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Podcast / Scoperte

Carla, una ragazza del Novecento: intervista a Sara Poma

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Quando ho scoperto il podcast Carla. Una ragazza del Novecento (grazie Federica!) me ne sono innamorata subito: un quaderno che racchiude la vita di una donna nata nel 1923 e una nipote che decide di partire da quelle pagine per raccontarla, intrecciandola alla storia d’Italia.

Ascoltandolo mi sono emozionata come poche volte prima: dirò una cosa alla Stanis La Rochelle, ma forse non mi era mai successo di commuovermi così per un progetto in italiano.

Mi ha fatto ripensare a mia nonna, alle domande che non le ho mai fatto e alla sua storia di donna che in fondo non ho mai veramente conosciuto: penso che avere un quaderno pieno di memorie da leggere e rileggere a distanza di anni, guardando le foto che accompagnano i ricordi, sia una fortuna grandissima.

Credo che Sara Poma, autrice e voce del podcast, ci abbia fatto un vero regalo condividendo con noi la vita di sua nonna: la ringrazio ancora per aver accettato di essere mia ospite e di rispondere alle mie curiosità.

– Come nasce l’idea di raccontare in un podcast la storia di tua nonna? Nelle puntate dici che in un certo senso tutto parte da tua sorella, ma io sono curiosa di sapere qualcosa di più sul prima. 

Era un paio di anni che riflettevo sull’idea di fare un podcast più ‘mio’ rispetto a quello a cui collaboravo, che sarebbe Romantic Italia di Giulia Cavaliere, podcast che amo e che ho amato curare, ma non sono una super esperta di musica italiana (non sono esperta di nulla in realtà!), ma volevo, insomma, fare qualcosa che ragionasse di più con me. Il tema della memoria è sempre stato qualcosa che mi ha acceso, così come le storie di famiglia. E ho sempre saputo che la storia di mia nonna, nella sua normalità, è eccezionale.

Quindi, mentre valutavo possibili storie per cominciare a lavorare a un nuovo podcast, un podcast che fosse più mio, ho realizzato che nella storia di Carla c’era già tutto quello che cercavo e che risuonava in me. L’ostacolo che ho dovuto superare è che, mentre cercavo una storia, non avevo pensato di poter essere io la narratrice; non pensavo ne sarei stata capace. Invece poi è stato naturale, anche se si nota enormemente la differenza della mia voce fra la prima puntata e quelle successive. Nella prima ero agitatissima!

– Mi racconti come hai lavorato al podcast? Mi interessa tutto, dall’ideazione alla progettazione, passando per la scrittura.

Nessuno ci crede quando lo racconto, ma è stato tutto incredibilmente fluido, per certi versi anche semplice. L’ideazione in verità quasi non c’è stata. Come dicevo, la storia di Carla (che già conoscevo a memoria) mi ha colpito in fronte come una tegola una volta che l’ho riletta su word. Quindi, dopo quel momento epifanico, diciamo, ho chiamato subito Ilaria Orrù, amica e persona per me fidatissima e bravissima, con cui avevo già lavorato in altri contesti e le ho chiesto se le andava di aiutarmi a scalettare la storia di Carla, darle un flusso cronologico. Subito, si è posto il problema di far leggere le parti del manoscritto a qualcuno e lì la scelta è stata ovvia: ho chiamato la mia amica Livia, che fa l’attrice di teatro e, oltre a essere bravissima, ha una voce importantissima, quindi per me era perfetta ancora prima di iniziare.

Per la musica, ho sentito il mio amico ed ex compagno di band Marco Albano dei Berlinist. Non ci crederai, ma il theme tune di Carla è stato scritto e registrato in un pomeriggio. Infine, Francesco Ferrari di Frigo Studio si è offerto di aiutarmi a confezionare il tutto ed è stata la vera salvezza, perché grazie a lui siamo riusciti a dare al contenuto un assetto professionale. E poi, ho chiesto a un’altra amica, Susanna Tosatti, che fa l’illustratrice, se le andava di realizzare l’artwork. Mia moglie poi ha costruito il sito. Insomma è stata una catena di piaceri di amici talentuosi che ho la fortuna di avere intorno a me.

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– Trovo bellissima l’idea di collegare la storia personale di Carla alla storia d’Italia: com’è stato guardare una vita da fuori, isolare temi e coinvolgere esperti?

Questo aspetto è stato per me molto interessante, non solo perché mi ha permesso di capire veramente in quale contesto è vissuta mia nonna, ma anche perché ha fatto sì che riuscissi a staccarmi un po’ emotivamente e a raccontare la storia con un minimo di lucidità in più. Questa intuizione comunque è stata merito di Ilaria, che, mentre scalettava il manoscritto, si è resa conto che ogni episodio poteva avere anche un focus storico. Così, da lì, è partita la ricerca degli esperti che potessero aiutarci a fare luce su specifici temi e devo dire che anche qui sono stata veramente fortunata perché ho trovato persone preparatissime e molto disponibili. 

– E com’è stato scegliere una voce che ci facesse entrare nei ricordi tua nonna?

Come dicevo, la scelta è stata per me ovvia. Non avevo dubbi che Livia Bonetti fosse la persona giusta in questo senso. Peraltro credo abbia fatto un lavoro incredibile riuscendo a invecchiare la voce di Carla man mano che la storia andava avanti, senza però alterarla. Considera poi che la produzione è avvenuta in pieno lockdown e quindi totalmente da remoto, quindi Livia è stata totalmente regista di se stessa, ha fatto questo lavoro bellissimo completamente da sola. Alla fine il risultato è stato la voce di Carla, che è ovviamente diversa dalla Carla che conoscevo ma anche diversa dalla Livia che conosco.

– Ascoltandoti sono stata investita più volte da un’emozione fortissima e in alcuni punti mi sono ritrovata proprio spezzata in due dalla commozione. Quanto è stato importante per te raccontare di Carla proprio con l’audio?

Non sono una scrittrice e non avrei saputo raccontare questa storia in un libro, per esempio. L’audio per me è stata una scelta naturale perché sono, prima di tutto, una grande consumatrice di podcast, quindi ho pensato che per me potesse essere la strada più semplice da intraprendere. Inoltre realizzare un podcast mi ha permesso di far uscire la storia in maniera indipendente, senza dover aspettare che qualche editore se ne interessasse.

Quando ci siamo ritrovati chiusi in casa, ho capito che il momento era giusto per dedicarmi alla storia di Carla e condividere la sua vita, proprio in quel momento esatto. Ho sperato fortemente che ascoltare la sua vita potesse essere di aiuto a qualcuno, in un momento così cupo come quello che abbiamo vissuto tutti questa primavera.

– Mi consigli qualcosa da ascoltare bello come Carla. Una ragazza del Novecento?

Certamente! Ti consiglio due podcast in italiano e due in inglese. Parto da quelli americani: il primo è Revisionist History di cui sta per uscire la nuova stagione. È un podcast di storia, scienze sociali, politica, c’è dentro un po’ di tutto. Si parte da un episodio specifico della storia o della cultura popolare e si creano mille divagazioni interessantissime. Dopo che lo ascolti ti senti un po’ più intelligente, almeno a me fa quell’effetto.

Poi Dolly Parton’s America, che non parla solo di Dolly Parton, che è uno dei miei idoli, ma della complessità del suo personaggio, del suo essere rivoluzionaria senza essere un’attivista (un po’ come Carla!) e della cultura americana che fa da sfondo.

Per quanto riguarda gli italiani invece: La Bomba In Testa di Nicolò Porcelluzzi, il più bel lavoro recente sulle Brigate Rosse secondo me e La Grande Incertezza, che è un podcast che ho curato proprio mentre facevo Carla, in cui Ivan Carozzi racconta gli effetti della pandemia sulla salute mentale.

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