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Cose di Carola S01e04: speciale Esterno notte

fabrizio gifuni interpreta aldo moro in una scena di esterno notte: qui si copre gli occhi con una mano e dietro di lui c'è una bandiera delle brigate rosse

Oggi è il compleanno di Carola Moscatelli e voglio festeggiarlo facendo uscire una puntata speciale della sua rubrica in cui ci racconta Esterno notte di Marco Bellocchio. Carola ha una cultura sconfinata, con una passione particolare per gli anni di piombo: prima o poi dobbiamo organizzare qualcosa con Strategie Prenestine su questo tema: ne approfitto per dire alla festeggiata che questo post è una promessa. Auguri Carola!

(Previously on Cose di Carola: ecco il riassunto delle puntate precedenti)

di Carola Moscatelli

La visione delle prime tre puntate di Esterno notte mi ha lasciato più di una domanda, che vi lascio di seguito. La prima è: Bellocchio da quando è diventato così barocco? Certe inquadrature, certe strizzate d’occhio (lo studio del Papa illuminato come un quadro di Caravaggio), una fotografia livida, oltre a come si dipana la storia, fa essere questa serie molto più figlia di un film come Il divo che di Buongiorno, notte. Che, mi viene da dire anche meno male, perché a distanza di venti anni ancora mi ricordo la pippa che attaccai alla persona che incautamente venne al cinema con me su come ero delusa e quasi offesa dalla visione.

La seconda domanda è: dopo tutti questi anni, come facciamo a raccontare gli anni di piombo? Perché siamo alla terza generazione di tipologia di racconto: la prima è stata quella dei fatti, la seconda è stata quella dei terroristi e la terza (cominciata più o meno quando Mario Calabresi ha fatto uscire il suo primo libro sul padre) è stata quella di chi queste cose le ha solo schivate o lette sui libri di storia. Di chi rimane dopo l’incendio e deve cercare di capire che cosa fare con i resti bruciati.

Bellocchio, anche se ha l’età per essere un testimone oculare (motivo per cui Gifuni e gli altri attori insistono tanto sulla parte non verbale di recitazione rischiando un po’ l’effetto Bagaglino, il regista sa come parlava Moro perché faceva parte del suo quotidiano e forse ha preteso una aderenza al personaggio che magari un regista più giovane non avrebbe preteso), ha deciso di cambiare punto di vista.

Si parla dell’esterno, di come reagisce il mondo di Moro al suo rapimento, ma senza fare il santino con la posizione istituzionale, tanto sono tutti morti, la DC non esiste più e possiamo parlare degli attacchi di panico di Cossiga o del cilicio di Paolo VI.

La terza e ultima domanda è più un invito agli sceneggiatori italiani: quando scrivete qualcosa su Cossiga?

Gabriel Montesi, Federica De Cola, Davide Mancini e Daniela Marra nei panni di
Valerio Morucci, Barbara Balzerani, Mario Moretti e Adriana Faranda

E se le prime puntate di Esterno notte riguardano l’esterno, i palazzi del potere e gli uomini pubblici, la seconda parte si svolge quasi tutta in interni e parla principalmente delle figure femminili implicate nel caso Moro. Vengono contrapposte Adriana Faranda e le donne della famiglia Moro (soprattutto la moglie, ma non solo) ed è un compendio del comportamento composto che le donne dovevano avere anche in contesti dolorosi.

Se nelle prime puntate avevamo visto il vomito di Andreotti e i deliri di Cossiga, che si potevano permettere di straripare perché uomini, in queste si reprime tutto e non ci si permette quasi nemmeno di piangere. Il regno della donna era in casa e quella di una brigatista non differisce quasi per niente da quella di una borghese. Gli interni sono lustri allo stesso modo e sovrapponibili a quelli delle case delle loro vittime.

Adriana Faranda, terrorista sui generis, era un’ottima casalinga, che addirittura dava la cera ai pavimenti (si vede nella scena dell’esultanza della buona riuscita del rapimento, che è para para a quella di Buongiorno, notte), cuciva le mostrine, preparava le divise ed era sempre pronta a preparare caffè e bicchieri d’acqua per chiunque varcasse la sua soglia di casa. Ci viene raccontata nel suo ruolo di madre che abbandona la figlia per entrare in clandestinità, nel suo rapporto di coppia complicato con Morucci e, per dimostrare la sua contrarietà alla condanna a morte dell’ostaggio, dice in un incontro con altri componenti del direttivo brigatista: “Come fai ad uccidere una persona di cui ti sei occupato per due mesi?”.

Allo stesso modo Eleonora Moro, il cui spazio viene letteralmente invaso dalle istituzioni, invece di dare di matto e di mandare tutti a fanculo da subito (come cercava di fare la figlia maggiore Maria Fida, e come forse sarebbe stato anche giustificabile), cerca di mantenere compostezza ed educazione finché è possibile.

Anche negli esterni si inseriscono degli interni claustrofobici: Adriana deve lasciare i comunicati nei sottopassaggi, popolati da senzatetto, che le fanno paura, Eleonora ricorda una gita al cimitero di Torrita Tiberina in cui il marito presenta a moglie e figli la cappella di famiglia in cui si butta dentro per capire l’avanzamento dei lavori.

Poi c’è l’interno più interno della storia, la prigione del popolo, che dopo l’epilogo verrà buttata giù a colpi di mazzetta, facendo entrare di nuovo il sole in quella porzione di stanza.

Titoli di coda

Carola Moscatelli è nata l’ultimo fine settimana degli anni 70 e il primo film che ha visto al cinema è stato Flashdance. Le piacciono i libri, le piante, i gatti e le scarpe e parlare delle cose che ama in ogni mezzo. Ha conosciuto Valentina perché incuriosita dai 3 fatti e in capo a sei mesi già stavano facendo le prove per la conquista del mondo. Strategie Prenestine le ha fatto conoscere molte persone, leggere molti libri, bere molta birra e venire a sapere che ha la Luna in Toro.

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