cinque libri

Cinque libri: Erika Marconato

Con Erika Marconato ci siamo trovate su Twitter grazie ai #3FattiDiOggi. La sua lista è quella cosa bella che ci serve leggere in questi giorni complicati.

Cinque libri per quando ti scricchiola il reggiseno

di Erika Marconato 

Io e Valentina non ci siamo mai viste. Ci scopriamo e conosciamo in base a quello che scriviamo online. Quindi ha senso, per me, compilare una lista di libri da sconosciuta (io, lei) a sconosciuti (lei e tutti quelli che leggono il suo blog). 

Lo spirito di questa rubrica mi sembra sia proprio quello: far curiosare nei propri scaffali persone che non si conoscono. A me capita piuttosto spesso: la gente scopre che adoro le storie (ci vogliono circa cinque secondi di conoscenza) e mi chiede “mi consigli un libro da leggere?”, senza che io sappia niente di loro. Come se fossi una rabdomante letteraria, una specie di maga delle pagine o di fenomeno da baraccone della quarta di copertina.  

I libri che leggo sono sempre esposti: a casa mia sono in librerie aperte in salotto, in camera, in studio, in cucina, in bagno; online Goodreads ti racconta chi sono. Non li nascondo mai, neanche quando sto leggendo cose decisamente pop (che palle questa seriosità attaccata alla letteratura, non se ne può più). Nonostante questo, tutti però cercano qualcosa che parli a e di sé: nessuno chiede mai quali sono le mie storie, i pezzetti di ricordi che compongono me stessa, se non molto indirettamente. Nell’ultima puntata di Pesto del 2019, Valentina chiedeva di raccontarle qualcosa che ci ha illuminato i pensieri, insomma alcune tessere di puzzle che compongono il suo pubblico, di cui faccio parte anch’io. Quindi, ecco la mia occasione.  

I cinque libri che ho scelto sono quelli che consiglio spesso e volentieri, i miei cavalli di battaglia, le letture che invidio a chi non le ha ancora scoperte. Soprattutto, però, sono parte delle mie storie, del mio immaginario. Stanno lì, vicino al reggiseno che scricchiola che racconto su Twitter. Stanno lì con il mio metro e ottantadue centimetri di altezza e le mie curve che stanno nel mondo fisico. Stanno lì con il mio essere un’intellettuale un po’ pop, il mio personalissimo modo di vivere lettura e scrittura. 

  • Renzo & Lucia. I Promessi sposi a fumetti di Marcello, Shockdom 

Una delle storie che mi sono state raccontate su di me è che a tre anni ho imparato a leggere da sola e che a sei anni sono andata a chiedere I Promessi Sposi in biblioteca “ma non la versione per bambini!”. Io non ricordo né l’una né l’altra cosa (mi sembrano piuttosto improbabili entrambe a dirla tutta), mi ricordo però che quando ero piccola Il Giornalino entrava settimanalmente nella mia cassetta della posta. Negli Anni Novanta era un concentrato di ottimi fumettisti italiani e non solo. Ricordo di aver letto Jacovitti, Athos, Massimo Mattioli, Roberto Rinaldi, Carlo Maria Lux e tanti altri che non ricordo e non riesco a recuperare. Questi fumetti hanno modellato il mio modo di percepire le storie: non considero libri solo i romanzi e i saggi con le parole, per me le immagini e i disegni sono un medium altrettanto efficace (soprattutto, non hanno niente di meno rispetto alle pagine piene di lettere). 

Marcello, l’autore di questo adattamento a fumetti de I Promessi Sposi, è stato il mio primo incontro con Dante: la sua trasposizione a fumetti de La Divina Commedia è uscita a puntate ne Il Giornalino (oggi è disponibile tutta intera grazie a Shockdom). Piena di riferimenti pop, di umorismo e di microtesti accessibili mi ha insegnato che non serve essere sempre seri per fare letteratura. I promessi sposi a fumetti ancora non ho avuto il piacere di leggerli, ma nelle mie librerie c’è sempre posto per libri che non ho (ancora) letto. 

  • Il circolo Dante di Matthew Pearl (traduzione di Roberta Zuppet), Bur 

Una delle cose che ho scoperto di me in età adulta è che adoro i remix: cose che vengono usate come mattoncini per fare altre cose. Da una parte, riguarda la tecnologia e la mia visione di cosa significa accedere alle informazioni, ma dall’altra che alcuni elementi vengano usati per forgiarne altri è un chiaro simbolo della loro potenza. Perché la rilevanza di un’opera non si misura nel numero di studiosi che ci dedicano la vita: nell’epoca della riproducibilità tecnica l’importanza delle opere di ingegno si misura in quanto diventano pop (e qui possiamo metterci i meme, i reggiseni che scricchiolano, i gattini e tutto quello che vuoi).

In questo romanzo, l’autore – americano e nato quasi mezzo millennio dopo Dante – usa La Divina Commedia per creare un thriller in cui l’assassino usa il contrappasso descritto dal poeta sulle vittime designate. Ho adorato ogni singola pagina (ma di sicuro non è adatto a stomaci deboli).

  • Amatissima di Toni Morrison (traduzione di Giuseppe Natale), Frassinelli

Nel 2016, in un impeto di passione, ho creato un gruppo di lettura. Si chiama Cibo per la mente ed è uno dei regali più belli che mi ha fatto Trento, la città in cui attualmente vivo. Te ne parlo perché per me la lettura è sempre stata una dimensione molto privata: nella mia famiglia di origine leggevo solo io, non ho ricordi di compagni o compagne di classe che condividessero questa passione, nessuno dei ragazzini con cui ero amica leggeva. Ho dovuto cambiare (varie) città per rendermi conto che la lettura può avere una dimensione pubblica, mi spingo a dire che deve o almeno dovrebbe. Quando sono arrivata a Trento – la quarta città in cui ho vissuto finora – mi sentivo molto sola: non conoscevo nessuno o quasi e ho cominciato a frequentare il gruppo di lettura della biblioteca comunale, ma non eravamo tagliati l’uno per l’altra. Cibo per la mente è nato così, perché volevo leggere qualcosa che fosse stato scritto e pubblicato nell’ultimo secolo. La storia di Sethe – che è uno dei personaggi più belli della letteratura – e Amatissima è stato il nono libro del primo anno, continuiamo a parlarne ancora oggi e se non l’hai ancora letto ti invidio davvero tanto. Se ti è mai capitato di pensare che le donne non scrivono bene, hai doppiamente bisogno di leggerlo. 

  • Lettera al padre di Franz Kafka (traduzione di Claudio Groff), Feltrinelli 

Kafka è venerato dai lettori e non ha bisogno che io ti parli di lui, del processo o della metamorfosi. Questa lettera, però, ha bisogno di un paio di righe di accompagnamento. Il buon Franz ci piace perché intuiamo la sua fragilità tra le righe dei suoi romanzi. Con questo scritto, però, non c’è niente che lo schermi: mette nero su bianco quello che è riuscito a elaborare di se stesso e del suo rapporto con suo padre. Fa male. Non c’è altro da aggiungere.  

  • Lo zio Oswald di Roald Dahl (traduzione di Silvia Piraccini), Longanesi 

Io e Roald Dahl abbiamo un paio cose in comune: siamo entrambi piuttosto alti e ci sentiamo entrambi fuori posto, apolidi. Al di là di queste facezie, è un autore a cui mi sento parecchio legata, lo leggo e rileggo spesso perché nella sua scrittura (apparentemente) semplice ci sono degli universi interi – a dimostrazione che si può essere rilevanti senza essere pretenziosi. Non ti voglio consigliare uno dei suoi libri per bambini (ma se non li hai letti, abbandona l’Internet ora e immergiti nel mondo di Matilda, di Charlie, di James e di tutti gli altri protagonisti dei suoi libri) perché hanno gambe buone e non voglio farti sentire in colpa nel caso tu sia una persona che non legge libri per bambini. Questo romanzo è la versione per adulti dell’immaginario di Dahl: ci troverai una persona che lavora nell’industria del sesso, un truffatore, uno scienziato e un sacco di personaggi famosi. Non importa quante volte io lo abbia consigliato a qualcuno, resta sempre un libro “di nicchia”. Nessuno di chi se l’è trovato tra le mani per causa mia si è lamentato, anzi.

 

Cinque libri: partecipa

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(Foto: Ria Puskas – Unsplash)

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