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Corrispondenze

Libri e corrispondenze da Parigi Ovest a Roma Est

il retro di una cartolina degli anni cinquanta, scritta in francese

Nico Morabito vive a Parigi, io a Roma. Lui scrive, anche i film. Ci conosciamo da così tanto tempo che ricordo ancora benissimo quando mi disse che si sarebbe trasferito in Francia, dieci anni fa: era un periodo in cui le persone care lasciavano Roma e io ogni volta mi sentivo il cuore un po’ più sbriciolato. Che fai quando hai gli affetti lontani? Prendi un treno, un aereo e li vai a trovare. E se c’è una pandemia?

Trovi una scusa per non farti risucchiare dalle giornate che sembrano tutte uguali e fai partire un progetto, una piccola idea pazza per il blog: io e Nico ci siamo conosciuti su Splinder, per noi i blog sono casa come i social non potranno essere mai. Abbiamo iniziato a scriverci per raccontarci delle cose, questa è la prima delle nostre Corrispondenze.

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Libri e corrispondenze da Parigi Ovest a Roma Est

Cara Valentina,

da quando lavoro tutto il giorno da casa è cambiato il mio rapporto con il rumore, o meglio con i rumori al plurale, quei rumori di cui non mi accorgevo quando lavoravo fuori. I vicini di casa che spostano i mobili tutta la giornata (hai mai fatto caso che in ogni casa del mondo i vicini di sopra spostano sempre i mobili? Anche quelli di sotto penseranno lo stesso di me, di te, di tutti). Il giardiniere del condominio che un giorno su due pota, ramazza e raccoglie con l’infernale macchina aspirafoglie. Il cantiere del palazzo di fronte con i camion che fanno avanti e indietro, le macchine scavatrici, decine di operai che urlano cose in tutte le lingue del mondo. Un cantiere che, inutile dirtelo, inizia alle sette del mattino e va avanti tutta la giornata. 

Considera che io mi metto a lavorare alle nove, e prima, mentre faccio colazione, penso: Ecco, un’altra giornata con il cantiere, la macchina aspirafoglie, i vicini che spostano mobili. E poi penso: e la pandemia. La metà di tutto questo basterebbe per dire Ma perché? E tornare a letto. Invece sai cosa faccio per non farmi sommergere? Preparati, è una cosa magica. Mi piazzo davanti alla mia libreria, sezione Narrativa Anglofona Lettera M (sì, classifico i libri come se fossi il libraio di me stesso), prendo un libro di Bernard Malamud a caso, sfoglio le pagine, mi fermo, leggo una frase o un paragrafo o un racconto e subito mi passano tutte cose. Smetto di pensare al cantiere, ai vicini di sopra, alla pandemia, ai negazionisti. La cosa bella è che, pur avendo letto praticamente tutti i libri di Malamud (ne conosco persino dei pezzi a memoria, come se da un momento all’altro dovessi andare come concorrente al Rischiatutto), ecco, ogni volta mi sembra la prima. Penso tu sappia di cosa sto parlando. Bene, a quel punto, solo a quel punto, posso mettermi alla scrivania: la giornata può cominciare, chi se ne frega del lavoro, del cantiere, della pandemia, dei negazionisti. Te l’avevo detto che era una cosa magica (io ho Malamud, e tu?).

E a proposito di magia. Ricordi il sabato pomeriggio in cui scoprimmo che Biden aveva vinto-ma-non-ancora-vinto? Non so tu, ma io stavo chattando con te su instagram. Sembra passato un secolo. Un giorno parliamo degli effetti dell’adrenalina delle notizie sulle nostre vite, ma ora volevo parlarti di una bellissima rivista letteraria francese, un mook. Si chiama America. Fu lanciata da François Busnel, conduttore di un programma sui libri del servizio pubblico francese, all’indomani della vittoria di Trump. Questa l’idea: 4 numeri all’anno per 4 anni, il tempo del mandato presidenziale, e poi basta. Una rivista a tempo, per contrastare la negatività e la tossicità di Trump con 16 numeri densissimi di storie americane, racconti, interviste, traduzioni, reportage, illustrazioni. Una cosa da sentirsi male per la troppa bellezza. Tu lo sfogli e pensi: no vabbè, non sarà troppo? E invece no, non lo era. Una rivista a tempo: che idea stupenda. Anche se, ti confesso, ogni volta che sfogliavo un numero in questi quattro anni, pensavo: vabbè, dicono che smettono nel 2020 ma chi ci crede, vedrai che continuano, come si fa a fermare una cosa del genere? E invece no, si fermano proprio. Perché la loro missione è conclusa. Quello che dovevano fare, l’hanno fatto. Parlavo di magia: loro sapevano che Trump avrebbe perso. Certo, a posteriori è facile dirlo, ma loro lo hanno detto prima di tutti, con le voci di scrittrici e scrittori americani. E con la letteratura. Se dovessi buttare giù la lista dei dieci motivi per cui amo la Francia uno di questi è: per le riviste letterarie. Se vuoi la prossima volta ti parlo di un’altra rivista che mi fa battere il cuor.

Due giorni fa ho finito un libro di Sabrina Ragucci, Il medesimo mondo, edito da Bollati Boringhieri. Non smetto di pensarci. Un libro pieno di grazia e di bellezza, malgrado la violenza di quello che racconta, i personaggi, i drammi. Inutile parlare di trama, quel che conta è il movimento di armonia che si porta dietro. Continuo a sentirlo. Ti è mai capitato di avere degli effetti fisici con un libro? A me raramente, e quando succede mi sembra giusto appuntarlo da qualche parte. Lo faccio qui. Le conseguenze della lettura non vanno sottovalutate. 

Un abbraccio transalpino da Parigi ovest a Roma est,
Nico

Una cassetta della posta in Francia

Caro Nico,

quando ho letto la tua mail – anzi, lettera, perché me la sono immaginata di carta, di averla tra le mani – mi sono sentita teletrasportata a Parigi, davanti alla tua libreria. Ho ripensato alle nostre passeggiate, ai posti che mi hai fatto scoprire e a un tempo che questa pandemia fa sembrare lontano il doppio. E ho pianto. La nostalgia è una sensazione fisica, una fitta che squassa. 

Le letture migliori, un po’ come le persone, sono quelle capaci di farmi sentire qualcosa di potente innanzitutto nel corpo, poi nella testa. I libri così io li chiamo SBAM perché mi ribaltano, mi costringono ad aprire lo sguardo e a proiettarmi in mondi e vite che a volte non voglio toccare, ma che poi mi regalano grandi verità o mi portano al di là delle mie paure. A volte sono schiaffi, altre scariche di adrenalina: mentre ti scrivo sto leggendo Il selvaggio di Guillermo Arriaga e vado avanti piano perché parla di persone e animali, di vite che crollano e ingiustizie tremende, di amore, rabbia, gelosia e vendetta. Capitolo dopo capitolo mi sembra di perdere un pezzo di terra sotto i piedi, mi sento franare dentro una storia che non so come mi farà stare alla fine e che mi attira con un magnetismo tutto suo, anche se cerco di resisterle leggendo altri libri in mezzo. 

Nella categoria libri SBAM c’è anche Il corpo in cui sono nata: Guadalupe Nettel me l’hai consigliata proprio tu in un messaggio privato di Instagram (quanta vita ormai viaggia nei messaggi di IG, quanta). Quando l’ho trovato per caso dal mio libraio l’ho visto come un segnale dell’Universo che mi diceva che ci separano un sacco di chilometri, ma i libri no. Anche l’ironia a volte può somigliare a uno schiaffo: Guadalupe Nettel racconta pezzi della sua vita e della sua famiglia e io l’ho letta pensando che la scrittura sia una magia capace di liberarti da tanti demoni del passato. Nei ricordi del libro c’è tanta luce, tanta ironia, anche quando si parla di fatti dolorosi: è come se mi dicesse che le cose, se le racconti, poi non ti possono più fare male come prima. Ti è mai capitato di pensare una cosa così di un libro?

Qui a casa abbiamo trasformato un po’ la fisionomia delle stanze: adesso abbiamo una scrivania in cucina e una in camera da letto, si lavora in tutti gli angoli possibili. Quella che sta dove dormiamo è la mia: di fronte ha una bacheca piena di cartoline, illustrazioni e calendari e il mio trucco magico per iniziare le giornate è guardarla per svuotare la testa per qualche secondo prima di accendere il pc. A volte mi basta, altre devo aprire un quaderno e scrivere un po’, più che altro liste, per scaricarmi e accendermi insieme. Proverò con Malamud, magari funziona anche con me.

Ho riscoperto un grande amore per le riviste, mi piace collezionare le più belle e ritagliare quelle allegate ai quotidiani: faccio collage ogni volta che posso, soprattutto di parole e frasi che in quel momento sembrano avere qualcosa da dire proprio a me. Tu hai scoperto passioni nuove in questi mesi?

Mi consigli anche della musica che ti piace? Io intanto vado a mettere su una canzone francese così frego un altro po’ la geografia.

Ti abbraccio forte,
Vale

p.s. ma Emily in Paris? A me sembra lo stereotipo dello stereotipo, ma sono curiosa del tuo parere. Anzi, in realtà immagino la tua faccia mentre la guardi. E rido.

(continua…)

(Foto: Brett Jordan e Brina BlumUnsplash)

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