cinque libri

Cinque libri: Chiara Reali

Chiara Reali è uno dei regali più belli che mi abbia mai fatto il web. La sua lista mi ha lasciata senza parole. 

di Chiara Reali

Il giorno in cui operano per la prima volta tua madre (tua mamma, la tua mamma) la accompagnate tutti in ospedale. La sala d’attesa si riempie e si svuota, ti sei portata un libro ma, anziché leggere, continui a guardare la statua della Madonna nell’angolo, cerchi di contare i rosari che regge tra le braccia. La biopsia era positiva, ma vi hanno rassicurato; un piccolo intervento, se proprio dovesse andare male due, e comunque è difficile che metastatizzi. Va be’, ci diciamo, se non succedeva era meglio, ma visto che è successo, meglio che sia successo così, tra tutte le cose che potevano capitare forse questa è la migliore possibile, no?
Il libro che ti sei portata, che hai iniziato a leggere in sala d’aspetto è The Lonely City di Olivia Laing: non l’hai mai finito anche se ti piaceva, ti sei convinta che portasse sfiga quando il primario vi ha detto, è peggio di quello che pensavamo, settimana prossima la operiamo di nuovo. È il 29 maggio del 2018.

Il giorno in cui operano per la quarta o la quinta volta tua madre (tua mamma, la tua mamma), è estate, la stai passando in collina non per fare le vacanze ma per essere più vicina all’ospedale. Ti svegli molto presto ogni mattina, vai a camminare (sette chilometri tra andata e ritorno) e, quando non sei in ospedale, leggi. Dietro la poltrona c’è una pila di libri alta così. Dodici libri in un mese, perché hai bisogno di immergerti in storie che non siano la tua, hai bisogno di convincerti che le cose sarebbero molto più difficili se qualcuno stesse scrivendo la tua storia e si impegnasse per metterti di continuo in difficoltà. Passi le giornate in compagnia di Jude e JB e Willem e Malcolm, i protagonisti di Una vita come tante di Hanya Yanagihara (tradotto da Luca Briasco). Piangi per loro, così non hai bisogno di piangere per te. È la fine di agosto del 2018.

Pochi giorni prima della settima operazione, leggi un libro che si intitola Resoconto. L’ha scritto Rachel Cusk, l’ha tradotto Anna Nadotti e a un certo punto (ti) dice: «Si sentiva come una che ha dimenticato la propria lingua madre, un’idea che del resto l’aveva sempre affascinata. Si era accorta, dopo l’incidente, che le mancava quello che si potrebbe definire un vocabolario, una madrelingua di sé: per la prima volta in vita sua le mancavano le parole. Non era in grado di descrivere l’accaduto, né a se stessa né agli altri. Ne parlava, certo, ne parlava in continuazione, ma in tutto il suo parlare la cosa in sé non veniva affrontata, restava misteriosa e nascosta, inaccessibile». Annuisci, sottolinei la frase, la trascrivi, la usi per cercare di spiegare quello che non riesci a spiegare, ma non sei sicura che funzioni. È il 23 ottobre del 2019, tra pochissimo compirai quarant’anni.

Otto operazioni.

Nove operazioni.

Per un po’ smetti di leggere. Non ci riesci, i libri hanno smesso di darti sollievo. Cerchi invece informazioni, impari a memoria gli opuscoli degli hospice che ti spiegano cosa succede quando una persona inizia a morire e poi muore. Cerchi persone che raccontino il dolore che ti stai preparando a provare, per capire come sia possibile sopravvivere. Ti trasferisci a casa dei tuoi genitori quando ricoverano tua madre (tua mamma, la tua mamma) per l’ultima volta – chemioterapia palliativa. Resti lì quando torna a casa: ha bisogno di assistenza ventiquattr’ore su ventiquattro, fai amicizia con le infermiere che passano ogni mattina a medicarla, a portare farmaci e garze e siringhe di soluzione fisiologica e guanti in nitrile. Ti ricordi che qualche anno fa era uscito per Einaudi un libro di Roland Barthes, i suoi diari del lutto. Cerchi: Roland Barthes, lutto. Dove lei non è. Non si trova da nessuna parte, neanche in biblioteca. Lo compri in inglese, ha un titolo diverso: Mourning Diary. Sottolinei. Many others still love me, but from now on my death would kill no one. – which is what’s new. Sottolinei. Henceforth and forever I am my own mother. Sottolinei. I am suffering from the fear of what has happened.
Cerchi: sospensione alimentazione parenterale. Cerchi: sedazione profonda.
È il 24 maggio 2019 e riesci solo a chiederti perché cazzo proprio quel giorno hai deciso di metterti le calze a pois.

Per due mesi non sono riuscita a leggere niente. Avrei voluto, avrei voluto leggere e non pensare a niente. Ad agosto sono tornata in collina. Ho iniziato ad avere l’impressione che le persone avessero paura a chiedermi, come stai? Stai meglio?

Meglio non era la parola più appropriata per descrivere come mi sentivo. Non esisteva una parola adeguata. Era come se cose di nessuna importanza […] mi facessero sentire felice per un istante e sulla soglia delle lacrime quello successivo.<

Ho letto Il cardellino di Donna Tartt (tradotto da Mirko Zilahi de’ Gyurgyokai): […] era un sollievo sentire qualcuno che parlava con competenza e senza giri di parole di quello che la maggior parte delle persone cercava a tutti i costi di evitare.

Mia madre (la mamma, la mia mamma) leggeva poco. Mia madre (la mamma, la mia mamma) si lamentava sempre quando scrivevo di lei, ma secondo me si lamentava per finta, e in fondo le faceva piacere.

So perfettamente quanto ti manca.
No, non lo sai.

 

Cinque libri: partecipa

Questa rubrica è aperta a tutte e tutti: se ti va di partecipare, scrivimi una mail

(Foto: Ria Puskas – Unsplash)

6 Commenti

  • Robu 5 Ottobre 2019 Rispondi

    Che triste. Proprio triste.

  • Antonella Albano 7 Ottobre 2019 Rispondi

    Molto appropriato rispetto a quello che mi è successo, dato che mia madre è morta una settimana fa. E vorrei qualcuno che trovasse le parole per spiegare questa assenza presente. Io ho letto Paolo Rumiz, e ogni volta andare via con lui mi consolava, e Gogol dei Racconti di Pietroburgo, che invece ho odiato per l’irrilevanza delle sue situazioni assurde. La mamma, la mia mamma, è altrove ora.

  • Roberta 8 Ottobre 2019 Rispondi

    Leggere questo post è stato meraviglioso. Meraviglia e sofferenza. Dolore e stupore insieme. Grazie

  • Rossella 9 Ottobre 2019 Rispondi

    Mi sono stampata questo post per poterlo leggere e rileggere e rileggere ancora. Grazie.

  • Silvana 13 Ottobre 2019 Rispondi

    Cosa dire? Non posso non leggere senza farmi scendere le lacrime. Abbraccio Chiara

  • Batchiara 14 Ottobre 2019 Rispondi

    Chiara resta la persona che meglio di ogni altra racconta quello che provo anche prima di provarlo.

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