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Letture

Letture 2022: i libri che ho amato di più

una mano tiene una pila di libri

Sono convinta che le liste con le migliori letture dell’anno non abbiano data di scadenza (e giuro che non lo dico solo per giustificare l’estremo ritardo con cui appaiono su questo blog, ehm): ecco quindi la mia, per il quarto anno di fila e con tutta la calma del mondo.

Nelle puntate precedenti:

I titoli rimandano alle pagine sui siti degli editori: nessuno di questi link è affiliato.

Tutti i libri che leggo: eccoli qua o su Goodreads.

Per pensare

  • Velata. Hijab, sport e autodeterminazione di Giorgia Bernardini, Capovolte
    Giorgia Bernardini è bravissima perché parla di corpi, storie e rappresentazione e lo fa mettendoci la vita dentro. Mi ha fatto pensare all’importanza dello sport da un punto di vista che non avevo mai considerato, quello delle donne musulmane. Alla luce di queste pagine, il lavoro che porta avanti con Zarina va sostenuto e fatto conoscere ancora di più;
  • Fine lavoro mai. Sulla insostenibilità cognitiva del lavoro in epoca digitale di Ivan Carozzi, Eris Edizioni
    Contiene storie che parlano in modo diverso di come il lavoro ci consumi, occupando i nostri pensieri e le nostre giornate. Fotografa un problema culturale, quello della pervasività del lavoro, in particolare di quello digitale. Ti fa sentire meno sola e allo stesso tempo fa scattare dei campanelli d’allarme. Spero che Ivan Carozzi continui a raccontare le nostre vite;
  • LGBTQIA+. Mantenere la complessità, Antonia Caruso, Eris Edizioni
    È breve, ma talmente potente che ogni paragrafo meriterebbe un libro a sé. È amaro, intelligente, indispensabile. Quante cose non sapevo, anche quelle che credevo di sapere. Da leggere per farsi accendere un po’ di luci nella testa e da regalare a tutte le persone che si conoscono;
  • Come non fare niente. Resistere all’economia dell’attenzione di Jenny Odell, tradotto da Cristina Volpi per Hoepli
    Come si fa quando le nostre timeline ci bombardano con i desideri delle merci più disparate? E che succede quando spendiamo tutte le energie nel trasformare in tempo reale i nostri gusti e le nostre giornate in contenuti scintillanti per stupire chi ci segue e alimentare la narrazione del nostro brand personale? Secondo Jenny Odell l’alternativa è allenare un’attenzione diversa, concreta, politica: volgere il nostro sguardo all’esterno, concentrandoci su tutto quello che non è immateriale, ma presente, vivo.

Per imparare

  • Four Thousand Weeks: Time Management for Mortals di Oliver Burkeman, Farrar, Straus and Giroux – edizione italiana qui
    Ce l’ho sulla scrivania: l’ho sottolineato tutto e ogni tanto lo riapro perché rileggere dei passaggi mi fa sempre bene. Il succo del libro è: il nostro tempo non è infinito; non possiamo fare tutto né illuderci di poter programmare tutto; dobbiamo scegliere a cosa dare attenzione, selezionare e viverci meglio il presente. Sono verità che mi hanno dato un gran sollievo, oltre ad avermi costretta a fare i conti con le mie aspirazioni;
  • Perché scrivo di Joan Didion, tradotto da Sara Sullam per il Saggiatore
    Joan Didion sa raccontare anche cose minuscole, guardandole in modo unico. Quante orecchie ho fatto a queste pagine? Ho perso il conto. Ogni capitolo mi ha spalancato la testa, l’ho letto e riletto cercando di coglierne ogni sfumatura;

I preferiti tra quelli letti con Strategie Prenestine

  • La casa degli sguardi di Daniele Mencarelli, Mondadori
    Daniele deve cambiare vita, deve trovarsi un lavoro altrimenti non può più andare avanti così, contando i minuti prima del prossimo bicchiere. Per caso si ritrova a fa parte della cooperativa di pulizie che si occupa dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma: qui dovrà imparare a guardare senza distogliere gli occhi, a reagire al male che sembra non avere senso. Una storia sul senso dell’essere umani che fa male, fa bene, fa piangerissimo;
  • Niente di vero di Veronica Raimo, Einaudi
    Chi è Veronica? Siamo noi quarantenni irrisolte, anzi siamo noi donne irrisolte. Quello che ci racconta è vero oppure no? Non importa, lei fa ridere e allo stesso tempo restringere il cuore. Tic familiari, un racconto corrosivo, politicamente scorretto, urticante di un’educazione sentimentale, affettiva, sessuale. Quando credi di averla capita, lei ti stupisce e scarta. Mi è capitato poche volte di sentirmi vista così da un libro di un’autrice contemporanea. Veronica sono io. Vorrei vederlo a teatro.
  • Delitto sul lago di Dario Sardelli, Einaudi Stile Libero
    Sono fan del vicequestore Piersanti Spina del commissariato di Torpignattara, un personaggio che ho imparato ad amare grazie a una caratteristica che lo rende unico: soffre di un’insensibilità congenita che gli impedisce di percepire il dolore, condizione che lo mette spesso nei guai.

Graphic novel

  • Acquolina. La mia vita tra i fornelli di Lucy Knisley, tradotto da M. Martucci per Rizzoli Lizard
    Un food memoir gustoso che fa venire fame e fa pensare a un po’ di ricordi personali che tornano belli vividi, come sapori risvegliati da queste pagine. Una lettura squisita;
  • Giorni felici di Zuzu, Coconino Press
    Un libro che mi ha commossa e rimescolata. Sai quando si dice “una lettura potente”? Così.

Memoir

  • Tornare a casa. Cronache da una vita senza tecnologia di Mark Boyle, tradotto da Carlo Branchini per Piano B
    Mark decide di andare a vivere in una baita, lasciandosi alle spalle tutte le comodità che ormai diamo per scontate: rinuncia all’acqua corrente e all’elettricità, quindi anche a tutto quello che si usa grazie a loro. Fa riflettere e anche venire la curiosità di provare un esperimento simile anche perché Mark è quell’amico che ci dice quello che non vogliamo sentire, ma lo fa con simpatia;
  • Infanzia di Tove Ditlevsen, tradotto da Alessandro Storti per Fazi
    Primo capitolo della Trilogia di Copenhagen, mi ha sbriciolata subito. Al centro c’è la voce di una bambina che vede con gli occhi della verità, senza sovrastrutture. E racconta la figura della madre, la povertà, la differenza tra uomini e donne nella società, l’infanzia che passa e se ne va, che sembra lunghissima e poi invece scappa via;
  • Addio, a domani di Sabrina Efionayi, Einaudi Stile Libero
    La vita di Sabrina si divide tra due mamme, due case, due mondi. Ci accompagna tra i ricordi con una scrittura piena di ritmo e immagini: che brava, che commozione. Non vedo l’ora di leggere altro scritto da lei. Poi vorrei ascoltare anche il suo podcast Storia del mio nome;
  • La dimensione oscura di Nona Fernández, tradotto da Carlo Alberto Montalto per gran vía
    Amo quando la letteratura indaga la storia: qui andiamo in Cile e parliamo di tortura, ma in un modo diverso, sorprendente, magnetico. L’autrice rincorre un’ossessione, ci spinge dove non avremmo mai pensato di andare: leggendo mi fermavo, riemergevo, respiravo e poi mi rituffavo di nuovo. Stupendo;
  • I miei genitori – Tutto questo non ti appartiene di Aleksandar Hemon, tradotto da Gianni Pannofino per Crocetti
    Non avevo mai letto Hemon, ma mi sono tuffata con grande piacere in questo doppio memoir che racconta la famiglia e la giovinezza e lo fa tra sorrisi e piccole crepe che ti si aprono dentro;
  • I padri lontani, Marina Jarre, Bompiani
    Mi sono innamorata della lingua di Marina Jarre perché mi ha travolta quando non me l’aspettavo. E poi ci sono delle riflessioni sull’infanzia e sul crescere che… mamma mia. Mi ha spezzata in due anche quando scrive della figlia. Applausi alla prefazione di Marta Barone;
  • Nella casa dei tuoi sogni di Carmen Maria Machado, tradotto da Monica Capuani per Codice edizioni
    Che succede quando ti ritrovi in una relazione fondata sull’abuso psicologico e la violenza? Carmen Maria Machado smonta un trauma pezzo dopo pezzo, scrive per arrivare al cuore di quello che non è stato, polverizzando illusioni e sogni. Per provare a guardare la realtà negli occhi e per potersi dire: Io non sono più quella persona, sono sopravvissuta e posso andare avanti;
  • Bianco è il colore del danno di Francesca Mannocchi, Einaudi Stile Libero
    Racconta una malattia, la sclerosi multipla, ma anche molte altre cose. Chi siamo quando il corpo decide per noi, come ci trasformiamo quando diventiamo madri, cosa ci resta addosso delle nostre famiglie e tutte le strade diverse che possiamo scegliere per riprenderci quello che abbiamo immaginato e che non c’è nel mondo intorno a noi. Ne ho scritto qui;
  • Balena di Giulia Muscatelli, nottetempo
    La storia di un corpo, di un lutto e di quello che succede quando la vita ti costringe a crescere più in fretta delle altre persone. Giulia Muscatelli va dritta per dritta e in alcuni punti fa male sul serio;
  • Diario degli allenamenti. La ginnastica e la felicità di Federico Novaro, Nuova Editrice Berti
    Racconta come si possa rivoluzionare tutto a cinquant’anni, ma non è libro di auto-aiuto, anzi: le sue sono pagine piena di gioia, scoperte, ricordi ed evoluzioni così come succede nei romanzi di formazione. Fa venire voglia di fare, di prenderci del tempo per ripartire da noi e ritrovare quella potentissima gioia bambina dell’imparare, quella che ti fa dire Vedi che ce l’ho fatta? tra un saltello e l’altro. Questo libro mi ha ricordato che la felicità è anche scuotersi, voler stare meglio, rinascere: senza ansie competitive e modelli estetici da raggiungere, solo per scoprire l’effetto che fa. Mi ha riattivato la circolazione mentale;
  • Questi capelli di Djamilia Pereira de Almeida, tradotto da Giorgio de Marchis e Marta Silvetti per La Nuova Frontiera
    Ho amato questo memoir perché usa il corpo per raccontare più storie e perché mescola i generi, si trasforma e cambia così come succede ai capelli nell’arco della vita. Lisbona, la famiglia, l’identità, l’immigrazione: qui il racconto è un modo per sciogliere nodi, provare a tappare buchi;
  • Strega comanda colore di Chiara Tagliaferri, Mondadori
    Chi vogliamo essere? E come si fa a diventarlo nonostante la propria famiglia e il posto da dove veniamo? Chiara Tagliaferri sembra porsi delle domande che ogni tanto mi faccio anche io, alzando ancora di più la posta: parla di ambizioni, soldi, status e di come ci si inventa dei trucchi per sopravvivere, anche a sé stesse. A fine lettura, se ce l’avessi avuta a portata di mano, l’avrei abbracciata;
  • La cronologia dell’acqua di Lidia Yuknavitch, tradotto da Alessandra Castellazzi per nottetempo
    Tutto è molto più luminoso di quello che possiamo immaginare: lo scopriamo dopo la morte, la violenza, l’autodistruzione, i traumi, le lacrime. Leggere questo libro è come rinascere facendosi trasportare dall’acqua, perché l’acqua ha memoria ed è molto più vasta di noi, ci contiene e ci cura. La scrittura qui è una luce che aiuta altre persone a non voler voglia di morire. Raccontare è salvare e salvarsi: non dimenticherò mai queste pagine, mai.

Racconti

  • L’ospite e altri racconti di Amparo Dávila, tradotto da Giulia Zavagna per Safarà
    Inquietudine, cose che sembrano diverse da quello che sono, un brivido che ti corre addosso sulla schiena mentre leggi: ne avrei voluto ancora;
  • Sabrina & Corina di Kali Fajardo-Anstine, tradotto da Federica Gavioli per Racconti Edizioni
    Ho centellinato questi racconti per mesi, non volevo finirli. Quando sono arrivata alla fine ho pensato: che libro stupendo, quanti schiaffi che dà.
  • Persone care di Vera Giaconi, tradotto da Giulia Zavagna per SUR
    In questa raccolta ci sono persone dalle vite un po’ deragliate. C’è una scrittura che si muove sotto la superficie delle cose e che mostra lati di noi che preferiremmo nascondere;
  • Io, lui e Muhammad Ali di Randa Jarrar, tradotto da Giorgia Sallusti per Racconti Edizioni
    Qui ci sono storie che mi hanno divertita con un’ironia che lascia un forte retrogusto amaro in bocca, come certe caramelle che ti fregano quando meno te l’aspetti;
  • Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa di Francesca Mattei, Pidgin
    Racconti inquietanti, scuri, taglienti. Quando ho finito questa raccolta ho pensato: questo è uno di quei casi in cui vorrei poter avere il numero di telefono dell’autrice per chiamarla, farle i complimenti e riempirla di domande sulla sua scrittura e sul suo immaginario (sì, sto citando il Giovane Holden, ehm). Che brava.

Romanzi

  • Fantasmi di famiglia di Maisy Card, tradotto da Clara Nubile per Tlon
    Ti porta avanti e indietro nel tempo lungo un albero genealogico giamaicano. Ingredienti: segreti, colpi di scena, privilegi, violenza, razzismo, identità. È appassionante, fa pensare e resta in testa. E che bella la nota della traduttrice in apertura (io l’ho letta alla fine per gustarmela di più);
  • Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia, Feltrinelli
    Scovato per caso su una bancarella, letto grazie a questo articolo di Alessia Ragno, amato subito. Colpo di fulmine totale per il mondo di Mariateresa Di Lascia: spero possa trovare tutto il pubblico che avrebbe meritato già da viva;
  • I giorni lunghissimi della nostra infanzia di Laura Fusconi, nottetempo
    Crescere è crudele, altro che il santino edulcorato dell’infanzia che ci raccontano le pubblicità. Tre punti di vista su una giornata che sembra infinita, perché l’infanzia dilata il tempo: qui torniamo negli anni Novanta insieme a Susanna, Annalia e Matteo. Per me è stata una grande gioia presentare questo romanzo insieme all’autrice durante il Salone del libro OFF;
  • Sono fame di Natalia Guerrieri, Pidgin
    Che succede quando provi a cercare il tuo posto nel mondo, quello per cui hai studiato, ma scopri che il magico mondo della cultura e dell’accademia è invece squallido e brutale, pronto a divorarti? Un romanzo pieno di crepe e di futuri possibili, vicini più di quello che pensiamo;
  • Tutti dormono nella valle di Ginevra Lamberti, Marsilio
    Leggo Ginevra Lamberti dal suo esordio: è una gioia vera poter osservare come matura una scrittura, che rami nuovi fa crescere. Qui in particolare si tirano un bel po’ di schiaffi, l’autrice diventa sempre più brava. Mi è piaciuto così tanto che lo vorrei rileggere;
  • Amare tutto di Letizia Pezzali, Einaudi Stile Libero
    Ingredienti: una casa in collina e delle persone che alla fine di questa storia non sono più le stesse di prima. Si pensano, fanno e dicono cose che non si crederebbero mai possibili e che squarciano il Piccolo Mondo Borghese. C’è un’inquietudine che ti striscia addosso mentre leggi e che ti resta appiccicata fino alla fine. L’ho chiuso pensando: che bomba;
  • Trema la notte di Nadia Terranova, Einaudi Stile Libero
    Una di quelle storie che ti fanno volere bene ai personaggi, quelle che scegli quando hai bisogno di compagnia e di passare del tempo in un libro per volerti più bene. Mi sembrava di stare lì a Messina con Barbara e Nicola (e anche Jutta, impossibile dimenticarla). Bravissima Nadia Terranova: adesso però vorrei il film;
  • I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews, tradotto da Maurizia Balmelli per Marcos y Marcos
    Sono arrivata alla fine di questo libro piangendo a fontana perché la storia di queste due sorelle mi ha fatta a pezzettini piccolissimi, di me non sono rimaste che briciole. Mi ha tenuta compagnia con qualche pagina ogni sera, è stato come una copertina calda che ti avvolge in inverno. Gli ho voluto molto bene e non lo dimenticherò mai;
  • Melma rosa di Fernanda Trías, tradotto da Massimiliano Bonatto per SUR
    Una distopia pericolosamente possibile, anche perché profetizza una serie di elementi che poi abbiamo sperimentato davvero con la pandemia (il romanzo è stato scritto prima). Dentro c’è una scrittura che racconta un mondo che crolla con immagini che ti si imprimono negli occhi. E poi parla di quanto sia complicato districarsi tra i rapporti umani: è difficile come sopravvivere alla nebbia che in questo libro si abbatte sulla città. Non solo: mi ha fatto venire voglia di smettere di mangiare carne;
  • Le cugine di Aurora Venturini, tradotto da Francesca Lazzarato per SUR
    Se dovessi riassumerlo in una parola direi: sorprendente. Poi aggiungerei: stralunato, tenero, triste, luminoso, amaro, colorato. All’inizio pensavo non fosse un libro per me, poi mi sono accomodata tra le pagine e l’ho abitato come si fa con le case che vedi per la prima volta, ma sembra siano state lì ad aspettarti da sempre.

Ultimo libro dell’anno

  • Le pianure di Federico Falco, tradotto da Maria Nicola per SUR
    A Federico si spezza il cuore perché il suo compagno lo lascia. Così, all’improvviso. Lui che fa? Inizia un orto in un paesino sperduto della pampa argentina. E aspetta. Di guarire, di ricominciare a scrivere, di vedere che succede nel frattempo. Un libro meraviglioso che racconta la pazienza, il tempo, i ricordi.

(Foto di Tamas Pap su Unsplash)

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