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Cinque libri

Cinque libri: Andrea Pomella

un viale innevato
Cinque libri da leggere col cappotto

di Andrea Pomella

Mi piace il cappotto. È un indumento con una costante: è sempre abbastanza fuori moda, ma mai troppo fuori moda. È l’ideale per i sognatori scrupolosi, per quelli scampati alle bufere ma felici di aver guadagnato un riparo, per i ricchi e per i morti di fame. Il cappotto è anche il protagonista di una famosa foto di Henri Cartier Bresson che ritrae Albert Camus con il bavero alzato e una sigaretta stretta fra le labbra. Ecco, per me il protagonista di quella foto non è Camus; è il cappotto. Perciò, anche se l’inverno sta finendo, quelli che seguono sono cinque consigli di lettura, cinque libri da leggere col cappotto.

  • Il cappotto, Nikolaj Gogol, Feltrinelli

Un impiegato si compra il cappotto nuovo, lo indossa un solo giorno, glielo rubano, e lui muore di crepacuore. Neanche volendo si può ometterlo da questa lista.

  • Istruzioni per rendersi infelici, Paul Watzlawick, Feltrinelli

Dove si cita la guida di Dan Greenburg alle madri ebraiche:

“Regalate a vostro figlio Marvin due camice sportive. Quando ne indossa una per la prima volta, guardatelo con aria avvilita e dite: «L’altra non ti piace?»”.

Io possiedo due cappotti, uno nero e uno grigio, quando indosso quello nero, mi guardo allo specchio e mi viene esattamente quella stessa aria avvilita, e mi dico: “Dunque quello grigio non ti piace più?”

Leggete questo libro, se siete degli stremati come me.

  • Solar, Ian McEwan, Einaudi

McEwan ne ha scritti di migliori, ma qui c’è una scena (e mi rivolgo soprattutto ai lettori maschi) che vi farà desiderare di indossare il più caldo dei cappotti. Succede che il protagonista, Michael Beard, durante un viaggio nei paesi artici, a meno ventisei e con vento forza cinque, decide di orinare all’aperto. La descrizione dell’istantaneo congelamento e della conseguente perdita del pene è terrificante:

“Qualcosa di freddo e di rigido gli si era staccato dall’inguine per scendere lungo la calzamaglia e andare a fermarsi giusto sopra la rotula. Si portò una mano in mezzo alle gambe e non trovò niente. Se la portò al ginocchio e quel coso orrendo, meno di cinque centimetri in tutto, era lì, duro come un sasso. Non sembrava affatto, o non sembrava più, una parte di lui”.

  • Il cappotto di astrakan, Piero Chiara, Mondadori

Storia di un tale che lascia la vita di provincia sulle rive del lago nativo per avventurarsi a Parigi, dove la somiglianza con il figlio di una affittacamere lo precipita in un’avventura d’altri tempi. L’edizione degli Oscar Mondadori sembra tagliata su misura per la tasca del mio cappotto (quello nero).

  • Alla ricerca del tempo perduto, Marcel Proust, Mondadori (Meridiani, 4 voll.)

Proust scrisse la Recherche steso sul letto, coperto da un imponente strato di coperte, e con un cappotto foderato di lontra sulle gambe. Quel cappotto è anche il protagonista di un libriccino di qualche anno fa, Il cappotto di Proust(Mondadori), in cui la giornalista televisiva Lorenza Foschini raccontava di come fosse arrivata a scovare il prezioso cimelio tra i fondi del Musée Carna-valet. François Mauriac descriveva così il suo incontro con Proust: “Rivedo quella camera sinistra di rue Hamelin, il caminetto nero, quel letto in cui il cappotto serviva da coperta”. Una delle verità meno considerate di questo mondo è che la Recherche non sarebbe mai stata scritta senza l’ausilio di un cappotto.

(Foto: Catherine Zaidova – Unsplash)

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