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Cinque libri

Cinque libri: Marco G. Montanari

un ragazzo legge su una panchina
Cinque libri di cui non mi libererò mai più

di Marco G. Montanari

  • Nemesi, Philip Roth

Leggere Philip Roth è come andare sulle montagne russe. La prima tratta è ripidissima e in salita. L’incedere è lento, ma regolare. Senti che qualcosa ti sta trainando, anche se non capisci bene cosa sia e come funzioni. Non fai in tempo a renderti conto di ciò che sta succedendo che già comincia la discesa. Il vento e la velocità ti fanno tenere gli occhi spalancati, il cuore accelera e cominci a gridare. Quando sei arrivato stai già pensando che vorresti farlo di nuovo.

Ho deciso di descrivere ogni libro con tre parole. Le tre parole per Nemesi sono: fallimento, malattia e vecchiaia.

  • Tu, sanguinosa infanzia, Michele Mari

Il libro che rappresentò per me la svolta. La sua lettura coincise con il periodo in cui iniziai a lavorare come editor.

In tre parole: nostalgia, mostri e ricordi.

  • Canada, Richard Ford

Richard Ford è uno dei più grandi scrittori viventi. Non si possono usare sfumature qui. Le motivazioni sono tantissime. Incendi. Rock Springs. Per me basta il fatto che mai ho interrotto la lettura di un suo libro. Essendo io un lettore che ci mette pochissimo a stufarsi, forse anche perché con i libri e con gli scrittori ci lavoro, spessissimo capita che debba passare da un testo ad un altro. Il tempo è sempre pochissimo e le cose da leggere prossime all’infinito: se non ottimizzi non ne esci. Sembra paradossale ma molti, troppi, nell’editoria, oggi non leggono più.

In tre parole: lentezza, confine e consapevolezza.

  • Lolita,Vladimir Nabokov

Come faccio a raccontarvi di quella volta in cui, quasi per caso, mi ritrovai tra le mani questo libro. Quella fu una delle prime volte in cui mi resi conto che davvero la letteratura poteva tutto. Anche farti immedesimare in un criminale che chiunque troverebbe ripugnante.

In tre parole: giustificazione, combattimento e ombre.

  • Il castello, Franz Kafka

Il libro che mi ha fatto innamorare della lettura. Fu un lungo viaggio in treno. Ma in compagnia di K. fu in realtà brevissimo. Da quel giorno Kafka mi avrebbe accompagnato ovunque. Ora nel mio studio c’è una libreria intera riservata a lui, diverse prime edizioni, anche qualche libro in tedesco. Non me ne sono più liberato.

In tre parole: nebbia, smarrimento e incompiutezza.

(Foto: Laëtitia Buscaylet – Unsplash)

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