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Cinque libri: Nadia Terranova

C’era una volta su questo blog una rubrica chiamata Cinque libri: ogni ospite sceglieva un tema e cinque letture da consigliare. Mi piaceva moltissimo.

Poi, non so nemmeno perché, la presi e la spostai su Tumblr, ma dopo un po’ smisi di aggiornarlo: l’ultimo post è di tre anni fa.

Visto che ogni tanto vado ancora a rileggere quei consigli e visto che sono sempre innamorata delle liste e dei percorsi di lettura, ho deciso: faccio tornare questo appuntamento, una volta al mese, qui sul vecchio caro blog.

Ripubblico il primo ospite, un’amica che ha sempre detto sì sulla fiducia a qualsiasi impresa pazza le stessi proponendo.

Un po’ alla volta vorrei far uscire tutte le altre puntate, mescolandole con nuovi contributi.

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I cinque libri che mi hanno fatto venire l’insonnia

di Nadia Terranova

Morire. Non fosse che per fregare l’insonnia.

Gesualdo Bufalino

  • Primo Levi: l’uomo, il testimone, lo scrittore, Frediano Sessi, Einaudi Ragazzi

Un tonfo e ci svegliamo di colpo. «Che è successo?», accendiamo la luce.
«È caduto Primo Levi».

Sono le tre e venticinque.

La sera prima, dopo un’estenuante ricerca per le librerie di Roma, avevamo finalmente trovato e comprato il libro di Frediano Sessi. L’avevo lasciato sul suo comodino.

«Ma poi come t’è venuto in mente di metterlo in piedi»
«M’era sembrata una cosa bella»
«Ma infatti, dormire con la faccia di Levi che ti guarda, semplicissimo, proprio».

Non mi riaddormento mai più.

  • Robert Louis Stevenson, opera omnia

Ho cominciato a non dormire a otto anni.

«Mamma, ho sognato che venivano i pirati e mi rapivano»
«Stai tranquilla, dopo dieci minuti che ti conoscono ti riportano indietro».

  • La storia, Elsa Morante, Einaudi

Una notte insonne che ricordo con affetto: ero adolescente e in vacanza finii la Storia singhiozzando.

  • Brian the Brain, Miguel Ángel Martin, Topolin Edizioni

Nel 2002, per la laurea, ricevetti (da due persone diverse) una macchina per scrivere e i fumetti di Brian the Brain. Quella notte dalla macchina per scrivere, pesantissima e ancora poggiata sul pavimento, uscì uno scarafaggio. Sentivo che Kafka mi stava dicendo qualcosa, mi stava donando un segno sul mio futuro (tipo «Vai a zappare che è più cosa tua»). Fu allora che le terribili storie del piccolo Brian mi fecero compagnia fino al mattino.

  • Atlante delle isole remote. Cinquanta isole dove non sono mai stata e mai andrò, Judith Schalansky, Bompiani

Leggo di notte quando non dormo, cioè spesso. Verso le sei di solito mi concedo un pisolino, finalmente riposata e grata all’autore che mi ha tenuto compagnia. Di recente, in una sola notte, sono stata su cinquanta isole, alcune delle quali hanno storie e nomi indimenticabili: Solitudine, Isola del Possesso, Ascensione. Non sono del tutto sicura che visitarle di giorno sarebbe stato lo stesso, o forse è quello che mi racconto per rimandare da vent’anni quel mezzo Tavor.

 

(Foto: Photo by Ria Puskas e Plush Design Studio via Unsplash)

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