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Newsletter / Scoperte

Una newsletter piena di idee: intervista a Ilaria Rodella

la newsletter farfarfare

Riconosco un tesoro quando: mi ci imbatto e sento un clic; mi fa venire nuove idee. È successo così con FarFarFare, una newsletter che ogni mese racconta un tema diverso attraverso laboratori, approfondimenti, link e interviste: l’ho scoperta leggendo un’altra newsletter, quella di Frizzifrizzi, e me ne sono innamorata all’istante.

È un progetto che nasce da Ludosofici e Corraini Edizioni: ci lavorano persone che vengono da esperienze diverse, dai laboratori di filosofia per l’infanzia al teatro, passando per il marketing e la grafica. Si rivolge a chi insegna, alle famiglie e a chi vuole sperimentare nuovi approcci alla creatività: promuove il fare pensando e ogni martedì mi fa arrivare nella casella di posta un nuovo numero pieno di spunti, domande curiose e attività che mi fanno venire voglia di giocare, da sola e con mia figlia.

Questo è l’ultimo numero, arrivato ieri: il nuovo tema è Scorza e si preannuncia già bellissimo. Si può fare una prova gratuita di un mese, poi ci si abbona qui.

Ho fatto un po’ di domande a Ilaria Rodella, fondatrice del progetto insieme a Pietro Corraini: leggo sempre la sua rubrica su Internazionale Kids e sogno di fare un laboratorio di filosofia con lei. La ringrazio davvero per il tempo che ha dedicato a rispondere alle mie curiosità sulla newsletter e sul suo lavoro: grazie Ilaria!

FarFarFare l’ho immaginata come una stanza piena di scatole: ogni volta che ne apri una trovi qualcosa di nuovo e ti viene voglia di non fermarti più. Mi racconti come nasce?

FarFarFare ha conosciuto una gestazione lunghissima e un parto velocissimo. Era da tempo che covavamo l’idea di una newsletter dedicata a insegnanti, a professionisti che in modi diversi lavorano con e per i bambini o più semplicemente persone curiose che, grazie ai bambini, provano e si sforzano di guardare il mondo che li circonda da prospettive sempre diverse. Per circa un anno abbiamo lavorato alla struttura, alla tipologia di contenuti che avremmo voluto inserire, alle modalità di comunicazione… ma poi non si riusciva mai ad arrivare ad una sintesi e a buttarsi veramente. Poi, l’urgenza dettata da questo nuovo tempo, ci ha costretti a uscire dalla teoria e immergerci nella pratica, fiduciosi che sarebbe stata proprio la comunità che si sarebbe costruita intorno al progetto a indicarci pian piano come strutturare FarFarFare. Ed è proprio così.

Ogni mese scegliete un tema e lo declinate in quattro newsletter: smontiamo insieme un numero di FarFarFare? 

Partiamo dagli ingredienti: contenuti creati appositamente, come un laboratorio o un’intervista o un testo di approfondimento, bibliografie ideata da librai e. bibliotecari, playlist, filmografie, link che approfondiscono il tema o suggeriscono nuove strade e infine le illustrazioni di Gaia Scarpari. Per fare un perfetto numero di FarFarFare, bisogna dosare e bilanciare tra loro questi ingredienti, facendo in modo che non manchi mai almeno un laboratorio… ed ecco fatto un numero di FarFarFare. Ogni tanto poi ci divertiamo con qualche illustratore che inventa dei progetti speciali come quello di Noemi Vola che, per il mese dedicato al tema del Progetto, ci ha regalato una serie di proposte per nuove banchi: dai Banchi Brucomela o quelli modello Zigo Zago!

Il vostro progetto mi sembra prezioso perché parla a realtà diverse: a chi educa e organizza laboratori, alle famiglie e anche a chi si occupa di creatività: alla fine qualsiasi scusa è buona per non perdere mai la voglia di giocare. Ci sono tanti, tantissimi spunti: ci consigli tu da dove iniziare?

Inizierei dai laboratori. Ogni laboratorio è stato scritto da un professionista diverso: ci sono artisti, designer, botanici, grafici, insegnanti, architetti, educatori, danzatori… In ogni esperienza proposta si esperisce il mondo in modo differente, provando a giocare con le ombre e le sfumature di cui la nostra realtà è ricca, a patto che si abbia la pazienza e la curiosità di scoprirle. Non si troveranno schede precostituite di attività in cui vengono descritti le modalità di svolgimento, le tempistiche, il target di bambini, competenze e obiettivi. No, nostro obiettivo è che ogni lettore di FarFarFare prenda ciò che sente più affine al proprio percorso, alla propria ricerca, al contesto in cui lo vuole sperimentare e lo faccia proprio. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri suggerimenti. Un altro posto del mio cuore è occupato dalle bibliografie che ci vengono regalate di volta in volta da amiche e amici librai sparsi su tutto il territorio… è bello vedere come ognuno di loro rielabora il tema permettendoci di scoprire percorsi nuovi e inaspettati. 

Delle storie delle persone mi piace sempre scoprire le piccole illuminazioni, quei momenti che cambiano un po’ il corso delle cose: mi racconti di quando hai capito di voler lavorare con la filosofia e con i bambini?

Stavo finendo l’università e volevo trovare a tutti i costi il modo di non abbandonare la filosofia, anche se ero molto annoiata dal modo in cui veniva trattata a scuola: era troppo chiuso e autoreferenziale. In contemporanea, facevo la volontaria a Festivaletteratura di Mantova, cercando sempre di farmi assistere agli eventi per bambini. Oltre agli scrittori, tanti laboratori venivano fatti da artisti, illustratori, designer…: riuscivano a giocare con la complessità, facendola vivere ai bambini in modo non-mediato. Perché allora non provare a fare la stessa cosa con la filosofia: far esperire e vivere la complessità ai bambini (che la chiedono e la pretendono!) delle grandi domande, attraverso però il linguaggio dell’arte e dell’esperienza sensibile? 

Lavorare con l’infanzia e vivere la genitorialità: sarei curiosa di sapere come sono i bambini e le bambine di oggi, visti da te. E come ti sembrano le famiglie.

Credo che le famiglie stiano cercando di fare del proprio meglio, mettendo spesso in dubbio il proprio operato e sforzandosi di trovare sempre nuovi equilibri nonostante tutto… e per fortuna ci sono i bambini che sono molto più pronti di noi adulti ad affrontare il nuovo e l’inaspettato. In fin dei conti, per loro tutto avviene per la prima volta e quindi sono più pronti ad accettarlo e farlo proprio, adattandolo alle proprie visioni e sogni, mentre noi adulti siamo meno pronti ad affrontare l’inaspettato di cui vediamo solo gli aspetti negativi.

ilaria rodella

Prendersi cura della fantasia mi sembra ancora più urgente dopo mesi di immobilità, mentre viviamo in tempi sempre incerti: hai dei momenti o spazi preferiti che ti aiutano a sbloccare le idee?

A stare da sola non mi viene mai in mente nulla: è solo dallo stare insieme con le altre persone, parlando e scontrandosi, che emergono le idee più belle e FarFarFare dovrebbe proprio avere questa funzione: creare link, relazioni, connessioni… idee e pensieri.

C’è una persona o una cosa che ispira o ha ispirato il tuo lavoro?

Che domanda difficile! Una persona in particolare non mi viene in mente! Direi piuttosto che ce ne sono tante e ognuna di loro mi ispira per un qualche motivo… quindi, se vuoi, comincio con l’elenco. Anzitutto ci sono le mie tre bambine, il cui coraggio, curiosità e leggerezza sono sempre fonte di ammirazione; poi professionalmente ho imparato tantissimo da Michela Dezzani, tra le storiche collaboratrici di Bruno Munari, tra le prime ad aver dato fiducia nella proposta dei Ludosofici, mi ha insegnato tanto circa la cura del dettaglio e l’importanza della ricerca continua e attenta soprattutto quando si ha che fare con i/le bambini/e. In questi mesi sto rileggendo, insieme a mia figlia, i libri di Bianca Pitzorno: ecco, credo che anche lei abbia influenzato il mio modo di rapportarmi con l’infanzia. La cura nel tratteggiare i personaggi del libro, le parole scelte con attenzione chirurgica, i temi trattati… insomma non tratta i/le bambini/e come piccoli adulti o come bamboccioni che non capiscono le cose del mondo: ma li/e tratta come persone che hanno domande, che hanno idee e spesso anche soluzioni geniali se solo si avesse l’umiltà di ascoltarle. 

Un’ultima domanda: mi consiglieresti un’attività? Vorrei metterla nella mia Scatola delle Meraviglie e tirarla fuori nelle giornate no.

È un’attività molto semplice nell’esecuzione ma di una profondità che si avvicina alla meditazione per certi altri. È un’attività proposta da Elena Turetti, progettista in ambito culturale dal 2009 che considera l’educazione uno dei principali strumenti critici a sua disposizione, consentendole di guardare avanti e anzitempo ai cambiamenti della società civile e del suo rapporto con il paesaggio. In cosa consiste? Nel prendere coscienza, pian piano, di  cosa succede attorno a noi senza che quasi ce ne accorgiamo. Quante cose succedono? Chi vive qui vicino a me o poco più in là, nell’altra stanza, a pochi passi da me, appena dietro l’angolo, sotto quel cespuglio, dentro quel cortile, oltre l’orizzonte. Mentre io sono qui, tutti gli altri dove sono? Mentre io mi gratto il naso tutti gli altri cosa fanno? Cosa succede ora, proprio in questo istante?Da tutte queste domande, a piccoli pazzi, innalzando la soglia di attenzione, ci accorgeremo degli Altri… e magari la giornata no come per magia si trasforma in una giornata di scoperta!

(Tutte le illustrazioni sono di Gaia Scarpari)

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