Altro che Marie Kondo: sistemare la libreria

Avevo iniziato a scrivere questo post cercando di spiegare quell’irrequietezza che mi sento addosso tutte le volte che inizia un nuovo anno. Poi mi è tornato in mente un racconto bellissimo di Rossella Milone della raccolta Il silenzio del lottatore:

«Quale luccicanza?»
«Sai quel flusso, quell’ammuina che si ammassa nelle ossa, dentro la testa, e pure nelle mura e nelle case. Tutta quella roba che non vediamo ma che non ci fa dormire la notte».
«E questo bagliore esce fuori dai cassetti?»
«Eh. Quello viene fuori da tutte le parti. S’accumula».

Per me gennaio è così: qualcosa che mi sento sotto pelle, una scarica elettrica, una fretta di andare non so nemmeno io dove. Vorrei già sapere come saranno i prossimi mesi: ho un brutto rapporto con le sorprese e non so che darei per avere un trailer dell’anno, un’anticipazione anche piccolissima.

Questa ammuina interiore la sfogo trovando di volta in volta qualcosa da riordinare: non sono una fedele adepta di Marie Kondo e non sono nemmeno una di quelle persone che se non vive nell’ordine asettico non riesce a pensare, ma delle belle sessioni aggressive di Scarta-Butta-Regala di solito mi scaricano la testa e allentano quella scossa nervosa che mi porta gennaio.

Stavolta è il turno della libreria.

Mi definisco un’accumulatrice relativa perché dopo vari traslochi ho imparato a dare via senza ripensamenti tutti i libri che non mi sono piaciuti e quelli che mi sembrano zavorre, con grande gioia di amici e amiche.

Il mio piano è riuscire prima o poi a portare a Roma tutti i preferitissimi che sono ancora dai miei a Benevento e per farcela ho solo un modo, fare spazio a intervalli regolari.

A casa nostra la libreria è la prima cosa che si vede entrando: è in una nicchia abbastanza capiente da farci entrare due scaffali grandi e uno piccolo del sistema Ivar di Ikea. Ci sono un po’ di doppie file, ma non troppe: alcune mi servono per la mia collezione di minimum fax messa insieme prima da lettrice e poi da addetta ai lavori; altre sono le doppie file ipocrite ovvero quelle che uso per i titoli che so già che dovrei dare via, ma li nascondo così non ci penso fino al momento giusto.

Quando l’abbiamo montata, ad agosto 2017, ho organizzato una sistemazione che prevede i due scaffali laterali ordinati per editore e quello più piccolo centrale riservato a tutti i titoli non letti che non voglio dimenticare di avere: in genere pesco a caso da lì le letture, magari prima di uscire e prendere i mezzi pubblici.

sistemare libreriaDall’archivio IG Stories: la libreria, sistemata nell’estate 2017 con fatica e sudore

Questa divisione non ha resistito molto, un po’ perché ogni volta che aggiungo ai letti un libro di un editore X, si restringe lo spazio sulla mensola per tutti gli altri e qualcosa devo spostarla altrove; un po’ perché quando devo trovare qualcosa tiro fuori tutto e poi lo risistemo nella colonna centrale o appena trovo spazio, accatastando titoli su titoli.

L’impresa matta di questo gennaio sarà quella di rivoluzionare la libreria e creare ripiani a tema.

Ho chiesto un po’ di consigli nelle Stories di Instagram e mi sono arrivati suggerimenti interessanti:

  • dividerli seguendo l’appartenenza geografica degli autori e delle autrici;
  • mettere vicini autori e autrici che hanno affinità;
  • disporli seguendo l’ordine cronologico di lettura.

Conoscendomi, ho escluso:

  • per colore: non troverei più niente in un colpo d’occhio, vedrei solo macchie;
  • ordine alfabetico: con me durerebbe meno dell’organizzazione per editore.

Il mio piano è questo:

  • i libri non letti li posiziono ad altezza occhi, stesi in orizzontale, senza doppie file, facendo piccole pile in cui mescolo generi, editori e spunti diversi, creando percorsi di lettura mentre li riordino; in questo modo conto di sfruttare quattro ripiani a sinistra e a destra della colonna centrale, ma potrebbe servirmi qualcosa in più;
  • la sezione centrale la uso per i titoli più amati: voglio avere uno spazio ben definito per i libri che mi hanno fatto innamorare, tutti quei colpi di fulmine che non voglio dimenticare e che devono avere un settore speciale perché raccontano un po’ che lettrice sono, in quali storie e parole mi riconosco;
  • tutti gli altri libri letti li sistemo nella parte alta e in quella bassa degli scaffali laterali, organizzandoli in questi settori: minumum fax, narrativa, saggistica e graphic novel.

Il problema è solo uno: quanto ci metterò?

Una canzone:

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