Menu
Cinque libri

Cinque libri: Silvia Vecchini

la platea di un teatro
Cinque libri sul teatro

di Silvia Vecchini

C’è un posto dove sono andata tante volte e tornata ancora e dove ritornerò sempre: il teatro.

Ci sono pochi libri che ho letto tanto, riletto ancora e credo rileggerò sempre, questi:

  • Vita di Carmelo Bene, Carmelo Bene e Giancarlo Dotto, Bompiani

La vita di Carmelo Bene, non c’è nient’altro da dire. Si inizia da qui e poi si va avanti. Io ho cominciato da qui e poi sono andata avanti. Ci ho provato.

Si nasce e si muore soli, che è già un eccesso di compagnia.

  • Il funambolo, Jean Genet, Adelphi

Consigli ad un apprendista funambolo. Tutto ciò che dice Genet al suo amante, tutto, io penso che quello sia il teatro.

Al bar puoi scherzare, bere con chi vuoi, con chiunque. Ma l’Angelo si fa annunciare, devi riceverlo da solo. Per noi l’Angelo è la sera, scesa sulla pista sfolgorante. Non importa se, paradossalmente, la tua solitudine è in piena luce e l’oscurità formata da migliaia di occhi che ti giudicano, che temono e sperano che tu cada: danzerai al di sopra e al centro di una solitudine desertica, gli occhi bendati, se puoi, le palpebre sigillate. Ma nulla – soprattutto non gli applausi o le risate – ti impedirà di danzare per la tua immagine. Tu sei un artista – ahimè – non puoi sottrarti alla voragine spaventosa dei tuoi occhi.

  • Opinioni di un clown, Heinrich Böll, Mondadori

A diciassette anni ho messo insieme un monologo da questo libro. Me lo ricordo ancora a memoria, e Hans Schnier rimane a tutt’oggi uno dei miei personaggi letterari preferiti, oltre che uno dei pochi di cui mi ricordi ancora nome e cognome.

c’è un punto in cui gli individui, anche se per motivi ideologici, diventano umani

  • Il teatro e il suo doppio, Antonin Artaud, Einaudi

C’è un capitolo, Il teatro e la peste, dove Artaud dice che un attore deve parlare come un condannato al rogo attraverso le fiamme. Ogni volta che vado a vedere uno spettacolo a teatro e non succede ci resto male.

Fra l’appestato che corre urlando dietro alle proprie allucinazioni, e l’attore che si lancia alla ricerca della propria sensibilità; fra l’uomo che si inventa personaggi ai quali senza la peste non avrebbe mai pensato, e che li raffigura in mezzo ad un pubblico di cadaveri e di alienati in delirio, e il poeta che inventa intempestivamente i suoi e li affida a un pubblico abbastanza inerte o delirante , esistono altre analogie che confermano le sole verità importanti, e pongono l’azione del teatro, come quella della peste, su un piano di un’autentica epidemia.

  • Psicosi delle 4.48, Sarah Kane, Einaudi

Si è uccisa a 29 anni con i lacci delle scarpe. Di suo ci restano solo cinque pezzi di teatro. Ogni tanto penso a quello che avrebbe potuto scrivere dopo, se non fosse morta così presto. Poi penso che quello che ha scritto è così raro che lo poteva scrivere solo qualcuno con la morte vicino. E deve andarmi bene così.

–  Hai deciso cosa fare?

–  Mi faccio un’overdose, mi taglio le vene e poi mi impicco.

– Tutto insieme?

–  così non potranno dire che era una richiesta di aiuto.

(Foto: Kilyan Sockalingum – Unsplash)

0 Commenti

    Lascia un commento

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.