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Letture

Cosa sono i libri SBAM?

una cabina telefonica senza telefono: all'interno c'è una pila di libri su una colonna

Quando voglio far capire a chi ho intorno di aver trovato un libro che per qualche personalissimo motivo è potente, speciale e memorabile, io dico di aver letto un libro SBAM.

I libri SBAM sono quelle storie capaci di segnare un prima e un dopo nella mia vita di lettrice. Ogni volta ne esco trasformata in modo imprevedibile: può sembrarmi di aver ricevuto una secchiata d’acqua gelida, una stretta fortissima allo stomaco o una ventata capace di travolgermi. Dipende.

Se chiudo gli occhi li immagino come un fulmine che mi scarica addosso quintali di elettricità: sono una fiammata, uno squarcio di luce che taglia in due una stanza buia, l’aria che cambia subito dopo un temporale.

Cosa succede dopo un libro SBAM? Ho il battito accelerato, lo sguardo più aperto e tutto intorno mi sembra diverso, più vivido. È come se avessi sbloccato un livello segreto, niente è più lo stesso.

Spesso dopo un libro così mi sento sottosopra, tutta rimescolata, con i pezzi che non tornano al posto di prima, ma si ricombinano in modo diverso. Sono sempre io, ma è come se dovessi imparare a conoscermi di nuovo.

Questa sensazione me la danno solo i libri e la cerco in ogni lettura che scelgo: il gioco sta proprio nell’inseguirla come un Bianconiglio, tuffarmi nel tunnel, scoprire dove mi porta e se la troverò.

Ti è mai capitato di leggere libri SBAM? Ti faccio un esempio.

Libri SBAM: Bianco è il colore del danno

Custodiamo i ricordi con una cura eccezionale. Li trasformiamo in parole, immagini, fotografie, filmini, superotto, oscillando di continuo tra l’essere protagonisti della nostra vita e diventarne testimoni. Vogliamo che niente ci sfugga, che ogni evento possa diventare cimelio. I ricordi sono le narrazioni che ne facciamo, e noi, tutti, vogliamo raccontarli. Vogliamo raccontarci.

da Bianco è il colore del danno di Francesca Mannocchi, Einaudi Stile Libero

Bianco è il colore del danno è un memoir che racconta una malattia, la sclerosi multipla, ma anche molte altre cose. Chi siamo quando il corpo decide per noi, come ci trasformiamo quando diventiamo madri, cosa ci resta addosso delle nostre famiglie e tutte le strade diverse che possiamo scegliere per riprenderci quello che abbiamo immaginato e che non c’è nel mondo intorno a noi. 

L’ho letto pensando: io e Francesca Mannocchi abbiamo la stessa età, i nostri figli hanno lo stesso nome. Lei sa raccontare la maternità come la sento anche io: dove vai a finire come persona quando arriva un figlio?

Francesca Mannocchi si sente viva quando parte per l’Iraq, la Libia, la Siria; quando può raccontare le storie, le guerre, i colori e le voci di posti che spesso preferiamo non guardare. Lei non si fa fermare da nulla, né dalla malattia né dall’essere madre: lei parte, va. Quanto mi ha fatta piangere, quanto. Perché mi sono sentita vista, per una volta non giudicata né sbagliata perché non voglio che siano le gravidanze a definire chi sono. I figli sono un pezzo di me, non il disegno intero. 

Domando a matita sul taccuino: perché ho così tanta paura di dimenticare?
Rispondo a matita sul taccuino: perché la memoria è la mia storia, la mia storia è il mio passato, il mio passato è origine e destinazione.
Aggiungo e poi cancello il punto interrogativo.
È origine e destinazione?
È origine e destinazione.

Bianco è il colore del danno, Francesca Mannocchi

Prendilo come un consiglio di lettura spassionato e, se l’hai letto, fammi sapere se ha trasformato un po’ anche te.

(Foto di copertina: Annie SprattUnsplash)

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