Menu
Consigli

Cose di Carola, episodio pilota

la scritta hollywood sulle colline di los angeles

Il mio piano di trasformare un blog personale in un magazine con tante firme ospiti sta diventando realtà (risata da cattiva dei cartoni animati).

Sono molto contenta di inaugurare Cose di Carola, una rubrica mensile che ci consiglierà serie tv, film e documentari in modo un po’ diverso dal solito. Carola usa il suo profilo Instagram per annotare tutto quello che la colpisce, anche quello che guarda al cinema o in tv: ho pensato che potesse essere interessante conservare anche altrove quello che scrive, quindi eccola qua.

Ladies and gentlemen, Carola Moscatelli.

Cose di Carola, pilot

Pam&Tommy, Disney+

Arrivo più tardi delle palle del profetico cane per dire perché, perché, secondo me, dovreste recuperare Pam&Tommy: perché come le tragedie classiche nasce tutto da una lotta morale. È una storia che parla della ruota del karma che gira, di giusti che fanno cose ingiuste e di ingiusti che le subiscono. Poi perché è una interessante storia sui prima e sui dopo.

Fino al 1995 il revenge porn come lo conosciamo noi non era minimamente concepibile, ma neanche la vendita online. Vedere come sono iniziati fenomeni con cui facciamo i conti ogni giorno è affascinante e rende le storie degne di essere raccontate.

È anche una storia in cui uno dei temi principali è il consenso. Lo slut-shaming che subisce Pamela Anderson è esplicito e se non bastasse c’è il personaggio femminile secondario, che lavora nell’industria del porno, che sottolinea che il consenso è fondamentale. Infine, siccome lo trovate su Disney+, c’è una scena animata degna delle loro produzioni: nella seconda puntata, mi pare, Tommy Lee parla con il suo pene che è animato. Una roba talmente cosacazzo che fa il giro e fa sembrare plausibili le teiere parlanti della Bella e la Bestia.

Inventing Anna, Netflix

Stanotte ho finito Inventing Anna e sono stata investita da una serie di perplessità di cui devo parlare. La mia riflessione contiene spoiler, quindi se volete vedere la serie e non sapete la storia non andate avanti.

La prima perplessità riguarda la figura che ci racconta questa storia. Vivian è una giornalista che si appassiona alla storia di questa finta ereditiera e unisce puntini, raccoglie informazioni, studia le carte. Però è anche una persona che si lascia manipolare da questa donna parecchio più giovane di lei. E mi sembra che Vivian corrisponda a una figura, quella della giornalista o di chi lavora nella comunicazione, femmina, tra i venti e i quaranta, che è completamente in balia del primo manipolatore che passa per strada. È così nei libri di Sophie Kinsella, è così nella saga di Bridget Jones, è così nel Diavolo veste Prada ed è così anche qui. Chiaramente i manipolatori sono diversi in contesti diversi, ma c’è un pattern grosso come un palazzo di nove piani, che mi piacerebbe fosse analizzato perché fa impressione, almeno a me.

La seconda perplessità è il tifo da stadio che Anna fa scaturire: passi l’amica, ma la giornalista di cui sopra e l’avvocato incaricato della difesa di Anna si lasciano trascinare in questa storia in un modo che non ha senso, abbandonando qualsiasi equilibrio e deontologia professionale.

La terza è la condanna assoluta della persona che denuncia per prima la situazione, la famosa assistente di Vanity Fair: sarà che il nostro ordinamento giudiziario si basa sulla delazione, a partire dai mafiosi a scendere, ma mi è sembrato incredibile che persino delle amiche la rimproverassero per aver denunciato una truffatrice. L’ironia ha voluto che questa storia sia uscita su Netflix nei giorni in cui si celebrava il trentesimo anniversario di Tangentopoli, la madre delle indagini delatorie.

La quarta è proprio sulla figura di Anna e di come viene raccontata: ci viene presentata come brillante, visionaria, appassionata di arte ma, a parte qualche guizzo iniziale i suoi dialoghi sembrano quelli di Roberto Ferri in Un posto al sole.

Belfast, al cinema

Che bel film che è Belfast.

Se siete appassionat* di storie di crescita dovreste proprio uscire adesso di casa e andare al cine. L’idea di fare un film pochissimo retorico e schierato e raccontare tutto da parte di un bambino di dieci anni fa proprio la differenza, perché si trattano problemi politici, ma anche la scuola, il primo amore e la scoperta del cinema (che è un linguaggio che salva e che, in un film in bianco è nero, è l’unica cosa colorata, come la boccia delle chewing gum di cui parla Max Collini in Cinnamon).

Titoli di coda

Carola Moscatelli è nata l’ultimo fine settimana degli anni ’70 e il primo film che ha visto al cinema è stato Flashdance. Le piacciono i libri, le piante, i gatti e le scarpe e parlare delle cose che ama in ogni mezzo. Ha conosciuto Valentina perché incuriosita dai tre fatti e in capo a sei mesi già stavano facendo le prove per la conquista del mondo. Strategie Prenestine le ha fatto conoscere molte persone, leggere molti libri, bere molta birra e venire a sapere che ha la luna in Toro.

(Foto: Ahmet YalçınkayaUnsplash)

1 Commento

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.