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Cinque libri

Cinque libri: Michele Orti Manara

Hegarty On Creativity e altri libri
Cinque libri/coltellino svizzero, compatti ma con dentro un sacco di roba

di Michele Orti Manara

Si dice che ormai abbiamo l’attention span di un criceto. Io non so se sia vero o no, ma per questa lista ho scelto solo libri brevi, al di sotto delle duecento pagine, che quindi si possono iniziare e finire in una sola sessione – ovvero il mio modo preferito di leggere un romanzo, quando è possibile.

Pronti? Via.

  • Lo straniero, Albert Camus

Qui dentro ci sono l’incipit e l’explicit più potenti che io abbia mai letto, o giù di lì. L’explicit non lo cito perché credo valga la pena di leggerlo dopo aver affrontato il romanzo, e perché sarebbe a rischio spoiler.

L’incipit, invece, è questo qui:

Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.

Son dieci parole dieci, e da sole contengono già tutto quel che verrà dopo. Ogni volta che le rileggo, e anche adesso che le ho copiate qui, a me vengono i brividoni.

  • Mattatoio n. 5, Kurt Vonnegut

Questo è uno dei libri che secondo me andrebbero fatti leggere nelle scuole superiori, o che mi piacerebbe avessero fatto leggere a me alle superiori. Potrei dire che ha un posto in questa lista perché Billy Pilgrim è un personaggio indimenticabile, o per l’umorismo di Vonnegut anche di fronte a un evento tragico come il bombardamento di Dresda, o per il suo messaggio pacifista; tutto vero, ma il motivo principale per cui l’ho scelto è la spiegazione del perché i tralfamadoriani non considerano la morte uno stadio definitivo, un passaggio che su di me ha funzionato meglio del Dylar.

  • Lo spazio sfinito, Tommaso Pincio

Perdonatemi, qui vi tocca sorbire una piccola parentesi esticazzi. Dunque, quando ho letto Lo spazio sfinito non stavo molto bene. Non vi annoierò coi dettagli, ma non stavo affatto bene. E in questo Kerouac ramingo nello spazio, nella malinconica Norma Jean dentro la casa sulla cascata, per ragioni difficili da spiegare, mi sembrava di percepire degli spiriti affini. Ora, non vorrei ricadere nella retorica un po’ stucchevole dei libri che cambiano la vita. Però è vero che spesso la accompagnano, e io a quei tempi trovavo uno sbilenco conforto nel farmi accompagnare dal Mugolio del Tutto, che secondo il Kerouac di Pincio fa così: mmmmmmmmmm.

  • Stella distante, Roberto Bolaño

D’accordo, non ha – anche per banali ragioni di lunghezza – il respiro di 2666 e dei Detective selvaggi. Però a me sembra un’ottima porta per entrare nell’universo di Bolaño, e dentro c’è un personaggio in cui si condensa il male senza volto che striscia tra le pagine di 2666. Se Stella distante non vi piace, credo ci siano buone possibilità che non vi piaccia Bolaño in generale. Niente di male, intendiamoci. Solo non vi resto più amico.

  • Il grande quaderno, Agota Kristof

Qui ho barato un po’, perché la Trilogia della città di K. nel suo complesso è più lunga di duecento pagine. Io però qui metto solo la prima parte, intitolata Il grande quaderno: 137 pagine in cui facciamo la conoscenza dei gemelli e li seguiamo mentre si adattano, senza troppe remore, alla crudeltà del mondo circostante. Il colpo di grazia (o di fulmine) a me l’ha dato questo passaggio – quasi da manuale di scrittura – in cui scopriamo le regole che i gemelli seguono per i loro appunti:

Dobbiamo descrivere ciò che vediamo, ciò che sentiamo, ciò che facciamo.
[…] È proibito scrivere: «La Piccola Città è bella», perche la Piccola Città puòessere bella per noi e brutta per qualcun altro. […] Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiamo le noci», perche il verbo amare non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività. […] Le parole che definiscono i sentimenti sono molto vaghe, è meglio evitare il loro impiego e attenersi alla descrizione degli oggetti, degli esseri umani e di se stessi, vale a dire alla descrizione fedele dei fatti.

(una postilla, poi vi lascio in pace: non rileggo quasi mai un romanzo; arrivato alla fine di questa lista, mi sono reso conto che tutti questi titoli fanno eccezione, perché li ho letti due o più volte; sarà che come detto son brevi, o più semplicemente che la prima lettura aveva lasciato il segno)

(Foto: Nick Hillier – Unsplash)

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