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Scoperte

Storie di Roma: una passeggiata con Liborio Conca

la fontana di trevi a roma

Ho chiesto a Liborio Conca di portarmi a fare una passeggiata per Roma: volevo vedere la città attraverso gli occhi di chi come me non ci è nato, ma ci vive da tanto.

Liborio è già apparso su queste pagine: ha partecipato a una puntata di Cinque libri e il suo Rock Lit. Musica e letteratura: legami, intrecci, visioni è stato uno dei miei colpi di fulmine del 2019 (ne ho scritto qui). Altre cose da sapere: è giornalista, caporedattore di minima&moralia e collabora, tra gli altri, con Tuttolibri – La Stampa, il Tascabile e This Is Not A Love Song. I suoi pezzi sono sempre bellissimi.

L’idea di questa passeggiata è nata per caso, guardando il suo profilo Instagram: sia lì che su Twitter ha un modo di cogliere dettagli e storie che mi ha fatto venire voglia di saperne di più. Abbiamo girato Roma via mail: ci siamo scritti negli orari più strani e, tappa dopo tappa, mi sono innamorata di nuovo di una città che a volte un po’ mi schiaccia.

E adesso… partiamo.

Facciamo insieme un giro di Roma: vorrei vederla attraverso i tuoi occhi e scoprire storie e posti che ti piacciono. Da dove iniziamo e perché?

Dall’Aventino. Mi sembra di scontentare ognuno dei posti che mi son venuti in mente, per la presenza di quello scorcio o di quel ricordo, di un monumento o di una strada legata a un personaggio o a un libro; ma sì, partirei dall’Aventino.

Ci ho sempre ritrovato una quiete spirituale che in una città caotica come Roma è difficile da spiegare, ma è netta, limpida, non devi neanche sforzarti per sentirla. 

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agli aranci again.

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Siamo in centro, al confine con il Palatino, dall’altra parte rispetto al Circo Massimo, ma arrampicandoti qua sopra senti subito sfumare il gran caos cittadino. Ad attutirlo ci sono le ville, il verde, il bellissimo Giardino degli Aranci, chiese antiche, le fontane. Proprio sotto, a valle, scorre il Tevere. In fondo a via di Santa Sabina c’è il Palazzo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, con il buco della serratura più famoso del mondo. L’Aventino è stato un luogo religiosamente aperto, con templi innalzati alle divinità romane e in seguito aperto ai culti orientali, egizi, mitrei, infine cristiani. Qui c’era un tempio dedicato alla Luna. 

Credo sia un posto ottimo per iniziare anche perché oltre ai luoghi concentrati sul colle il passo è breve per perdersi nelle vicinanze: oltre al Palatino, che però richiede diciamo una giornata a sé, passando dall’altra parte di viale Aventino trovi San Saba, un piccolo rione stretto tra le mura aureliane e le terme di Caracalla, con i villini popolari costruiti a inizio Novecento; e poi allungandosi ancora a Sud finisci a Porta San Paolo, con la Piramide, dove inizia la via Ostiense… e anche questa è già è un’altra storia. 

Prima di proseguire, facciamo un viaggio nel tempo: mi racconti la tua prima Roma? Chiudi gli occhi e dimmi com’eri tu e com’era la città.

Può sembrare strano ma se chiudo gli occhi e penso a quella Roma di fine 2002 inizio 2003 mi vengono in mente subito gli autobus arancioni che adesso non girano più, rumorosi, sbuffanti, con le aperture a soffietto. Ne prendevo un sacco anche per muovermi nella Roma tipica del fuorisede alla Sapienza: Quartiere Africano, piazza Bologna, San Lorenzo, via Salaria / piazza Fiume, Prenestina.

A proposito, grazie alla mia cara vecchia facoltà (l’indimenticata Scienze della Comunicazione in pieno boom di iscritti) mi feci subito una cultura di sale cinematografiche, visto che spesso le lezioni le seguivamo lì per via dell’enorme quantità di iscritti. E quindi cinema Europa, Savoy, Avila, Reale, sale bellissime ai Parioli. A parte questo utilizzo “pratico” dei cinema, cosa abbastanza unica al mondo, andavo un sacco al cinema per svago, anche di pomeriggio, da solo, al Quattro Fontane o al Metropolitan a via del Corso, fino a quando è rimasto aperto. E nelle librerie del centro, dove leggevo sul posto e così sceglievo i libri da prendere (non potevo comprarli tutti!).

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piazzetta grunge #sanlorenzo #roma #1992

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Non c’è dubbio che seppure con i suoi limiti la Roma veltroniana in cui arrivai aveva un’offerta culturale quasi incomparabile con quella degli ultimi cinque-sette anni. Concerti, mostre, notti bianche: c’era di tutto, e per quanto fosse complicato girarla, come da tradizione (il trasporto pubblico è un guaio senza tempo), si percepiva la gioia caotica di stare in una grande capitale dove le cose avvenivano a più riprese giorno dopo giorno. In particolare ripensare ai concerti che c’erano ogni sera a Roma provoca un sacco di rimpianti. Sì, sto parlando di locali come il Circolo degli Artisti o l’Init o il Sinister Noise.

Ma lo sai che è la mia stessa Roma? La facoltà, i cinema, le notti bianche veltroniane… chissà a quanti esami ci siamo incontrati senza saperlo. E i concerti al Circolo degli Artisti… (Sospiro). Basta, torniamo a oggi. Adesso sono pronta, andiamo dove vuoi. Dimmi anche che ore sono e in che stagione siamo, così capiamo subito che luce c’è.

…Anche se incontrarsi per caso in quel delirio di università era molto difficile! Comunque ero uno di quelli con un lettore cd (poi MP3) che ascoltava Sigur Rós o Interpol, Yeah Yeah Yeahs… saccheggiavo le edicole, facendo il pieno di quotidiani e mensili musicali… l’edicola di piazza Fiume, fornitissima… poi ci son finito a scrivere, su alcuni dei giornali che leggevo e che rastrellavo da quell’edicola, e pensare a questa cosa mi lascia tuttora una bella sensazione.

Ma sì, torniamo a oggi. Facciamo un giretto a Montesacro? Mi è venuto in mente perché hai parlato di luce e lì la qualità della luce è superba. Roma è bella sempre ma a primavera sfoggia il vestito migliore, col sole alto, il clima tiepido… e quella luce di aprile-maggio è fuori concorso. Quindi facciamo a inizio aprile, di primo pomeriggio.

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montesacro #villini

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A Montesacro sorge la città giardino costruita negli anni Venti, con scorci inaspettati, scalinate improvvise, cortili verdi e spaziosi… un po’ come alla Garbatella, un quartiere simile a questo e altrettanto affascinante. Come la Garbatella, anche Montesacro ha il cuore a sinistra; se vogliamo forzare e saltare con disinvoltura tra epoche lontanissime (questa città lo consente), qui si ritirò la plebe nella scissione poi mediata da Menenio Agrippa. Qui scorre l’Aniene, il secondo fiume di Roma, sormontato dal ponte Nomentano. Qui Beppe Fenoglio ambientò una parte di Primavera di bellezza, uno dei romanzi del ciclo di Johnny; qui visse Rino Gaetano, e in alcune delle sue canzoni il quartiere è ben presente: ogni anno viene ricordato con un concerto. Qui vicino viveva Valerio Verbano, e ogni anno un corteo ricorda il suo assassinio per mano fascista. Roma è senza dubbio la città con più memoria al mondo.

Se il giretto ci ha stancato, su viale Gottardo è pieno di bei locali. 

Sì, sediamoci un attimo. Mi sa che ho pure fame.

Ottimo! Guarda, per restare in zona, come ti dicevo, a viale Gottardo ci sono diversi locali curati, l’ideale per riposarsi e sorseggiare un drink o mangiare qualcosa. Eviterei il ristorante messicano (mica vorremo ingozzarci!), e proseguirei verso Comò Bistrot, la selezione di birre è ottima e possiamo fare un piccolo aperitivo all’aperto. Mentre beviamo le nostre birrette sono io a farti una domanda: mi racconti quali sono le tre cose che più ti piacciono di Roma? Dopo direi di spostarci verso il centro, fino ad ora ci abbiamo girato intorno, prima sull’Aventino e poi a Montesacro…

Le prime tre che mi vengono in mente: la luce, la pizza rossa scrocchiarella e fare passeggiate lunghissime che da un quartiere all’altro diventano veri e propri viaggi in città simili ma diverse, come stiamo facendo io e te. 

E adesso sì, andiamo in centro.

Facciamo una cosa, proprio come canta Rino Gaetano nel Cielo è sempre più blu prendiamo il sessanta da corso Sempione e andiamo a Porta Pia. Attraversiamo così la via Nomentana, questo enorme viale alberato con le ambasciate e i giardini ai lati. Villa Torlonia, ad esempio, con la Casina delle Civette nel cuore del parco. O Villa Mirafiori, sede della facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.

A proposito di autobus: il trasporto pubblico è uno dei guai della città, l’abbiamo già detto, però (e su questo penso che sarai d’accordo!), il viaggio su due tram come il 3 e il 19 è di per sé un itinerario a parte. Al 19, che parte da Piazza Risorgimento proprio sotto il cupolone e arriva a Centocelle, lo scrittore Premio Strega Edoardo Albinati ha dedicato persino un libro; ed è veramente un mondo a sé, ogni fermata racconta una scena diversa, mentre il paesaggio cittadino muta di curva in curva. Oltretutto, non lontano dal capolinea di piazza dei Gerani, in piena Centocelle, c’è il mitologico Forte Prenestino, uno dei centri sociali storici della città, tra i più grandi d’Europa. Da San Pietro al Forte è un bel cambio di scenario.

Ma possiamo fare un discorso simile per il 3, che parte dal cuore di Villa Borghese, a Piazza Thorvaldsen, vicino Villa Giulia, accanto al bellissimo Museo nazionale etrusco (sede ogni estate del Premio Strega) e finisce alla Stazione Trastevere, sfilando nel suo tragitto accanto al Colosseo e arrampicandosi poi sul Celio, costeggiando Villa Celimontana, uno dei miei parchi preferiti.

Divaghiamo un altro po’, tanto per piazza Venezia, dove ci lascia il 60, c’è ancora tempo; quali sono i tuoi parchi preferiti di Roma? Sai che Roma è il comune con più ettari di verde d’Europa?

Prendere i mezzi a Roma è un atto di fede: questo 60 potrebbe portarci ovunque e metterci due o tre vite nel frattempo. Davvero Roma è così verde? Non lo sapevo. Scelgo due amori recenti, Villa Gordiani e Villa Celimontana: anche nei parchi mi piace osservare la gente e immaginarmi un po’ di storie. Mentre arriviamo a piazza Venezia, mi racconti una storia di Roma che ti piace?

Villa Pamphili, sull’Aurelia, è pure bellissima, sterminata e misteriosa; così come Villa Ada, nel quadrante opposto, lungo la via Salaria e i Parioli. Niccolò Ammaniti ci ha ambientato un libro che all’epoca trovai divertentissimo, Che la festa cominci. Quasi quasi me lo rileggo.

Una storia. Oddio, come faccio a sceglierne una? Questa è una città complicata, indubbiamente, ma se la accetti, per così dire, e decidi di starla a sentire, riesce a generare storie a gettito continuo e diventa difficile starle dietro. Del resto non riesco a immaginare la letteratura l’arte il cinema italiano senza Roma: è come se ci fosse un motore perpetuo, attivo da secoli, che procede sottotraccia mentre a ogni angolo ogni giorno si mescolano passato e presente, in una chiave di volta in volta grottesca, drammatica, violenta, comica. L’ultimo libro di Valerio Mattioli racconta benissimo questi aspetti, scegliendo una prospettiva esoterica.

Roma è pagana ma è anche il centro del cristianesimo (sintesi ideale, a mio parere: a piazza San Pietro si guardano dirimpetto la basilica e l’obelisco portato qui dall’imperatore Caligola, al centro del colonnato); è stata fascista e democristiana, ma ha una tradizione partigiana e rossa (in varie sfumature di rosso) che pulsa ancora oggi in molti quartieri. 

Comunque: visto che è la mia musica preferita, e per stare in una mitologia più recente: una storia che avrei voluto vivere, per quanto sia stato un momento anche drammatico, è il passaggio di Kurt Cobain a Roma nel 1994. In realtà ci venne due volte, in poche settimane. A febbraio si esibì con i Nirvana al programma Tunnel di Serena Dandini, interrotto da Corrado Guzzanti/Lorenzo; più avanti, a marzo, durante una pausa del tour europeo, ci tornò come semplice turista con la moglie, Courtney Love. Per lei rubò delle candele dalla basilica di San Pietro, acquistò souvenir e rose rosse; poi durante la notte all’Excelsior ebbe una crisi dovuta a un eccesso di farmaci. Forse il primo tentativo di suicidio. Lo portarono in un ospedale americano sulla Prenestina. Si riprese. Quando tornò cosciente, la sua prima richiesta fu un milk shake alla fragola.

Mi hai fatto venire voglia di mettere su i Nirvana a tutto volume. Lo faccio appena torno a casa. Intanto ecco piazza Venezia, ce l’abbiamo fatta: adesso dove si va?

Roma città grunge, e chi l’avrebbe detto? Visto che ci siamo, e per proseguire nella playlist, ecco un’altra storia che lega Roma a Seattle: sulla copertina di “Given to Fly” dei Pearl Jam, il primo singolo tratto dall’album Yield, campeggia lo scatto di una statua sistemata davanti alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano, in via dei Fori Imperiali. Essendo a piazza Venezia potremmo anche farci un salto. Non fosse che il concetto di “fare un salto” ai Fori imperiali è relativo e pericoloso per i nostri arti inferiori: sono magnifici ma vastissimi. Ci vuole una gita a parte, così come per i musei – quelli più noti e quelli meno battuti, le gallerie d’arte antica, moderna o contemporanea – e le aree archeologiche. Per cui io direi di proseguire verso Torre Argentina, attraversando piazza Venezia, mantenendoci per così dire sulla superficie della città. Le profondità di Roma sono immense, sterminate, ci sono mondi antichi seppelliti sotto i nostri piedi. 

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piazza del popolo.

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Come sai, dall’altra parte di via del Corso c’è piazza del Popolo, lì in fondo, dove inizia via Flaminia, dove sorgono villa Borghese, il Pincio, il Muro Torto (ognuno di questi luoghi di per sé evoca una quantità di suggestioni incontenibili). Tirando verso Torre Argentina, invece, siamo in un altro epicentro della città. Tanto per cominciare l’area archeologica al centro della piazza è presidiata da una nutrita colonia di gatti. Imboccando via dei Cestari, tra le boutique di abiti sacri, sbucheremmo prima a piazza della Minerva, con l’elefantino che regge il suo obelisco, e poi al Pantheon.

Prendendo invece il lato opposto di Torre Argentina ci ritroveremmo nel perimetro del ghetto ebraico. Se vogliamo riferirci alla storia d’Italia, siamo nei pressi di via Caetani, la piccola strada posta tra via delle Botteghe Oscure e piazza del Gesù dove venne ritrovato il cadavere di Aldo Moro abbandonato nella Renault 4. Sempre in via Caetani c’è la biblioteca di Storia moderna e contemporanea, all’interno di Palazzo Mattei di Giove, una splendida costruzione di inizio Seicento. Poco più avanti c’è la fontana delle tartarughe… e poi il ghetto vero e proprio, con le sinagoghe, i ristoranti kosher, le librerie e i centri studi.

A questo punto però non possiamo non passare in almeno una tra le due piazze più belle della città: piazza Navona e campo de’ Fiori, sui due lati di Corso Vittorio Emanuele II. Ognuno degli itinerari avrebbe il suo percorso: dal lato di piazza Navona ritroviamo via del Governo Vecchio con la statua di Pasquino, e in fondo la casa delle Letterature; Sant’Ivo alla Sapienza e San Luigi dei Francesi, con le tele di Caravaggio. Ci sarebbe anche il bar di Sant’Eustachio con il suo ottimo caffè. Dalla parte di Campo de’ Fiori ecco piazza Farnese, via del Monserrato e altri posti bellissimi più o meno noti come un cortile semi-segreto nascosto dietro un arco. 

Decidi tu da che parte andare, tenendo presente che dalla parte di piazza Navona sbucheremmo infine verso Castel Sant’Angelo e San Pietro, mentre dall’altra parte ci ritroveremmo a via Giulia e poi a Trastevere…

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a trastevere, via delle fratte, adesso.

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Trastevere, andiamo a Trastevere: è uno dei posti di Roma a cui sono più legata. Raccontamela tu.

È veramente un mondo a parte quello che si dischiude al di là del fiume oltre i ponti che vanno dall’isola Tiberina fino al ponte Sisto e ancora oltre. Per restare alla musica, è un paesaggio che ha sedotto anche Lucio Dalla; lui che quando era a Roma abitava qui, nella parte meno turistica del quartiere ma non per questo meno bella, alla sinistra del vialone che corre verso la stazione, in fondo a via della Luce. “È la sera dei miracoli fai attenzione / Qualcuno nei vicoli di Roma / Con la bocca fa a pezzi una canzone”, canta in La sera dei miracoli. L’ha scritta pensando proprio a queste piazze e queste stradine, dove puoi scorgere fontane, palazzi ricoperti d’edera, baretti rimasti agli anni Settanta, osterie, librerie, il cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, e respirare tutta quella massa di storie e storia che abbiamo incontrato arrivando qui.

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«ma io avevo portato anche le paste». #roma #bianca

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Trastevere è l’ennesimo paesone nella grande città-madre che è Roma. Qui sono nati Alberto Sordi e Claudio Villa: più popolare di così non so cosa immaginare. Ma è anche il quartiere della banda della Magliana e del carcere di Regina Coeli; di piazza di Santa Maria in Trastevere e della villa Farnesina affrescata da Raffaello. Qui sorge il bellissimo Orto Botanico, un parco incantevole che si estende da via della Lungara, all’altezza del fiume, fino al Gianicolo; e così mentre ammiri cactus, bambù, rose e piante e alberi di ogni genere puoi scorgere il Fontanone, proprio in cima al parco. L’acqua è un altro prodigio di questa città dalle mille fontane. Girare per Trastevere nelle mattine di primavera è un’esperienza bellissima, la qualità della luce è altissima, percepisci davvero un’anima antichissima e vivace, pulsante di vita, anche selvatica.  

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trastevere tra le foglie.

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Potremmo proseguire ancora, perché questa è una città infinita (“Te dimmi dove sei mi faccio tutta Roma a piedi” è una dichiarazione perfetta!), ma direi che possiamo bere un ultimo amaro al San Calisto e chiudere il nostro viaggio, almeno per adesso. Pensa a quello che abbiamo incrociato, a quello che abbiamo evocato e a quello che non abbiamo neanche sfiorato, oltre a quello che ancora non sappiamo di una città dai confini temporali e geografici estesissimi; pensaci per un attimo: è per questo che mi sento di poter affermare che Roma è senza dubbio la città più bella del mondo, e che mi sento fortunato a poterla abitare, vivere. Magari un’altra volta ci avventuriamo nel quadrante Est, Prenestino, Pigneto, Casilina, Cinecittà, Quadraro…

Giusto, Roma ce la dovremmo proprio fare tutta a piedi. Ordiniamo l’amaro, offro io.

(continua…)

(Foto di copertina: Cristina GottardiUnsplash)

3 Commenti

  • Maria Abruzzese
    9 Agosto 2020 at 18:31

    È stato un bellissimo viaggio in vostra compagnia…mi è sembrato di percorrere strade, piazze e le vastissime ville romane. Grazie.
    Vi seguirò nel prossimo viaggio ❣️

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    • valentina aversano
      10 Agosto 2020 at 15:42

      Cara Maria, grazie! Noi ci siamo divertiti molto e non vediamo l’ora di fare la prossima passeggiata :)

      Reply
  • Enrica
    30 Agosto 2020 at 07:27

    Sono tanti anni che non vengo a Roma, dopo questa passeggiata virtuale ho voglia di tornarci :)
    Grazie a entrambi

    Reply

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