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Incontri: Sofia Fabiani

Sofia Fabiani

Sofia Fabiani la incontro in treno, siamo sedute di fronte. Lei sta lavorando, guarda concentrata lo schermo del portatile e ogni tanto parla al telefono. Io sto lì e penso che non so come dirle che siamo dirette nello stesso posto e che io ci sto andando proprio per sentire lei.

È il 25 ottobre e questo Frecciarossa ci sta portando a Torino, poi dobbiamo andare a Chieri: Sofia deve presentare il suo Cucinare stanca. Manuale pratico per incapacy ospite del Women CookBook Club di Angela Frenda e Carolina Vergnano. Io sono stata invitata ad assistere alla serata, è la prima volta che vado in trasferta per partecipare a un evento così.

A un certo punto mi faccio coraggio e le sussurro una frase che suona tipo: Noi stiamo andando nello stesso posto e io ci sto andando per sentire te, te lo dico adesso così non pensi che ti seguo tipo stalker. Lei ride.

Poi parliamo, di tutto. Sofia mi colpisce perché è una persona curiosa del mondo intorno a sé ed è molto generosa nell’ascoltare e raccontarsi. Mi sembra una qualità rara, anche visto il contesto e le mille cose a cui deve lavorare approfittando di queste ore di viaggio. Dà una bella sensazione chiacchierare così, mangiando pane schiocco alle olive del Carrefour, come se ci conoscessimo già da tempo.

L’Accademia Vergnano è in un palazzo liberty bellissimo (qui ripreso da quella meraviglia di Elsabiet di Lost in Turin, un’altra bella conoscenza di questo viaggio). Questo è il secondo appuntamento dal vivo del progetto Women CookBook Club: ogni incontro ha per protagonista una donna che scrive di cibo e, dopo la presentazione del libro, c’è una cena che riprende alcune delle ricette dell’ospite della serata.

«La cucina mi ha salvata in tutti i momenti della mia vita, è stata una compagnia incredibile. Ho iniziato a vivere da sola molto giovane e rifacevo tutti i libri di cucina che trovavo in giro: cucinavo per sopravvivenza e per farmi compagnia. Cucinare è l’unica cosa che so fare e per cui non ho bisogno di nessuno».

Sofia Fabiani e Angela Frenda al Women CookBook Club

La conversazione tra Sofia Fabiani e Angela Frenda è come le montagne russe: l’emozione sale e scende, si ride e si applaude.

«Volevo ribaltare la narrazione distorta della cucina al femminile: lì tutto deve venire bene, deve essere sempre accogliente e profumato. Basta con la positività tossica. Nei messaggi che mi arrivano su Instagram, soprattutto da parte delle ragazze, sento tanta pressione di stupire, di fare quella cosa in più quasi per essere meritevoli d’amore».

Io come sempre prendo appunti sul telefono, voglio fermare tutto.

«In lockdown le persone pensavano di saper fare la pizza, ma il lievito madre è come avere un altro gatto».

A un certo punto scrivo: “La cucina spiegata da Sofia è come la matematica quando te la raccontano bene: sembra facilissima e divertente”. Il suo libro mi è piaciuto tanto perché l’ho letto come un manuale di vita: è pieno di strati così come la sua autrice.

Cucinare stanca, illustrazione di Marta Puro

Lei ti insegna la tecnica, ma dentro ci mette i consigli che ti darebbe un’amica che tiene davvero a te e che vorrebbe che smettessi di collezionare errori: mescola ironia e autorevolezza e usa le ricette per insegnarti a pesare meglio non solo gli ingredienti, ma anche le persone. Io che non cucino mai ho appuntato dei passaggi che non voglio dimenticare, perché mi servono. Tipo qui, quando parla dell’imparare a fare la pasta brisée prima della pasta sfoglia, ma potrebbe parlare anche di progetti in generale:

«Tenetevi sempre caro il concetto che provare subito il crossfit, senza aver mai camminato nemmeno intorno al palazzo, non vi farà alzare dal letto per 2 giorni, ma questo non significa che non arriverete mai al crossfit. Significa, invece, che prima dovete comprarvi le scarpe da ginnastica, vestirvi e fare una passeggiata, e che rimanere delusi dalla mancata riuscita del primo allenamento di crossfit è un po’ stupido, perché bisogna imparare a capire anche ciò per cui vale la pena stare male. In buona sostanza, la strada giusta è darsi obiettivi intermedi: raggiungerli vi può aiutare ad affrontare quelli più complicati, ma anche a stare calm* e a fermarvi alla casella in cui siete, dove si sta benissimo».

Durante la presentazione Angela Frenda descrive così lo stile di Sofia:

«Cucinare stanca è un libro scritto benissimo, molto diverso dal libro di ricette e basta. Magari sarebbe più facile vendere le classiche ricette rispetto al foodwriting, ma questo vorrebbe dire arrendersi. Invece bisogna proporre cose diverse, il tempo cambia poi il gusto e il mercato».

Le domande del pubblico sono tante e anche qui si ride perché si confessano vari livelli di incapacità. Alla fine mi butto anche io: in quei giorni sto guardando The Bear e mi è rimasta impressa una scena in cui la chef Sidney si appunta un piatto che le viene in mente appena chiude gli occhi per dormire. Quindi le chiedo: dove prendi le idee per le tue ricette? Succede anche a te di avere flash così? Sofia mi risponde che le ispirazioni le arrivano spesso mentre guida, quando è bloccata nel traffico. Lei salva tutto nelle note vocali del telefono, anche le idee di scrittura.

Poi racconta così la community che ha online:

«Al di là di come le tratto mi piace stare con le persone, mi piacciono le loro storie e che trovino salvezza in qualcosa di pratico come cucinare, qualcosa che impari di esterno a te e ti salva».

E poi si finisce a cena, a parlare di pezzi di vita, attori bellissimi e film anni 90: anche qui chiacchiero con persone nuove, ascolto fatti e ne racconto un po’ di miei.

A fine serata sono sazia di storie, esperienze, idee: mentre torniamo in macchina verso Torino, io e Sofia continuiamo a parlare dei mestieri creativi, del mondo del food, dei social e di tutto quello che ti viene in mente dopo una giornata piena di novità e adrenalina. Parliamo parliamo parliamo anche quando arriviamo ed è come se volessimo approfittare il più possibile l’una dello sguardo dell’altra, per uscire dalle nostre bolle. È prezioso e rinfrancante, uno dei tanti regali di questo viaggio.

E poi torno a Roma e penso che le persone che incontro le voglio proprio raccontare.

(Questo post non è un’adv, ma una nuova rubrica che nasce grazie a un incontro speciale. Seguiranno altre puntate su altre persone. Grazie ancora al Women CookBook Club per l’invito.)

(Foto in apertura: Sofia Fabiani fotografata da Roberta Krasnig)

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