la società della performance

Recensioni al volo: La società della performance

La società della performance. Come uscire dalla caverna (Tlon) è stata una lettura arrivata al momento giusto, quando ho iniziato ad avvertire una forte nausea da social e mi è venuta la tentazione di staccare tutto per un po’.

Maura Gancitano e Andrea Colamedici raccontano benissimo la nostra corsa ai like, il bisogno continuo di consensi e la ricerca ossessiva di esperienze instagrammabili o da trasformare immediatamente in materiale per riaffermare uno status, per essere sempre visibili e non farci dimenticare.

Non esiste più una differenza netta tra chi è famoso e chi non lo è: esistono soltanto infiniti livelli di popolarità. Oggi esistono soltanto performer. Esiste solo ciò che viene esibito.

Sto approfittando di questi mesi di pausa maternità per trovare la mia voce online: non dovendo più passare le giornate a essere un marchio editoriale, faccio esperimenti, gioco, osservo, studio, prendo appunti.

Però poi a tratti arriva la nausea: quando casco senza accorgermene nel meccanismo mentale del devi postare qualcosa, quando giudico i contenuti degli altri per la confezione e non mi soffermo sulla sostanza, quando mi sento in obbligo di fare per non deludere le aspettative di qualcuno… allora mi sento sopraffatta, a disagio, frustrata da non so nemmeno io cosa.

Questo libro mi ha aiutato a definire questo malessere e a fare chiarezza:

Possiamo lavorare in qualunque posto, quindi lavoriamo sempre. Possiamo scegliere cosa acquistare, quindi siamo consumatori sempre insoddisfatti, e non riusciamo a resistere alla tentazione di possedere prodotti sempre nuovi. È un mondo di pura positività, in cui sembra tutto alla nostra portata, in cui non ci sono più padroni ma esistono delle idee che non possiamo mettere in dubbio: dobbiamo avere un progetto, dobbiamo ottimizzare il tempo, dobbiamo produrre contenuti, dobbiamo volere qualcosa, dobbiamo essere motivati, dobbiamo essere creativi. E se l’attuale ideologia positiva non fosse davvero migliore delle precedenti?

Riconoscersi in questa ansia perenne da prestazione non è stato indolore: è stato un po’ come smettere di fumare per la seconda volta.

Pretendiamo che chi ci offre una prestazione deludente ci rimborsi e abbandoni il proprio incarico, e allo stesso modo cerchiamo di tenerci stretto tutto ciò che offre di noi un’idea di prestazione eccellente. Non solo l’aspetto esteriore e il modo in cui ci vestiamo, ma anche l’aspetto dei nostri figli e il modo in cui li cresciamo, il cibo che prepariamo per cena, il bar in cui facciamo colazione, l’amore del nostro partner per noi, le attività sportive, le attività culturali, il numero di seguaci. Non possiamo perdere alcun potenziale plusvalore da esibire, quindi dobbiamo far quadrare tutto, non possiamo permetterci di abbandonare niente, dobbiamo coltivare la parte spirituale, quella fisica, avere una vena creativa, essere divertenti. E valutiamo gli altri allo stesso modo, sia in ciò che esibiscono oggi, sia nel progresso che hanno compiuto nel tempo.

Questo libro l’ho letto in un giorno, sottolineando furiosamente tantissimi passaggi. Quando l’ho finito mi sono sentita meglio, mi sono sentita capita e mi è passata la voglia di staccare di tutto e scappare via.

Prima ho scritto un messaggio via Instagram agli autori per ringraziarli perché il loro libro mi ha smosso qualcosa dentro e, visto che con i social ci lavoro, mi ha fatto riconquistare una dimensione umana che avevo un po’ perso per strada; poi ho preso un foglio e ho scritto una lista di tutto quello che voglio fare con i miei profili, il senso che voglio dare al mio stare sul web: non il piano editoriale di un brand, ma un manifesto personale.

Non si è liberi se si è soltanto liberi di consumare. Si è liberi se e solo se si è liberi di partecipare, di costruire attivamente il mondo che si abita. Di prendersi la responsabilità di giocare sul serio a essere umani.

 

E poi:

(Foto: Steve Harvey via Unsplash)

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