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Cinque libri

Cinque libri: Marianna Crasto

una ragazza sceglie un libro da leggere
Cinque libri: Interno giorno

di Marianna Crasto

(Valentina è una dolcissima persona: mi ha proposto questa cosa dei cinque libri e io ho risposto ODDIO OK SÌ YEAH!! <3, abusando orribilmente di punti esclamativi e segni matematici.

Mi sarei subito pentita fossi stata in lei, ma lei appunto è una dolcissima persona.)

I miei Cinque libri li voglio intitolare Interno giorno perché ovviamente un libro è quello che c’è scritto tra le pagine ma, per me, è soprattutto le esperienze che con lui ho avuto: dove me lo sono portato, il momento della giornata in cui lo leggevo, età, posizione preferita sul letto o all’interno della stanza.

Mi piacerebbe che poteste leggere i miei cinque libri alle coordinate emotive e spazio-temporali in cui li ho letti io, perché sono state proprio le coordinate a renderli perfetti.

Mi rendo conto che è una cosa impossibile, ecco perché di solito nessuno mi chiede mai niente. Però magari partite dalle mie coordinate e trovate le vostre, che ne so, in mezzo a un cerchio alieno in un campo di grano: vale tutto.

1.

Inizi di giugno, la scuola è finita, ho 15 anni, non ho ancora mai passato un’estate a studiare. Balcone spalancato, tende svolazzanti, piante dei piedi sul copriletto di cotone ruvido. Leggo Il Signore degli Anelli (l’edizione Rusconi che non credo facciano più) per 6/7/8 ore ogni giorno, ma non accenna a finire o anche solo ad assottigliarsi. Leggo per tutta l’estate, è un miracolo, è l’intrattenimento infinito. Ho fatto l’orecchio alla pagina in cui si forma la compagnia dell’anello perché non ricordo i nomi dei personaggi e lì stanno scritti tutti in tre righe.

2.

Ho quasi trent’anni, lavoro da qualche mese, combatto con picchi d’ansia mai visti nemmeno in periodo universitario: non mi piace parlare con le persone.

Leggo Come diventare se stessi di DFW-Lipsky in due notti di fila, raggomitolata al piano terra del letto a castello. In questo punto parla di me e piango.

“Penso che essere timidi significhi sostanzialmente essere talmente concentrati su se stessi che diventa difficile stare in compagnia della gente. Per esempio, se passo del tempo con te, non riesco neanche a capire se mi stai simpatico o no, perché sono troppo occupato a chiedermi se io sto simpatico a te. È stressante e odioso, tutto quello che vuoi tu, ma io ho in me degli elementi di questo tipo di timidezza.”

La mattina dopo ho un aspetto orribile.

3.

Ci metto 40 minuti di autobus per arrivare in aula e seguire le lezioni di un master cosìcosì. Durante il viaggio la mia faccia è nascosta dalla copertina di Gang bang di Chuck Palahniuk. Gli altri passeggeri vorrebbero giudicarmi ma si trattengono, dovendo in quel caso ammettere la propria conoscenza delle gang bang.

4.

Sono in casa già da tre giorni con la febbre, e gli addominali mi fanno male a furia di tossire. Inizio a leggere i Racconti di Hemingway poggiando il Meridiano sulla trapunta viola. Penso che non mi piaceranno, li inizio pensando che saranno usa e getta. Li odierò perché Ernst era un maschio ubriacone maschio l’Africa la Spagna maschio la corrida chissenefrega.

Li leggo tutti, piango per Paco che inizia cameriere e muore torero, mi viene l’invidia perché meglio di lui non si può fare, mi passa la febbre.

5.

L’ultimo giorno dell’anno sono triste ogni anno. L’ultimo giorno del 2008 leggo Altri libertini di Tondelli fino a che non arriva l’anno nuovo e mi chiedo come mi sentirò l’ultimo giorno del 2009.

“Noi buttiam giù le biciclette e saliamo a cavalcioni e dominiamo la piazza così alte e ruggenti e se alziamo gli occhi c’è il cielo neronero con tutte le stelle che luccicano e sembra proprio di stare in un film longobardo e barbaro”.

(Foto: Christin Hume – Unsplash)

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