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Cinque libri

Cinque libri: Rossella Innocentini

scaffali bianchi pieni di libri
Cinque libri quasi-letti in treno

di Rossella Innocentini

Valentina Aversano, mia adorata, questa top five semiseria è tutta per te. Amica meravigliosa e geniale “social media eccetera eccetera” e, soprattutto, portatrice sana di sensi di colpa fatti di “Ross, me l’avevi promesso!”.

Allora, i cinque libri di cui vorrei scrivere rientrano a pieno titolo nella categoria dei “libri quasi-letti in treno”. “Quasi-letti” perché, per un motivo o per l’altro, alla fine mica l’ho letti davvero. O almeno non in un vagone.

  • Europe central, William T. Vollmann (Mondadori) 

Quanto l’ho amato quel libro, e che colpo di fulmine con Vollmann, di quelli che ti fanno pensare “accidenti, in lui c’è TUTTO.”

Doveva essere una lettura da treno; una lettura capace, quindi, di alleviare i dolori di una povera e affaticata pendolare, impegnata a combattere la sua guerra quotidiana contro le sventure inflitte da Trenitalia.

Ma la pendolare purtroppo c’ha pure problemi di schiena, e quindi le centinaia di pagine di Vollmann le ha dovute lasciare nel suo pasello, a Velletri. Com’è finita? Be’, che il piccolo mattone è stato letto nel bagno di casa, tra un numero di Julia e uno di Dylan Dog. (Sì, la pendolare ha gusti anni ‘90 anche per i fumetti.)

  • Dissipatio H.G., Guido Morselli (Adelphi)

Lo scorso luglio, nella mia capiente e per nulla ingombrante borsa da Mary Poppins dei castelli romani, c’erano un bel po’ di libri. Tra questi il piccolo tascabile Adelphi di Morselli. Ma accanto all’ignaro Dissipatio c’era anche, ahimé, una casalinga e nutriente insalata di tonno e pomodori. E insomma, arrivata in ufficio, dopo una mattinata scandita da treni, metro, spintoni, e i 400 gradi percepiti dell’estate romana, il mio mega-insalatone era composto perlopiù da pezzi di Adelphi andati a male.

Vabbè, poi è finita che il libro me lo son ricomprato. E ora la mia libreria ne ospita due copie: una l’ho letta, e l’altra continua a emanare una piacevole fragranza di pesce.

(Eh sì, com’era la storia di quelli che amano annusare i libri? Oh, vuoi mettere l’odore della carta imperniata di scatoletta Rio Mare con il non-odore degli ebook?)

  • Transformer. La vita di Lou Reed, Victor Bockris (Arcana)

Era l’estate del 2008 e stavo per mettermi su un treno che m’avrebbe portato al concerto dei R.E.M. a Perugia, dove avrei potuto finalmente ascoltare e vedere Michael Stipe.

Ma purtroppo il caro e vecchio Lou lo dimenticai miseramente in un triste e abbastanza squallido bar di Termini.

Ero troppo concentrata sul cornetto e cappuccino per prestare attenzione al libro. Non l’ho neanche più ricomprato. Maledetti zuccheri.

  • Lolita, Vladimir Nabokov (Adelphi)

Letto la prima (e unica) volta tanti anni fa. Nell’ultimo periodo, dopo aver ascoltato più volte Nicola Lagioia parlare di questo libro e della bellezza della prosa di Nabokov, mi era venuta una voglia pazzesca di leggerlo nuovamente.

E poi niente, non è mai capitato.

Pochi mesi fa, durante una delle mia affascinanti e imperdibili epopee su binari, c’ho provato. Ma poi l’ho posato, e mi son messa a leggere Saer.

  • Rosso Floyd, Michele Mari (Einaudi)

Michelemariadorato (sì, tuttoattaccato), tu lo sai che ti venero. Tu lo sai che per me sei un dio. Altro che Pollon, sei tu il Re dell’Olimpo. Ma la verità è che c’è ben poco fare: Rosso Floyd mi concilia il sonno.

E c’ho provato, figuriamoci. Ma ogni volta non sono riuscita ad andare avanti. L’effetto è, più o meno, quello di un sonnifero. (Ma di quelli potenti, eh.)

Vabbè, io però t’adoro sempre. E poi, in fin dei conti, una bella dormita fa pur sempre bene alla salute. O no?

(Foto: chuttersnap – Unsplash)

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