madeleine

#LeggiECucina, il libro di gennaio

Più che un vero gruppo di lettura, #LeggiECucina è una sfida, una challenge, come dice adesso chi vuole darsi un tono.

Non sono riuscita ancora a organizzare un momento di vero confronto sui libri che scelgo ogni mese e me ne dispiaccio un po’: penso che se trovassi il modo di chiacchierare delle impressioni di lettura e della preparazione dei piatti, forse qualcuno o qualcuna avrebbe più voglia di mettersi in gioco e anche io sarei più motivata a fare più ricette.

Per adesso ci sono io che gioco contro di me e i miei blocchi culinari e sono contenta ogni volta che vedo sui social che altre persone leggono il titolo del mese: pensiamo insieme a come fare per condividere quello che pensiamo dei libri e i nostri esperimenti in cucina?

Nel frattempo, andiamo in Francia.

A gennaio leggiamo e cuciniamo I biscotti di Baudelaire di Alice B. Toklas, tradotto da Marisa Caramella per Bollati Boringhieri.

Con questo libro torna un grande amico, il burro, già presente in quantità industriali in Casalinghitudine di Clara Sereni: scopriremo un bel po’ di cucina francese e americana tra le due guerre mondiali.

Quello di Alice B. Toklas è un memoir che ripercorre piatto dopo piatto, ricetta dopo ricetta, gli anni insieme a Gertrude Stein: il loro salotto artistico-letterario frequentato, tra gli altri, da Picasso, Fitzgerald, Hemingway, i viaggi in America, l’occupazione tedesca, i pranzi e le cene nelle case degli altri, spesso ricchissimi.

C’è un capitolo dedicato ai Tesori, alle scoperte dei sapori che restano per sempre nella memoria, dall’infanzia in poi:

Quando i tesori sono ricette li si ricorda meno chiaramente, meno distintamente che non gli oggetti tangibili. Evocano però una sensazione egualmente vivida… almeno per quelli di noi che considerano la cucina un’arte, ben sapendo come possa procurare emozioni molto simili a quelle estetiche. Che altro posso dire? Se si potesse scegliere tra ascoltare ancora Pachman eseguire le due sonate di Chopin o cenare ancora una volta al Café Anglais, che decisione si prenderebbe?

C’è anche un capitolo dedicato ai piatti degli amici: tra i tanti ci sono Fernanda Pivano, Pierre Balmain, Cecil Beaton; poi c’è Brion Gysin che suggerisce i biscotti del titolo dell’edizione italiana del libro e che, grazie a un mazzetto di cannabis sativa, promettono un’esperienza unica:

È il cibo del paradiso… dei paradisi artificiali di Baudelaire. Un dolce che potrebbe animare una riunione del Bridge Club. In Marocco dicono che serva a tener lontani i raffreddori durante gli inverni umidi, ed è più efficace se lo si accompagna con grandi tazze di tè caldo alla menta. Bisogna rilassarsi e aspettare allegramente di piombare in uno stato di dolce euforia e scrosci di risate, sogni estatici ed estensione della personalità a diversi livelli simultanei. Se vi lascerete andare, potrete provare quasi tutto quello che provò santa Teresa.

Le ricette del libro sono tantissime, centinaia, alcune impossibili, ma tutte raccontate in modo irresistibile: il mio approccio vorrebbe essere quello di Amy Adams in Julie & Julia e provarle dalla prima all’ultima pagina, ma mi servirebbe un anno intero e invece ho a disposizione solo un mese.

Non vedo l’ora di cominciare.

Un disco:

 

(Immagine: Jonathan Pielmayer via Unsplash)

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