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Su di me

Cose che ho imparato in otto anni di minima&moralia

una scrivania con una macchina fotografica, timbri e un portapenne

All’inizio era lavoro. Nel 2012 occuparsi della redazione web di minimum fax voleva dire anche coordinare il blog, chiedere articoli, impaginarli, far rispettare le scadenze: minima&moralia era una parte importante della giornata lavorativa, un laboratorio continuo pieno di idee, progetti, confronti.

Dal 2014 è diventato altro: il blog si è staccato dalla casa editrice per diventare una rivista online autonoma, con un pezzo di carta che diceva che da quel momento in poi era mia, di Alessandro Grazioli, Nicola Lagioia e Christian Raimo. Ci abbiamo messo dentro ancora più energie e ore rubate al tempo libero, al sonno e ai fine settimana.

Grazie a Liborio Conca siamo riusciti a organizzare la redazione e a non chiuderci nella nostra piccola bolla: abbiamo allargato il nostro sguardo andando a pescare nuove firme, abbiamo lanciato una newsletter settimanale e abbiamo provato a immaginare il futuro.

C’è un ricordo che è rimasto nitidissimo nella mia memoria: un tavolino a San Lorenzo, un pomeriggio di un’estate bollente e noi che ascoltiamo Alessandro Leogrande che suggerisce modi diversi per trovare fondi, diventare più autorevoli, farci crescere. Quel giorno lui è sicurissimo: Ce la facciamo.

Poi però succedono mille altri fatti, personali e professionali: carriere che cambiano, progetti più grandi che occupano la testa, vite private che prendono più spazio e tanti incastri da provare a tenere insieme mentre le giornate scappano via velocissime. Ci diciamo che tanto abbiamo sempre tempo per fare tutto, poi una mattina di novembre di quasi tre anni fa scopriamo che Alessandro non c’è più.

Una delle cose che ho imparato grazie a minima&moralia me l’ha insegnata proprio Leogrande: si può e si deve fare meglio, sempre. Lavorare con cura, non tralasciare i dettagli, rispettare i testi e le persone. Della sua severità ho sempre avuto un po’ timore (e di cazziate me ne ha fatte tante), ma se ripenso a lui ricordo soprattutto la sua risata. E quel pomeriggio, quando sembrava tutto possibile.

Ho imparato a scoprire voci nuove, a spingerle a buttarsi e a mandarci contributi, cercando di dare spazio soprattutto alle donne, perché su certi giornali siamo sempre troppo poche; ho imparato ad approfondire, a stare al passo con l’attualità e a trovare modi diversi di raccontarla; ho imparato a non avere paura dei pezzi lunghi e a fregarmene delle mode e della fretta dei social.

Ho provato a portare su minima&moralia quello che da lettrice avrei voluto trovarci: è stato divertente, faticoso, appagante.

Adesso però è arrivato il momento di fare altro: negli ultimi due anni la mia vita è cambiata un bel po’ e non sono più riuscita a mettere dentro minima le stesse energie di prima. Non mi piace far parte di qualcosa quando non riesco più a dare una mano, mi fa sentire un peso e basta.

In questi mesi ho capito anche che adesso sono io la voce che deve provare a buttarsi e a prendersi un proprio spazio: non che su minima mi sia stato mai impedito di scrivere o esprimermi, figuriamoci, però vorrei provare a tirare fuori le idee senza ansie da prestazione, in un posto mio dove poter fare tutti gli errori che voglio.

Se su minima non esistono pezzi firmati da me è perché non mi sono mai ritenuta all’altezza di poterli scrivere, di vederli online in mezzo a tutta quella gente. Non mi sono mai permessa di immaginarmi in un ruolo che non fosse dietro le quinte, forse perché era scontato che coordinassi e basta o forse solo perché non ho mai avuto abbastanza coraggio.

Adesso però voglio provare a vedere che succede qui, in questa casa che ho costruito su di me.

L’ho già fatto in privato, ma ci tengo a ringraziare anche qui Alessandro, Christian e Nicola per avermi scelta otto anni anni fa: con voi ho imparato un sacco e mi porto dietro quintali di aneddoti che non scorderò mai.

Grazie a Liborio per le birre, le chiacchierate a due, le idee e l’incoraggiamento: senza di te tante cose sarebbero state belle la metà.

Grazie a Giulia Bussotti per avermi passato il testimone ad aprile 2012.

Grazie a Marco Montanaro e Matteo Moca: lascio la redazione in ottime mani.

E grazie ai collaboratori e alle collaboratrici, a chi c’è da sempre e a chi da poco: continuerò a leggervi tutti i giorni, questo è sicuro.

(Foto: Alejandro EscamillaUnsplash)

5 Commenti

  • Sara Cappai
    12 Novembre 2020 at 19:50

    Vorrei dirti tante cose ma ne scelgo solo una: BRAVA

    Reply
  • Giulia Trapuzzano
    13 Novembre 2020 at 07:17

    Il tempo che passa mi fa sempre un po’ tenerezza, un po’ male.

    Reply
    • valentina aversano
      14 Novembre 2020 at 11:38

      Io posso dire che andarsene dopo tanti anni è terribile e bellissimo insieme. Lunga vita a minima, buon inizio a tutto quello che farò. :)

      Reply
  • elena maria cito
    15 Novembre 2020 at 11:32

    Quello che ho capito è che non bisogna aver paura di lasciar andare certe parti di sè e che tutto quello che facciamo ci regala delle lezioni che ci porteremo dietro sempre. Che bello quello che hai scritto tu. In bocca al lupo per le nuove strade che imboccherai. Ti abbraccio <3

    Reply

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