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Su di me

L’ultima volta che sono stata felice

un divano verde e un cuscino in bianco e nero

Quanto è facile sbagliare a sceglierle, le parole? Quando scendono giù lisce, le parole giuste e il giusto numero, non fai tanta attenzione alle parole stesse, quanto all’effetto che fanno. L’essenza magica si sprigiona dalla sostanza ed è come se suonasse una musica. Eppure quando lo strumento è mal accordato e il ballerino inciampa ti rendi subito conto di quante maniere ci siano per sbagliare.
Quanto a odontoiatria e fognature andiamo alla grande, ma nell’uso del linguaggio e per altri aspetti cruciali della civilizzazione la razza umana è ancora intrappolata nella melma, piede sull’acceleratore e ruote che schizzano fango.


Philip Ó Ceallaigh, Appunti da un bordello turco

Non mi piace la palestra, non mi piace correre, non mi piace sudare. Non so lavorare a maglia, faccio schifo col fai da te, ho dimenticato come si suona il pianoforte e forse non so più nemmeno andare in bicicletta.
Però.

Devo trovare assolutamente una distrazione, qualcosa per scaricare la testa, per stare almeno un’ora senza cellulare. Ci penso da un mese.

Poi ieri mi sono fatta una domanda: Quando è stata l’ultima volta che hai fatto qualcosa solo per te che ti ha fatto sentire felice, felice di quella felicità egoista che non comprende amore, famiglia, lavoro, amici, niente?
È passato tantissimo tempo, mi sono risposta.
E poi mi sono messa a cercare su Google un corso di teatro comico.

Per anni sono stata felice studiando teatro e poi ho smesso all’improvviso, come si smette di fare tantissime cose, come quando ti tagli i capelli e pensi di essere un’altra persona. Come quando nei film americani finisce l’estate.
E la vita di adesso mi piace davvero anche perché piena di ostacoli superati in modi che non credevo possibili, eppure c’è qualcosa che sotto sotto, ogni tanto, pizzica ancora.

Qualcosa che spunta ogni volta che racconto un fatto e qualcuno ride, ogni volta che imito Ambra, ogni volta che non ho paura di parlare in pubblico.
Pizzica forte, ma io ho sempre fatto finta di niente.

Tranne ieri, quando per la prima volta ho pensato che forse sono pronta per una felicità diversa, un’ora a settimana. Senza ansia da provini, senza book fotografici, senza quel mal di stomaco che ti prende quando punti tutto su qualcosa perché devi farne il tuo destino e tirarci fuori uno stipendio.

Divertimento e basta.
Sembra assurdo, ma non ci avevo mai pensato.
E allora io domani faccio una telefonata e mi iscrivo.
Anche se stanotte non dormo, io domani chiamo.
Lo faccio davvero.
Lo faccio.
Domani.

(Questo è un numero della newsletter che mandavo anni fa su Tinyletter. Lo pubblico qui perché voglio conservarlo dove posso rileggerlo.)

(Foto: Masaaki Komori – Unsplash)

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