pensando se evito anche solo una di queste cose poi sicuro non succede.

Sono due mesi che seguo una terapia ormonale, in verità senza tante aspettative: so di aver perso i cicli migliori dopo il tremendo esame delle tube, so che possono passare ancora molti mesi di pasticchette e monitoraggi e so anche che a gennaio mi aspetta una resa dei conti con il medico che ci ha già dato la lista di esami da fare per prepararci alla fase successiva.

Eppure qualcosa di diverso stavolta c’è.

Se non ti arriva il ciclo durante le feste, fai un test di gravidanza il 3 gennaio. Non prima, mi raccomando.

Il 2 gennaio lo passo immobile sul divano a leggere La porta di Magda Szabò. Forse dimentico anche di mangiare. Alle 19 mi costringo a uscire per comprare un test per la prima volta digitale, per non sbagliare.

E poi, il 3 gennaio 2018, dopo due anni in sospeso, finalmente scopriamo che stai per arrivare tu.

Tu che da quasi otto mesi sei nella mia pancia e io ancora non ci credo.

Tu che ci hai già cambiati come mai avremmo potuto immaginare.

Una canzone:

 

(Foto: Kenrick Mills via Unsplash)

14 Commenti

  • Giulia 22 giugno 2018 Rispondi

    Che notizia bellissima, tanti auguri!
    Ho lavorato per alcuni anni con donne che stavano vivendo la tua stessa strenua attesa; pur non avendola vissuta personalmente, le loro storie mi hanno avvicinato tantissimo ai sentimenti che descrivi tanto bene in questo post <3

    • valentina aversano 22 giugno 2018 Rispondi

      Grazie Giulia. :)

  • Cristar70 22 giugno 2018 Rispondi

    Un racconto angosciante, tormentato che rende bene l’idea dei cosa passa una donna in quei momenti. Solo mi sarei aspettato l’esplosione nella gioia per il traguardo raggiunto…
    Cristian

    • valentina aversano 22 giugno 2018 Rispondi

      Caro Cristian, la gioia ovviamente c’è, ma non è facile raccontarla quando per molto tempo hai pensato che un traguardo del genere non potessi mai raggiungerlo. Immaginami commossa mentre scrivevo questo post e decidevo di condividere con il mondo questi due anni così difficili. :)

  • Valentina 22 giugno 2018 Rispondi

    La Felicità. Dopo il dolore. È un’esplosione, immagino. E sorrido tantissimissimo cara Vale <3

    • valentina aversano 23 giugno 2018 Rispondi

      L’esplosione arriverà quando nascerà. Adesso immaginaci ancora in un misto di ansia-paura-tenerezza, però sì, è bello anche così. :)

  • Chiara 22 giugno 2018 Rispondi

    ❤️

  • Alessia 22 giugno 2018 Rispondi

    Anche per noi non è stato semplice, così come non è mai semplice parlarne. Alla fine mi sono ritrovata in (circondata da?) un gruppo di aspiranti mamme come me, dove almeno ho avuto la possibilità di parlare, venire capita, ma anche essere d’aiuto a mia volta. Alla fine ce l’abbiamo fatta -proprio come voi!- e da quasi otto mesi (ok, più nove) a questa parte, ogni giorno mi godo la cosa più bella dell’universo. Vedrai, il primo (di una serie di lunghi) abbraccio sarà meraviglioso.

    • valentina aversano 23 giugno 2018 Rispondi

      Ecco, avere qualcuno con cui parlarne è importantissimo. Mi stanno arrivando tante storie di persone che hanno passato o stanno passando la stessa cosa e sono contenta di riuscire a farle sentire meno sole. Per il resto, non vedo l’ora che arrivi questo primo abbraccio, sì. :)

  • marta 23 giugno 2018 Rispondi

    Tesoro, auguri di cuore!!

    • valentina aversano 23 giugno 2018 Rispondi

      Grazie Marta!

  • Filippo 23 giugno 2018 Rispondi

    Avrei molte cose da dire ma per il momento solo un grande grande grande cuore e i miei auguri più sinceri

  • szandri 25 giugno 2018 Rispondi

    Auguri di cuore!
    Penso che “non smettere di sperarci è come prendere ogni mese uno schiaffo fortissimo” descriva bene lo stato di tante persone, inclusa la sottoscritta.
    Però continuo a sperarci perché si sa… la speranza è l’ultima a morire.
    :) Chissà, magari prima o poi succederà anche a me!
    Un abbraccio!

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