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#LeggiECucina: come è andata con il primo libro

A novembre ho scoperto di avere la passione per la cucina e il merito è tutto di Casalinghitudine di Clara Sereni, il primo titolo del gruppo di lettura.

Ho avuto un po’ paura di iniziare: mi sembrava di essermi incastrata in un progetto più grande di me e arrivavo a sera sempre troppo distrutta, sognando solo il divano. Poi ho fatto la stracciatella ed è cambiato tutto.

casalinghitudine clara sereni stracciatella

Tutte le ricette del libro sono facili, con procedimenti sintetici e semplici da replicare, anche se qui e là devi un po’ ricostruire alcuni dettagli mancanti o sistemare le dosi: io ho deciso di partire da uno dei piatti più semplici e sono rimasta stupita perché mi aspettavo una minestrina triste e invece ho scoperto qualcosa che crea dipendenza.

Forse mi serviva una piccola spinta come questa per capire che anche la cucina può essere uno spazio di relax: non vedevo l’ora di sperimentare le ricette successive. Ne ho selezionate dieci, sono riuscita a prepararne cinque e le altre le ho tenute da parte per farle alla prima occasione: Casalinghitudine è un libro da cucinare per intero, pieno di cibi coccola. Una cucina vintage, un po’ grassa, che ricorda i piatti delle nonne e il calore della famiglia.

Ho preparato la zuppa di cipolle, gli involtini di cavolo, la crema di patate e le polpettine al curry in un tempo lento, con il buio fuori, le luci basse e il tepore dei fornelli, mentre mia figlia dormiva.

Clara Sereni racconta con grazia il passare degli anni e degli affetti: nel libro la cucina è come uno specchio che ti dice chi sei, da dove vieni e come stai cambiando.

casalinghitudine clara sereni cipolle

Preparando le sue ricette mi è venuta voglia di scegliere dei piatti da imparare a memoria e da associare a momenti speciali, per festeggiare, per prendersi cura di qualcuno o di se stessi. Ho iniziato a vedere cose che sono sempre state lì, ma io non lo sapevo: questo mio non cucinare mai, ma solo assemblare cose al volo, è sempre stato un modo per non prendermi responsabilità, per nascondermi.

Forse questo progetto è arrivato al momento giusto: sto scoprendo che si può cucinare senza ansie, divertendosi anche quando si tratta di assaggiare bombe fatte di pasta annegata in una busta di purè di patate e poi metterci una notte intera a digerire (ecco, forse questo piatto non lo rimangerei, ehm). E poi mi sento meno fuori posto in cucina: anche quei ripiani strapieni di libri che adoro, ma che non ho mai avuto il coraggio di preparare davvero, iniziano ad avere un senso.

C’è un tempo tutto per me che posso riprendermi e c’è un’occasione nuova per raccontarmi attraverso i sapori: non vedo l’ora di scoprire dove mi porterà il prossimo libro.

A voi come è andata?

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