Recensioni al volo: Rock Lit

Con i libri degli amici o di persone che conosco sono sempre un po’ a disagio: che succede se li leggo e poi non mi piacciono? Mi piaceranno meno anche loro che li hanno scritti? È un dilemma sicuramente un po’ cretino, ma ogni volta è più forte di me: attacco le prime pagine fingendo di non avere aspettative altissime e mi sento sulle spine fino a quando non capisco che il libro mi piace. Allora mi rilasso e me lo godo.

Rock Lit. Musica e letteratura: legami, intrecci, visioni, edito da Jimenez, è stata una delle prime letture dell’anno, per me già una delle migliori del 2019: quando l’ho finito avrei voluto abbracciare il suo autore, Liborio Conca, e invece non avendolo a portata di mano mi sono limitata a scrivergli una cascata di messaggi via WhatsApp.

Il suo esordio mi è piaciuto così tanto che ho deciso di inaugurarci una rubrica: Recensioni al volo di colpi di fulmine libreschi e non.

La prima volta che ascolti una canzone c’è solo la canzone, e può benissimo bastare a se stessa. Dietro quelle voci e quelle note, però, non c’è il vuoto ma la sensibilità artistica di chi l’ha scritta, attingendo a quella cassetta per gli attrezzi che comprende le esperienze di vita, le passioni, i gusti musicali, e quelle letture che hanno il potere di cambiarti o di mostrarti la realtà davanti ai tuoi occhi in un modo prima sconosciuto, come un’epifania che si allunga con il contorno di un’ombra che non ti lascia più.

Dietro le canzoni spesso ci sono quelle letture che ti hanno cambiato la vita: Rock Lit è un libro-universo che ti fa venire voglia di leggere di più e di ascoltare tantissima musica.

Rock Lit racconta come la letteratura, con tutto quello che contiene, è intervenuta nella vita e nelle canzoni delle nostre band preferite, sia direttamente – ispirando alcuni pezzi, insegnando come scrivere di amore e libertà – sia indirettamente, vale a dire contribuendo a definire un immaginario buono per ambientare le proprie storie. O, perché no, raccontando come certe rockstar hanno ricavato alcuni trucchetti di scrittura dai loro eroi letterari. Quello di Rock Lit è un viaggio da intraprendere con un’autoradio idealmente in sottofondo, mentre ai lati scorrono paesaggi mutevoli.

Un giro che abbraccia Stati Uniti e Inghilterra: dai R.E.M. a David Bowie, passando per Nirvana, Smiths, Kate Bush, Cure, Joy Division, Radiohead, Bob Dylan, PJ Harvey, Patti Smith… E con, tra gli altri, Burroghs, Kerouac, Faulkner, Cormac McCarthy, Flannery O’Connor, Breece D’J Pancake, Federico Garcia Lorca, Emily Brontë, Camus, Kafka, Dostoevskij, Orwell, Salinger, Anna Frank, Steinbeck, Rimbaud.

C’è un capitolo dedicato a Leonard Cohen:

Non è mai facile riuscire ad afferrare per intero tutto quello che c’è dentro/dietro il mondo di un artista. Cohen, poi, è un osso particolarmente duro, avendo avuto una vita di balzi in avanti e passi indietro, turbamenti dell’anima e oscillazioni spirituali. Però, attraversando la sua opera è possibile intuire qualcosa, cogliere improvvise epifanie che illuminano o retroilluminano il suo mondo, come un lampo su un paesaggio con poca luce. Nel panorama di Leonard Cohen, al comparire del lampo – quei lampi che sono le poesie, le canzoni, i romanzi – intravediamo, tra le fondamenta della cultura ebraica e una biblioteca ricca di scrittori e poeti, i volti delle ragazze che ha amato, le donne che ricorrono dentro le parole delle canzoni con sembianze tutt’altro che fantasmatiche, bensì definite, piene verrebbe da dire, nel contorno del corpo.

Di questo libro ho amato tutto, anche le note a piè di pagina; quando poi trapela la voce dell’autore per condividere ricordi personali, succede qualcosa di speciale: è come essere insieme in una stanza ad ascoltare dischi e storie.

Quello di Rock Lit è un viaggio che si chiude come un cerchio e che ti lascia una fiamma dentro come fa l’adrenalina di un concerto, quando le luci si riaccendono e sei ancora lì, senza riuscire a muoverti, con tutta la musica ancora in testa.

Per la colonna sonora:

 

(Immagine: Mark Solarski via Unsplash)

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