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Cinque libri

Cinque libri: Adele Meccariello

Un punto interrogativo su uno sfondo rosa

Adele Meccariello è copywriter, creative strategist e traduttrice. Io aggiungo: geniale. Ha un canale Telegram che si chiama Randomerìa che, a sorpresa, regala curiosità sparse in forma di brevi audio condotti benissimo. Secondo me anche solo per questo Adele dovrebbe dominare il mondo, ma se dovessero servire altri motivi, posso dire anche che:

  • guarda tanti, tantissimi film e ogni anno assegna i suoi Premi Pino (ecco l’edizione 2021);
  • è una delle persone più interessanti da seguire su Instagram: nelle sue Storie ci sono sempre dei tesori e lo sguardo curioso che ha verso tutto quello che la circonda dopo un po’ diventa contagioso (altra cosa: fa foto piene di bellezza).

Che persona sia Adele si capisce anche dal tema che ha scelto per i suoi Cinque libri: io la ringrazio davvero per questa lista. Buona lettura!

Cinque libri per farsi (anche più di) cinque domande

di Adele Meccariello

Passo la vita a cercare di capire le cose, trovare risposte; ma è dalle domande che parte tutto, le domande sono importanti

Se nessuno si fosse mai chiesto cosa c’è dall’altra parte del mare, non avremmo scoperto terre nuove; che poi stavano là da una vita, erano solo una risposta che nessuno di qua dal mare aveva ancora cercato. Uno dei pochissimi talenti che riconosco a me stessa è la capacità di trovare domande, perciò anche i libri – i luoghi dove di solito, tra le altre cose, si cercano le risposte – diventano per me terreno da cui far germogliare le domande che poi mi portano a scoprire terre nuove.  

Joan Didion – L’anno del pensiero magico

Non sono una fan della prima ora di Joan Didion, di lei non sapevo nulla fino a pochissimi anni fa, quando sentii parlare del suo L’anno del pensiero magico. “Sembra interessante”, pensai, e poi sono andata avanti con la mia piccola vita.

Il libro poi l’ho letto in un momento in cui non sapevo come mettermi al riparo da un dolore troppo più grande di me. Mi sono ricordata di quella signora minuta che era stata investita da un dolore troppo più grande di lei e ho provato a chiederle aiuto, senza crederci più di tanto. L’anno del pensiero magico non mi ha dato nessuna risposta, ma effettivamente quella signora minuta mi ha aiutata a dare una forma al mio dolore, spogliandosi con me e mettendosi al buio sul pavimento freddo con tutte le domande che io da sola non ero riuscita a trovare.

Passa? Attraverso lo stordimento di Didion capii che era questa la cosa che mi spaventava di più. Come quando ti rigiri nel letto e non riesci a dormire e pensi “ma dormirò mai?”, perché in quel momento ti sembra impossibile. Passa? Si chiedeva Joan. Passa? Iniziavo a chiedermi pure io. Ed era quella la cosa che avevo bisogno di domandarmi, insieme a lei, perché solo così avrei trovato il modo di accettare e comprendere il fatto che quel tipo di dolore non passa mai, ma si trasforma e trovi il tuo modo per portartelo dietro. 

Paolo Cognetti – Le otto montagne

Anche questo è stato un libro che ho conosciuto anni dopo la sua uscita, perché all’epoca che cosa ne sapevo io delle montagne. Sono cresciuta ai piedi di un monte, è vero, ma La Montagna è un’altra cosa, come ho potuto imparare bene da grande. La prima volta che ho incontrato le Dolomiti era inverno, c’era la neve e mi sono commossa quando mi sono fermata su un sentiero e non sentivo nessun suono. Niente.

Poi ci sono tornata più volte e con più calma e con più strada, erba, salite, sassi, sudate, pioggia, fango. Ed è stato lì che la montagna ha iniziato a insegnarmi le cose. Muscoli che non sapevo di avere, limiti che non sapevo di poter superare, paure e gioie pulite come forse sono la paura e la gioia che si provano a tre anni, una nuova forma ancestrale di umiltà, e il coraggio di essere ancora più onesta con me stessa verso ciò che sono e quello che non riesco (ancora?) a essere. Nella montagna trovo ogni volta tantissime risposte, e come le onde di un’eco mi rimbalzano addosso ogni volta un sacco di domande.

Una volta tornata a due metri sul livello del mare, ho finalmente trovato il tempo di leggere Le otto montagne e, oltre a sentirmi capita e sentir muovere dei muscoli ormai familiari, in certe pagine di scarpinate mi sono chiesta pure io “ma che diavolo stanno facendo questi due?”. Poi mi rendevo conto che non era molto diverso da quello che faccio anche io quando sono lassù, e questa epifania anziché stordirmi mi ha riportata a casa, facendomi ricordare tutte le risposte che trovo camminando in montagna.

Domitilla Ferrari – Il pessimo capo 

I saggi sono la casa delle risposte per eccellenza. Ma quello di Domitilla Ferrari è differente. Contiene anche risposte, eh, per carità: ci sono infatti anche dei test vecchio stile che vi guideranno a trovare un paio di risposte molto utili alla consapevolezza del vostro Io lavorativo. Ma quello che ho trovato illuminante del lavoro (luminoso, non saprei definirlo altrimenti) contenuto in questo libro è il passaggio di prospettiva che avviene durante la sua lettura. Inizi a leggerlo ovviamente cercando di capire che forma dare al tuo ex o attuale capo, e sperando di trovare dei modi per riconoscere o difenderti da un eventuale pessimo capo. Ma mentre leggi inizi a chiederti che tipo di collega e dipendente sei tu.

Il pessimo capo contiene cattivi esempi, è vero, ma con lo scopo di ricavarne buone pratiche, mettersi in discussione, e mettersi il più possibile al riparo dal rischio di essere tu il pessimo capo (o collega) di qualcuno. 

Amanda Palmer – The Art of Asking

Amanda Palmer è stata la cantante dei Dresden Dolls, poi ha intrapreso la carriera solista, e a un certo punto ha litigato con la sua casa discografica e per produrre il suo disco ha aperto una raccolta su Kickstarter. Un enorme atto di fiducia verso il prossimo. Ma in un mese Amanda ha raccolto più di un milione di dollari, diventando così la prima musicista a raccogliere una cifra così alta su una piattaforma di crowdfunding. La storia è più lunga e articolata di così, ma in breve è andata proprio in questo modo: le servivano soldi per il disco, ha aperto una raccolta con un piano di ricompense, ha ottenuto una cifra al di là di ogni sua aspettativa. Se non è “chiedere” questo.

Da questa esperienza, Palmer ha ricavato un TedTalk (bellissimo, lo riguardo periodicamente, è anche su YouTube); da quel TedTalk, ha ricavato un libro in cui racconta in maniera più approfondita come ha imparato a chiedere, e cosa può significare per sé e per gli altri una domanda, una richiesta. Che sia d’aiuto – offerto o ricevuto – o semplicemente di essere riconosciuti, visti. Mi vedi? Io ti vedo.

Per Amanda, chiedere – nell’alveo di tutte quelle domande che ci possono mostrare vulnerabili – è uno dei pilastri alla base di tutte le relazioni (amicali, familiari, d’amore, lavorative), e le reciproche domande aiutano a costruire e mantenere queste relazioni. Chiedere però non è sempre facile, ed è per questo che nel titolo del libro diventa un’arte. La domanda è uno strumento, e come tale può agire per il bene o per il male. 

Asking with shame says: You have the power over me.
Asking with condescension says: I have the power over you.
But asking for help with gratitude says: We have the power to help each other.

Douglas Adams – Guida galattica per gli autostoppisti

La Guida galattica per gli autostoppisti è famosa perché contiene la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto. Forse non esiste libro che conduca più di questo a porsi domande su domande. Finché non capiremo la domanda che ci mette sulla strada per trovare il senso della vita. O finché la risposta non sarà 42.

Mentre ripescavo questo libro dalla memoria per inserirlo in questa lista, una parte di me ha pensato “che figura farò coi lettori sofisticati là fuori: questa rubrica è piena di libri ricercati e raffinatissimi, e io me ne esco con uno dei libri più pop della storia”. Ma la verità è che la saga della Guida Galattica a me piace davvero un sacco, e davvero a suo tempo mi trastullai con ipotesi su quale potesse essere la domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto.

E quindi ora, molti anni dopo, mi sono trovata a tormentarmi con una domanda fondamentale sui libri, l’universo culturale e tutto quanto: i libri devono per forza essere un’alabarda da brandire in continue crociate culturali per darsi un tono? Ecco, a questa domanda so rispondere: no. Ma NO scritto coi fuochi d’artificio nel cielo di tutte le piazze in cui si svolgono presentazioni e dibattiti letterari sui grandi autori contemporanei e non.

I libri non esistono per marcare confini, ma per riconoscersi e riconoscerci. E chi sostiene che i libri non siano una fonte di intrattenimento, probabilmente non ha davvero mai letto un libro, ma li ha solo studiati, senza mai lasciarsi andare a quell’espressione ebete che viene quando leggi qualcosa di divertente come ad esempio la Guida Galattica, e rimani con quel mezzo sorriso stampato in faccia e ti dimentichi per un po’ di tutti i pesi che tenevi addosso fino a un attimo prima, e parti a cercare domande, risposte, o anche un bel sacrosanto niente.

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